C’é stato un tempo in cui l’arabo era la lingua della scienza

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In queste ultime settimane, la mia passione per le serie TV ha temporaneamente lasciato il posto ai documentari. Ce ne sono di spettacolari e vi consiglio caldamente di dare un occhio ai bellissimi filmati di Planet Earth della BBC e di Cosmos di National Geographic.

In uno degli episodi di quest’ultimo, mentre ci si diletta sulle proprieta’ della luce e del neutrino, la narrazione vira verso il racconto dei grandi scienziati della storia dell’astronomia. E quando in video appaiono le piramidi, simbolo della cultura araba, agli occhi dell’expat che vive da tre anni in Arabia, la location appare quanto meno bizzarra. Non bastano gli innumerevoli video su youtube che raccontano di come qualcuno creda ancora che la terra e’ immobile, ma e’ proprio l’approccio dogmatico all’ignoto che rende lo sviluppo delle grandi menti locali (che pure ci sono, benintesi) piu’ difficoltoso.

Eppure, c’e’ stato un tempo in cui l’arabo era la lingua della scienza. Pensateci un attimo: parole come algebra, alchimia, perfino il satanico alcol hanno tutte origine araba (iniziano tutte per al, il loro articolo). Nell’anno mille, gli arabi hanno anche la loro rockstar: tale Ibn Alhazen, da Bassora, che inventa la camera oscura (da cui deduce come funzionano gli occhi), scopre che la luce si muove in linea retta e scrive il primo vero trattato sull’ottica . Mille anni fa, mentre in Europa si attraversava il Medioevo, la cultura araba viveva il suo periodo d’oro.

E la scienza di scuola araba non puo’ che specializzarsi nell’astronomia. Chi vive da queste parti lo capisce al volo: le (mille e una?) notti d’Arabia sono senza nubi, piacevoli da trascorrere all’aperto per gran parte dell’anno. Perfette per osservare le stelle e interrogarsi sui movimenti dei pianeti. Come qualcuno ricordera’ dalle reminiscenze delle scuole elementari, gli arabi inventano l’astrolabio, che permette di orientarsi con le stelle, e predire i movimenti della luna e dei pianeti .

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Nel celeberrimo scritto “La rabbia e l’orgoglio“, in cui Oriana Fallaci critica aspramente il mondo arabo in tutti gli aspetti, due sono le discipline che salva: la filosofia (guidata dalle intuizioni di Avicenna ed Averroe’) e le materie scientifiche, almeno fino al 12esimo secolo:”D’accordo, nessuno puo’ negare che alle scienze esatte i matematici dell’Islam abbiano dato un notevole contributo“.

E per finire, una perla che ai nostri giorni sarebbe inconcepibile. Sentite come suonano moderne queste parole di Ibn Alhazen, a cui si deve anche una delle prime definizioni ed applicazioni rigorosa del metodo scientifico: “L’impegno dell’uomo che analizza gli scritti degli scienziati, oltre al fine ultimo di scoprire la verita’, e’ di rendersi nemico di cio’ che legge e attaccarlo da tutti i lati. Dovrebbe inoltre essere sospettoso di se stesso mentre esamina criticamente gli scritti, in modo da evitare di cadere nel pregiudizio e nell’indulgenza“. Era davvero un’altra epoca.

Pionieri d’Arabia: l’Eldorado nel deserto

Non sempre ciò che vien dopo è progresso” – Alessandro Manzoni

A vedere l’Arabia di oggi non si riesce a credere che in passato possa essere stata per gli Americani quella che è stata l’America per gli Europei: una terra di conquista e di speranza, dove trasferirsi per costruire un futuro migliore. Tanti veli neri, la mancanza di libertà, l’estremismo religioso, tutto condito da sabbia e caldo estremi non suonano come un grande affare.

Eppure le cose nei primi anni ’50 erano molto diverse. Anzi, completamente diverse. Grazie ad una amica del camp, ho scoperto un tesoro nascosto di fotografie e documenti raccolti dai Women’s group che si sono susseguiti negli ultimi 6 decenni e che sono testimonianze di un Paese molto lontano da quello che è oggi.

