L’expat in Saudi

L’elenco non si rivolge ovviamente a tutti gli expat che vivono qui – le persone normali esistono anche da noi!

L’expat in Saudi e’ qui per il cash.

L’expat in Saudi si lamenta di tutto, ma poi a fine mese torna il sereno.

L’expat in Saudi non sa una parola di arabo, neanche le espressioni base (dice solo “Salam!”); e non distingue i numeri arabi, troppo sbatta impararli.

L’expat in Saudi ha da qualche parte nel mondo un divorzio costoso oppure un mutuo importante.

L’expat in Saudi e’ avverso a qualsiasi tipo di rischio, ed investe i lauti risparmi in un fondo che rende l’1% in 40 anni. Oppure va all-in comprandosi una casa da 800mila euro.

L’expat in Saudi spesso guida una carretta di terza mano, senza rendersi conto che le morti per incidenti stradali sono la prima causa di decesso.

L’expat in Saudi in realta’ vive da expat in Bahrain.

L’expat in Saudi pretende ovunque un trattamento da Saudi, ma poi critica i Saudi perche’ pretendono un trattamento da Saudi.

L’expat in Saudi non e’ mai uscito dal camp se non per andare nel mall che dista la bellezza di 3 Km.

L’expat in Saudi si lamenta che l’acqua e’ troppo calda d’estate e troppo fredda d’inverno. Nessuna lamentela invece che l’acqua sia troppo mite in autunno.

L’expat in Saudi se ne vuole andare, ma lo trovi sempre qui.

Donne e motori, gioie ed elezioni

Nella storia recente ci sono state un paio di occasioni “eclatanti” nelle quali le donne saudite sono finite sui giornali del mondo Occidentale – escludendo i casi di citazioni nel dibattito hijab/niqab/libertà personale: la prima è stata probabilmente la notizia nel 2012 dell’esclusione del genere femminile dal catalogo IKEA (sí, lo so, finisco sempre lí), evidenziando il rapporto controverso del Regno con le democrazie westerners. A titolo informativo, anche Starbucks ha avuto tempi mediatici difficili per colpa dell’Arabia, cambiando il logo della Sirenetta capellona con corona in qualcosa di decisamente meno esplicito.

Starbucks logo

Starbucks logo – Rest of the world VS Saudi

Più recente è invece la notizia dell’estensione del diritto di voto alle donne nelle elezioni municipali che ha destato parecchia curiosità e distratto dal concetto di “elezione” inserito nel contesto di un Paese in cui vige la monarchia assoluta. Ad ogni modo, a qualunque cosa avessero diritto le donne in questa occasione hanno attirato l’attenzione.

L’aspetto della vicenda che ho trovato realmente interessante è stato scoprire il ruolo di Uber nella vita delle Saudite odierne. Come ben si sa, in Arabia le donne non possono guidare e sono obbligate ad affidarsi ai mariti o a tassisti privati per potersi muovere, per cui il lancio del servizio di Uber nel 2014 è stato un evento senza precedenti: se prima bisognava chiamare 10 o 15 compagnie di taxi diverse per trovare un passaggio, con tempi d’attesa elevati se non impossibili, con Uber invece basta aprire la app e il gioco è fatto. Vi pare poco? Per l’occasione delle elezioni, poi, le corse prenotate da donne saudite erano gratuite.

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Sembra che tra l’80 e il 90% degli utilizzatori del servizio in Arabia siano donne, che d’altra parte, seppur rappresentino poco più del 10% della forza lavoro, sono però più della metà degli studenti di college – un buon motivo per renderle i principali utenti del sistema di taxi privati più famoso al mondo.

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Nonostante Uber sia entrato in Arabia da poco più di un anno, si è dimostrato un grandissimo successo tanto che si è proposto come sponsor principale di un evento unico e nuovissimo per il Paese: l’iniziativa della principessa Reema Bint Bandar Al Saud10KSA“. La principessa, che è un esponente di spicco della generazione giovane Saudita educata negli States, ha organizzato l’incontro di 10.000 donne a Ryad per sensibilizzarle alla lotta contro il cancro al seno e raccogliere fondi. Avrei giurato che la questione femminile nel Regno si sarebbe mossa grazie a nuovi colori di abaye, ma forse sta già passando da un taxi prenotato dalla app di un cellulare.

 

Fare il pieno di verde

Si ringrazia Valentina per la splendida foto scattata a Kyoto in questo autunno.

Questa espressione scritta in un blog che parla di Arabia Saudita all’appartenza ha un solo significato: quello che si dice dal benzinaio quando si accosta con l’auto in riserva.

Ed invece no, non approfitteremo di queste pagine per pavoneggiarci sul prezzo ridicolo della benzina (ma anche sì, ricordiamolo che non fa mai male: qui la verde costa la bellezza di 20 cent/litro, ed e’ recentemente aumentata del 50%!); in realta’ il serbatoio da riempire che qui intendiamo e’ un po’ diverso: quello del verde natura, il colore dominante del paesaggio della fascia climatica temperata.

