Ma Teo, tu quando lavori?

Complici le foto che pubblico a nastro su Facebook spinto da 1) fotomania congenita, 2) desiderio di tenere aggiornato i parenti tutti o 3) narcisismo (non necessariamente in questo ordine), il titolo riassume il commento più frequente che ho ricevuto di recente. Bè, tenuto conto che ho compiuto un mese di permanenza in KSA e ho lavorato meno di 15 giorni, la domanda è ben riposta!
Il punto è che in queste settimane si sono concentrate alcune delle festività più importanti del calendario saudita che mi hanno dato la possibilità di girare un po’ tra spiagge e Mall sauditi prima, hotel e Mall barheiniti poi. Il precedente post di Valentina ha chiarito che questi giorni di Eid al-Adha (per chi non sapesse di che si tratta può leggere qui) sono stati l’occasione per rivederci entrambi in Medio Oriente, godendoci qualche giorno di relax scaldati dal bel sole arabo.

La Vale vi ha raccontato le sue impressioni sul posto, io proverò a fare una piccola sintesi delle principali differenze tra i due lati del Golfo: quello saudita e quello del Bahrain, cercando di non ricadere nel principale motivo che rende il Bahrain famoso nella zona (ovvero: da un lato si serve alcol e maiale, dall’altro – indovinate quale – tutto ciò è vietato).

1- da un lato si può girare in libertà fotografando le infrastrutture petrolifere che riempiono la parte centrale dell’isola, dall’altro no.
Life on oil
2- da un lato c’è un circuito di formula 1 dove quando dici che abiti vicino a Monza gli si apre il cuore, dall’altro no.

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3- da un lato c’é un bel parco giochi acquatico, poco frequentato (forse per pudore) dai sauditi, ma assai apprezzato dagli occidentali, dall’altro no.

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4- da un lato si può provare la temutissima cucina iraniana, dall’altro? Penso proprio di no!

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Insomma, Bahrain esiste e ha successo proprio perché a pochi Km dal confine offre quelle cose che i Sauditi vorrebbero ma non si trovano. Sostituite Emmenthal, treni in orario e pulizia all’elenco qui sopra: ogni Italia ha la sua Svizzera.

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Fly me to… Bahrain!

Viaggiare con lo schermo dell’iPad non è poi così male, ma diciamolo: non è la stessa cosa di un viaggio vero. Sono settimane che vedo luoghi sempre pieni di sole e l’arrivo dell’autunno milanese ha amplificato la mia insofferenza, ma ecco che si presenta un’occasione imperdibile: una settimana di ferie programmate nei Paesi del Golfo!

Non era semplice la combinazione astrale da azzeccare: permessi in regola, visti disponibili, passaporti nelle mani giuste e l’allineamento dei pianeti erano tutti perfetti. Non me lo faccio ripetere due volte (che poi Matteo cambia idea): si parte!!

Approcciarsi al Medio Oriente tramite il Bahrain è un’esperienza che non delude le aspettative: meno ricco e appariscente degli Emirati, più ricco e appariscente dell’Arabia Saudita. E pure dell’Italia.

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Il Bahrain, per chi non lo sapesse (come me fino a pochi mesi fa), si trova nel Golfo Persico, ed è collegato all’Arabia da una causeway, un ponte lungo 25 km che la collega con Manama, la capitale bahreinita.

È un piccolo Stato conosciuto ai più probabilmente per il Gran Premio di Formula 1, ma in passato hanno avuto alterne fortune prima con le perle, e poi col petrolio. Ottenere un visto per il Bahrain è molto veloce e non richiede salti mortali con carpiature impossibili.

Da subito, mi è stata chiara qual è la visione “oltremare” dello stato Saudita, che rappresenta anche uno dei principali motivi per cui c’è così poca libertà nel Kingdom: è la roccaforte dell’Islam. E l’ha capito anche Samsung.

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Una delle lezioni che gli Arabi hanno ben imparato dagli Stati Uniti, oltre all’appetibilità dei fast food (ma questa non la annovererei tra le lezioni positive), è la concezione della società dei servizi: chi ha potere d’acquisto viene servito e riverito (anche se poi a farne le spese sono i lavoratori provenienti da Paesi Orientali molto poveri). Ad esempio, in aereo Etihad ti fornisce la babysitter: e tutti volano più tranquilli.