Da una parte, la fornitura di cibo era molto più problematica – frutta e verdura arrivava da Paesi più o meno vicini, via camion, in viaggi di diverse settimane che rovinavano irrimediabilmente il carico, ma la grade intraprendenza delle prime famiglie di pionieri trasferitesi in Arabia ha reso possibile l’ampliarsi della rete di fornimenti.

acquisti-al-suk-5460 anni fa Saudi era una landa piuttosto desolata che non aveva mai avuto contatti con il resto del Mondo civilizzato, ma il primo approccio con gli “alieni” d’Oltre Oceano è stato ingenuo e curioso: in molte occasioni le mogli emancipate dei lavoratori Americani entravano in contatto con i locali, vestendo tranquillamente all’Occidentale. Oggi, quelle stesse immagini vengono ritoccate per essere pubblicate ufficialmente, per coprire spalle e  vestiti leggermente scollati che fanno “scandalo” con decenni di ritardo.bahrain-trip-1954 Quello che non è cambiato invece è il ruolo dell’isola di Bahrain, ai tempi non collegata a Saudi tramite ponte – aperto a metà anni ’80. Ci si arrivava con le barche dei pescatori di perle oppure in aereo, ma sempre per lo stesso motivo: far festa! Dal programma della gita organizzata nel novembre 1954 è chiaro: meglio portarsi dei vestiti appropriati per il cocktail party del giovedì sera.

attivita-mensiliGli eventi sociali del camp erano anche più ricchi e intensi di quelli dei giorni nostri: sfide a chi portava il cappello più bello, sfilate di moda contemporanea, eventi internazionali – come il tea party a tema cinese. Tutto era documentato da donne volenterose che raccoglievano fotografie e creavano volantini e programmi mensili rigorosamente disegnati a mano.tea-party

Ma questo è solo l’antipasto: il meglio ve lo devo ancora raccontare.

Leggi che ti passa – foto dell’anno

Prima di svelarvi una foto che racconta l’essenza piu’ profonda di questo paese, vi chiedo uno sforzo di immaginazione.

Torniamo indietro con gli anni, scuole elementari. Immaginati di nuovo studente. Sei in una scuola piena di bambini che arrivano da tutte le parti del mondo. Siamo a giugno, l’anno sta per finire e come sempre, quando iniziano le vacanze estive, gli insegnanti tra i compiti da fare aggiungono qualche libro da leggere. La lettura e’ importante, giusto? Apre la mente, stuzzica la curiosita’, allarga l’immaginazione. Io a quei tempi leggevo i libri del Battello a Vapore, ma se sei nella scuola di Abqaiq sicuramente la lingua del testo e’ quella inglese (forse ci sara’ una versione d’oltre oceano di Inkiostrik, il mostro che mangia l’inchiostro).

In giro per il camp, andando in bicicletta con il tuo bravo caschetto, leggi in giro scritto sui cartelloni: “Reader today, leader tomorrow!“. E tu pensi: leggere e’ importante, allarga l’immaginazione!

Per rendere la lettura piu’ divertente e valorizzare le diverse provenienze del mondo, l’insegnante ti da un compito ulteriore: fare una foto mentre stai leggendo, in qualsiasi posto del mondo tu stia trascorrendo le vacanze. Tutte le foto verranno pubblicate davanti all’ingresso dell’aula. “Bello!”, starai pensando, “Ho gia’ in mente dove farla: vado a Disneyland ad Orlando e la voglio fare mentre sono all’ingresso del parco”. Sai anche che Rita andra’ a Venezia, Arusha al Taj Mahal e Debra torna a casa a Sidney, quindi il pensiero di avere la classe piena di foto del mondo ti riempie di allegria.

Passano tre mesi, fine agosto. Si torna in classe e tutti portano alle maestre la loro foto. I monumenti piu’ famosi del mondo ci sono quasi tutti: la Statua della Liberta’, la piramide del Louvre, Machu Picchu..