Non prendeteci per ingrati: il deserto ci piace (qui un ripasso sulle nostre avventure) e in queste fresche giornate di inverno l’aria smette di essere polverosa tipo miniera di carbone (come lo e’ invece d’estate) e i colori al mattino hanno un che di magico.

Il punto qui e’ che ci mancano gli alberi, l’erba, i campi; tutte cose che in Italia semplicemente si vedono aprendo le finestre di casa o viaggiando in autostrada mentre si va al lago. Certo, nel nostro camp il verde (artificiale) non manca, ma e’ un po’ come paragonare l’insalata che si trova nel panino del Mc Donald’s con quella dell’orto del nonno: non c’e’ storia.

Il risultato e’ la continua ricerca al di fuori di queste mura di sabbia di ogni piccolo scorcio di verde che si presenti agli occhi. L’expat che vive nel Golfo lo si puo’ distinguere perche’ all’estero rimane in fissa per ore di fronte ad un pozza d’acqua (che per lui sara’ un “laghetto“) in cui si specchiano degli alberi (a suo parere “splendidi sempreverdi“) e scattera’ foto da ogni angolazione per catturare tutti i riflessi del sole (magici “giochi di luce“) che renderanno la foto sovraesposta. L’expat in Saudi, come un bambino, si divertera’ rotolandosi nell’erba oppure, nei panni di un novello volontario di Greenpeace, abbraccera’ il tronco di un albero esclamando: “Mi sei mancato!”. Questa malattia di solito scompare dopo un paio di settimane di soggiorno all’estero, una volta che il serbatoio del verde si sara’ nuovamente  riempito. In quel momento l’expat si dimentica che la sua quotidianita’ nel Regno Saudita e’ fatta di sabbia e cammelli, tornando a dare per scontata la vegetazione circostante.

E, come un continuo fermarsi alle stazioni di servizio durante un lungo viaggio estivo Milano-Reggio Calabria, il desiderio di reimmergersi nella bellezza della natura (anche quella contaminata delle citta’) ritorna ciclicamente nel corso dell’anno.

Paradossi del vivere in Saudi: viaggiare lontano alla ricerca del verde, quando qui dal benzinaio e’ quasi gratis.

AAA appartamento vista autostrada cercasi

Le stranezze d’Arabia più lampanti ve le abbiamo già raccontate, ma dopo qualche anno di vita spericolata tra le dune del deserto ci stiamo accorgendo di meccanismi meno evidenti ma almeno altrettanto contorti, che iniziano a coinvolgere anche noi e il circo di expat della zona.

È infatti periodo di spostamento di location residenziale per molti che, compreso il giro del fumo e le zone più comode in cui vivere, iniziano a valutare un cambio di casa per essere più vicini all’ufficio, ai servizi o talvolta anche alla civiltà (o vice versa).

Quali sono le zone migliori di Milano in cui affittare casa? Vicino ad una stazione della metro o del tram per spostarsi meglio in città, non troppo distante dal centro e dai locali, con una bella vista sui Navigli, Parco Sempione o – perché no – sulla Madunina. Questi sono i criteri che si applicano anche qui in Arabia, ma sono i termini di paragone che cambiano.

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I mezzi di trasporto pubblici non esistono. C’è una sola linea ferroviaria (con un solo triste binario) che collega il porto di Dammam con Ryad, ma più che starci vicini bisogna fuggirlo: più si è vicini alla linea, maggiori sono le chance di imbattersi nel treno che va per la maggiore, un carico merci da 50 vagoni che blocca il passaggio per svariati minuti. Ciò che ti permette di muoverti meglio in città sono le grosse arterie stradali, da 4 corsie per senso di marcia più due corsie d’emergenza: in Italia la casa con vista Autostrada dei Laghi viene via per due soldi, qui c’è la fila disposta a pagarne svariati per un trilocale sulla Prince Mohammed bin Fahd Road, vista svincolo con la King Abdulhaziz. Un gioiellino.

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La necessità di avere il centro vicino non è secondaria nemmeno nel Kingdom, ma deve essere centro commerciale. Qualcuno vive addirittura dentro al mall – giuro e spergiuro, si affittano appartamenti, o meglio si affittavano visto che sono andati a ruba come il pane. Chi non vorrebbe vivere nell’Esselunga di viale Certosa? Di sicuro si trova parcheggio – e per fare la spesa ci vuole un attimo!

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Finirei con la vera ciliegina sulla torta: la vista. Nonostante la zona dove abitiamo sia sulla costa del Golfo Persico, il mare non rappresenta un elemento di alcun interesse: che me ne faccio dell’opportunità di contemplare le onde se poi per attraversare la strada – rigorosamente ad alta velocità, che sia uno sterrato o una lingua d’asfalto perfetto – devo rischiare la vita ogni giorno? Molto meglio cercare un appartamento vista città cadente, con edifici diroccati e la monnezza diffusa un po’ ovunque. Oh mia bela Madunina, che te brilet de luntan? Macché, inceneritore di Figino tutta la vita!