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Un capitolo a parte andrebbe aperto per la strana concezione che hanno della moda. Oddio, “moda” è una parolona. Il vedere molte figure femminili completamente nere e coperte, e uomini in total white con copricapo tovagliato mi ha un po’ disorientata, ma è risaputo e fa parte della loro cultura. Il vero problema è tutto il resto. In particolare, le ciabatte maschili non sono assolutamente scusabili. Perfino da Louis Vuitton ho visto cose che voi umani (italiani) non potete neanche immaginare: ma del resto, non è un segreto per nessuno che le migliori firme ormai se le possono permettere solo loro.

Eccovi quindi un assaggio di una creazione sempre di LV, delle valigie arabian style in asta per beneficienza.

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Il lusso è piuttosto diffuso, credo che a Dubai si vedano esagerazioni di un altro livello, ma comunque l’idea occidentale di questo mondo è del tutto giustificata: hotel pieni di marmi e materiali ricchissimi, ristoranti costosi e grattacieli mozzafiato.

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Boat005 Ma la domanda che ci facciamo tutti ogni giorno, è la stessa anche lì (forse diversa la risposta): la nostra vita è completa? No? Bhè, compratevi una barchetta e poi ne riparliamo!

 

La friendly expat community

Essere distanti 4200 chilometri da casa fa cambiare le prospettive: il tempo scorre uguale, ma lo si riempie di altro anche perché quantomeno sono diverse le persone che ti accompagnano. Insomma, il contenitore é sempre quello – e il ticchettio anche – ma il contenuto è da scrivere con inchiostri diversi. Il vantaggio che si materializza in queste occasioni è che condividi lo stesso sentimento e necessità con tante persone che ti circondano e che insieme a te condividono la distanza da casa (ovunque essa sia) e la necessità di reinventarsi una quotidianità che non sia solo quella del lavoro. E questa cosa si chiama expat community.

Ciò che colpisce quando si atterra in un nuovo pianeta è capire che altri alieni sono atterrati prima di te e che non solo sanno come si vive, ma sono anche ben disposti ad aiutarti. Facile da capire, difficile da descrivere il livello che tocca la gentilezza e disponibilità della expat community.

Qualche esempio:
1- passeggi per strada rientrando in casa con una busta della spesa? Si ferma un auto, un tizio sorridente ti guarda e ti chiede se vuoi un passaggio. E qui (almeno nel villaggio dove vivo) vale la regola: accettare i passaggi dagli sconosciuti!
2- non sai gli orari del pullman? Fermi una persona a caso che non solo te li illustra ma ti fa fare tutto il giro delle fermate del pullman spiegandoti con dovizia di particolari quando partono, come e perché!
4- un amico di amici fa una grigliata a casa sua? Ti puoi autoinvitare e lui sarà contento di offrirti un bel tocco di manzo!
3- sei a 50 km da casa in una bella giornata in spiaggia e conosci un tizio che vive nel tuo stesso compound? Questo si offrirà di accompagnarti a casa con la sua auto!

Ovviamente gentilezza e cortesia si amplificano quando si parla della italian expat community, il (piccolo ma crescente) nucleo di italiani che vivono qui in KSA e che, rari come mosche bianche, mettono da parte rancori campanilistici per darsi una mano a vicenda. Pisani che aiutano fiorentini, bergamaschi che pranzano con bresciani etc..

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Lasciatemi dedicare poche ma importanti righe di ringraziamento a quanti mi hanno aiutato in queste prime settimane di ambientamento nel pianeta saudiland: ho un enorme debito di gratitudine che potrà essere solo colmato dai pranzi preparati da Valentina che già sta scaldando le piastre:
1- un grande grazie a Mister M &Lady D del blog http://camelcrossingksa.blogspot.it/ che oltre a fornire un’ottima guida sulla vita in KSA (leggetevi il blog – io ho passato la notte in cui ho deciso di lavorare qui imparandomi quasi a memoria TUTTI i post!) sono stati preziosi consiglieri da remoto e ancor più essenziali in queste settimane (giusto qualche idea: sono già stato ospitato di notte a casa loro, pranzato e cenato, scarrozzato in giro per tutta la penisola araba). Il debito italiano è lì che aspetta di essere ripianato.
2- un super ringraziamento anche a M & E (e gemelle), per avermi assistito giornalmente tra le mille procedure aziendali, avermi dedicato ore del proprio tempo e avermi invitato in mezzo alla loro famiglia per trascorrere tutti i primi weekend insieme. Se ho potuto pubblicare i primi post e chiamare a casa è a loro che devo dire grazie.
3- un altro grande debito ce l’ho anche con le due famiglie di italiani che vivono nel villaggio vacanze più bello del medioriente, dove mi hanno ospitato e fatto trascorrere una bella giornata in spiaggia tra (mie) scarse performance calcistiche e frammenti di vita normale in terra straniera.