Solo che tu ti chiami Ayman e per compito della vacanze hai preparato questo:

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Stravaccato sul divano di casa tua, a pochi metri dalla scuola, con l’evidente aria di uno che sta fingendo di leggere.

Welcome to Saudi.

p.s. In realta leggevo proprio oggi sul Wall Street Journal che Saudi apparentemente e’ un luogo dove si legge molto, di gran lunga molto di piu’ che l’Italia. O forse un luogo dove le statistiche sono creative.

Passaporti e colori: muoversi nel Mondo

Abbiamo vissuto in Italia per 25 anni e avuto la fortuna di poter girare l’Europa ben prima di trasferirci a vivere all’estero. A grandi linee, possiamo dire di aver viaggiato principalmente per molti Paesi dell’UE e negli Stati Uniti, con l’eccezione della Turchia.

Ma è da quando siamo in Arabia che ci siamo resi conto di alcuni dettagli dei quali eravamo completamente all’oscuro prima. Innanzitutto, vorrei spezzare una lancia a favore della tanto bistratta Unione Europea: siamo sempre andati in giro con la sola carta d’identità attraversando confini – in macchina o in aereo – in piena libertà. Il passaporto ci è servito in passato solo ed esclusivamente per gli States, ma ad ogni modo entrare nel Paese non è mai stato particolarmente difficoltoso.

Swiss_French_border.pngSembrano tutte ovvietà, ma non lo sono altrove nel Mondo: i cittadini dei Paesi del Golfo hanno una carta che gli permette di viaggiare tra gli Stati membri, ma questa eccezione a parte, bisogna sempre avere il passaporto a portata di mano, pagare un visto o fare comunque la coda per un timbro, se non a volte fare richiesta per poter entrare nel Paese, spedire il passaporto all’ambasciata di riferimento e attendere speranzosi un’approvazione – per non parlare del visto per Saudi. La libertà che si respira in Europa, credetemi, è unica al Mondo e personalmente è una delle cose che mi manca di più della mia “vecchia” vita: non bisognerebbe darla per scontata.

passport-indexUn altro dettaglio passato inosservato è il colore del passaporto: gli Stati dell’Unione Europea hanno tutti adottato lo stesso colore – definito burgundy – come anche di recente la Turchia, nella speranza di esserne ammessa. In generale ci sono però  4 categorie di colori utilizzati, in diverse sfumature, con diversi significati.

Swiss.pngIl burgundy dell’Europa rientra nella categoria “rosso“, scelto per dare uniformità all’Unione. Anche gli Stati di stampo comunista hanno scelto questo colore, simbolo da sempre della loro ideologia. Talvolta la scelta del colore del passaporto è legata ad un colore della bandiera, come accade per la Svizzera (rosso brillante) o l’Egitto – che ha adottato il colore nero, solitamente utilizzato da Paesi dell’Africa centrale.

Negli Stati d’ispirazione islamica è più comune che venga utilizzato il verde, il colore preferito di Maometto e che ha una valenza speciale per la religione musulmana: non a caso, la bandiera di Saudi è interamente verde – indovinate il colore del passaporto! Tra questi Stati, anche il Pakistan e l’Indonesia.

Saudi passport.jpgAll’interno di uno stesso Stato possono essere adottati diversi colori a seconda della status del possessore: questo succede per gli Stati Uniti, i cui cittadini hanno un passaporto di colore blu – anche se in passato è stato anche rosso e verde, ma se ne vedono anche di rosso scuro/marrone (ufficiali di governo e alcuni militari). Il blu è anche il colore ufficiale dell’unione degli Stati caraibici (Caricom), ed è in genere il simbolo dei Paesi del Nuovo Mondo (America, Oceania).

Di recente sembra che diversi Paesi abbiano iniziato ad inserire delle nuove features nei passaporti, come delle opere d’arte nelle pagine visibili solo con l’esposizione a raggi UV, ma nessuno ad oggi batte la Finlandia. Nel 2012 ha rilasciato un libretto che crea l’immagine animata di una renna che corre!

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