Perché in effetti riadattando (in positivo) l’adagio del Gattopardo: qui la vita è cambiata, ma i pezzi di normalità strappati tra noi expats la fanno rimanere uguale.

Stranezze d’Arabia

La mia seconda settimana vissuta interamente in KSA si sta concludendo in queste ultime ore di sabato. Posso essere onesto? A me questo posto al momento piace e credo che lo spirito giusto con cui vivere un’esperienza come questa sia un mix di buone maniere, orecchie ben ritte e occhi molto attivi per capire che cosa ci circonda. Sia chiaro, l’Arabia Saudita non è un posto per tutti, però con le dovute attenzioni si vive un gran bene e permette di scoprire pezzi di mondo davvero di grande valore.

É ora arrivato il momento di fissare su queste pagine alcune cose che lentamente iniziano ad apparirmi normali ma tali sono perché la sabbia del deserto soffia un velo coprente sulla realtà come la si intende in Italia rispetto a come é percepita qui nella Magic box saudita.
Ecco qualche esempio pratico.

1-La curiosità del mese spetta di diritto alle carte da gioco Made in Saudi. Ecco cosa avreste in mano se aveste un poker di donne giocando in KSA.

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2-Qualche giorno fa si è celebrata la festa nazionale del paese, ed é stato davvero curioso entrare in uno dei loro super mega centri commerciali completamente festante pieno di bambini e uomini vestiti di verde sventolando bandiere. Un po’ di orgoglio nazionale, sebbene insufflato dalla casa regnante, fa sempre bene ad una nazione. Per le donne, forse il sarto si é sbagliato coi colori.

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3-Salutato l’hotel dove ho soggiornato i primi 6 giorni, non posso non mettere in risalto due elementi distintivi della cultura saudita: tappetino per le preghiere e frecciona in camera dove poter voltarsi in direzione La Mecca!

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Ti racconto l’Arabia… dallo schermo di un iPad

Circa un anno fa, ci siamo fatti un regalo di nozze per gestire la lontananza: un iPad a testa per sfruttare la tecnologia e poterci vedere anche se distanti. Allora, si parlava di Milano – Roma e mai avremmo pensato che quell’acquisto sarebbe stato lo Stargate per luoghi molto più esotici.

 Insomma, sono ancora di base nella nostra affaticata penisola, ma non avete idea di quanto vorrei entrare nel mio iPad e ritrovarmi anche io immersa in quell’universo che era sconosciuto ma che ora mi sembra già di conoscere e comprendere molto di più!

 Così, nelle ultime due settimane, ne ho viste di ogni da quello schermino, un mondo parallelo dove quello che per noi sono prati più o meno verdi e alberi in trasformazione autunnale, là vengono sostituiti da distese di sabbia desertica, di spiaggia bianca e di grandi palme.

Tra le cose che ho inteso, mentre qui si incontrano di frequente macchinine utilitarie con i cani che guardano fuori dal finestrino, là innanzitutto l’utilitaria è un SUV, e magari ti trovi un musetto un po’ più curioso che fa capolino.

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A casa dei miei il paraspifferi si usa per non far entrare il freddo, in Arabia ci servirà per non far entrare la sabbia!

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Certo, gli amici felini che avevo il dubbio venissero usati per fare le polpette in realtà pare siano più in pericolo a Vicenza, ma sono un po’ magri per i miei standard, rimedieremo in fretta.

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E le certezze che ho qua, nel Golfo non mancano. Ora che lo so, e l’ho visto con i miei occhi, non devo fare altro che partire!

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