Peek of the Week – 1/2

Il blog non chiude neanche per le vacanze: mentre siamo in giro per il globo per un po’ di relax, abbiamo selezionato qualche foto curiosa dal Middle East.

La democrazia made in Middle East

Avevamo detto che nei centri commerciali si fa tutto? Intendiamo proprio tutto: si vota anche!

Bahrain vote

Sua maesta’ il deserto – Parte IV

Puntate precedenti:

Dalla frequenza dei post, emerge con chiarezza che ci stiamo prendendo gusto ad esplorare il deserto: dopotutto, la stagione aiuta e le cose da fare nel deserto sono ancora tante.

Come direbbero gli strateghi aziendali, stiamo usando uno staged development alla conquista del deserto: prima l’abbiamo visto da lontano, poi ci siamo andati in totale sicurezza con degli esperti del campo (in Qatar), poi ci abbiamo volato sopra.. Dopo tanto girovagare per conto terzi, finalmente stavolta le ruote a poggiare sulla sabbia appartenevano al mio mezzo corazzato: dopo tutto, che cosa l’ho comprato a fare se poi non lo utilizzo per sgommare tra le dune?

Il pretesto per ritornare del deserto era visitare uno dei 6 luoghi sulla faccia della Terra dove poter trovare delle autentiche e bellissime rarita’: le rose del deserto.

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Per trovare queste rocce di sabbia e minerali cristallizzati, i trucchi sono tre: (1) aggregarsi ad una carovana di colleghi esperti; (2) dotarsi di pale, rastrelli, unghie affilate, (3) scavare fino alla morte.

Il viaggio della carovana, in realta’, si e’ rilevato piu’ semplice del previsto: la strada e’ un comodo nastro di asfalto, non lontano dal nostro camp, che ad un certo punto sparisce sommerso dalla sofficita’ della sabbia. Per affrontarla non occorre essere dei piloti provetti, ma solo avere quattro ruote motrici ed essere pronti a veder sbandare il proprio veicolo indipendentente da come giriamo il volante. Superata questa prova con brusche sterzate e urlacci da ganassa, si arriva in un posto che presenta le caratteristiche giuste: elevata salinita’, prossimita’ alla “tavola d’acqua” (lo strato di acqua che a volte emerge in superficie a formare le oasi), compattezza della sabbia. A questo punto, inizia la pesca sportiva di rose del deserto.

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Ecco un piccolo manuale per avere la totale certezza di tornare a casa con un lauto bottino:

  • Scavare fino alla morte. Avere il tempismo giusto di farsi sostituire da un nuovo volontario poco prima del decesso.
  • Le rose migliori si trovano nella zona di sabbia bagnata, a circa 1 metro e mezzo di profondita’: in pratica e’ come stare nel bagnasciuga del mare, a piedi nudi, chini con le mani cercando nella sabbia le rocce piu’ compatte. Il tutto dentro una buca, con una pala in mano, e slavine di sabbia che dall’alto franano sulla testa.
  • Trovata la rosa urlare: “Trovata la rosa!”. Allungare il sasso verso l’alto, qualcuno lo raccogliera’ dicendo: “Vabbe’ questo fa schifo, mettiamolo nella pila delle rose meno belle”
  • Incaricare la moglie di esplorare i detriti delle buche scavate in precedenza, vi trovara’ le migliori rose del deserto della giornata senza fatica alcuna.

Seguendo fedelmente il manuale, il risultato potrebbe essere il seguente: 86 splendide (e meno splendide) rose trovate in un paio di ore di escavazioni. E c’e’ anche un collega che ha trovato una rosa  di mezzo metro di diametro del peso di 50 Kg!

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Christmas 2.0

L’atmosfera che si respira in Arabia a Natale ve la avevo già raccontata lo scorso anno: niente luci, niente decorazioni, niente alberi – in tutti i sensi, palme escluse – , niente di niente. Del resto il Paese, fedelissimo alle sue tradizioni musulmane, cerca di dimenticarsi di quella festa che ormai è dominio di tutti, almeno a livello consumistico, ma che ha comunque chiara origine religiosa.

Gli sforzi sono immensi, e complice il clima decisamente poco natalizio nel complesso si finisce piuttosto facilmente per non accorgersene: Dicembre è solo Dicembre.

Come in tutto il Mondo, e per tutte le cose, non manca nemmeno qui l’eccezione alla regola: ed eccoci alle prese con il Christmas Village!

Dedicato ad expat come noi, senza fare troppo rumore fuori dalle mura ospitanti, si è trattato di un evento natalizio vero e proprio al quale, complice il mio ampio tempo libero, abbiamo partecipato come vendors di tutti i miei craft creati negli scorsi mesi. Anche stavolta idealmente dietro la cassa – che nella fattispecie era solo un tavolo, ma tant’è: ci siamo ritrovati immersi in un mercatino che quasi faceva invidia a quelli tedeschi e che, anche a livello climatico, non si discostava più di tanto. Ok, forse era un poco più caldo, ma rispetto alle medie a cui siamo abituati faceva un freddo cane ;).

Mercatino natale

La visuale era davvero strana, e si respirava quasi aria d’Europa: l’albero addobbato, le luci colorate, il profumo di cannella, le casette di pan di zenzero, e tanti cappelli rossi con pelliccia sintetica bianca. Per un attimo, sono tornati alla mente tutti gli anni passati alla fiera degli obey-obey, a camminare per le strade della città piene di luminarie, a riscaldarsi col vin brulè (eh si!).

Certo, qualche vichingo in canotta e alcuni temerari in shorts stonavano un po’, ma in fin dei conti non si può volere tutto: abbiamo avuto il nostro clima natalizio. In attesa di provare quello vero: di ritorno in Italia.

Sei motivi per cui vivere in Saudi e’ uno sbatta

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Quando un amico italiano, ormai in KSA da anni, ci chiede se siamo ancora contenti di vivere in Saudi, la nostra risposta convinta e positiva spiazza sempre. Il fatto che non ci siamo (ancora?) scocciati delle stranezze del posto mal si sposa all’interno della comunita’ degli expat in Saudi, la piu’ lamentosa e scontenta del mondo.

E allora oggi, dopo tanti “che bello!” e “che storia!”, vorremmo elencare qualcuno dei motivi per cui vivere in Saudi sia difficile. L’elenco e’ esclusivamente basato sulle nostre impressioni: altri colleghi ed amici sarebbero in grado di contare 100 o 1000 altri motivi per cui vivere in Saudi sia impegnativo.

  • Il Medioevo e’ ancora tra noi. Questa definizione copre sostanzialmente l’80% dei problemi in Saudi: l’iniquità’ uomo-donna o cittadino-straniero, la mancanza di senso civico, il rapporto sudditi-sovrano… tutte cose che nel mondo occidentale sono state risolte decenni – se non secoli – fa!
  • La religione detta i ritmi, gli stili di vita, il come ed il dove; insomma: tutto. La religione e’ affare di Stato. Dato che Saudi e’ la citta’ del Vaticano dell’Islam, qualche ragione ce l’hanno anche loro. Meno comprensibile ai nostri occhi e’ vedere i negozi chiusi durante la preghiera (che comunque dovrebbe essere una fascia di tempo molto flessibile) e non avere una sola opzione per mangiare fuori durante il Ramadan – periodo in cui le giornate sono di una noia mortale.
  • La privacy e’ un concetto relativo. Sara’ che il concetto di privacy e’ arrivato di recente anche da noi o che i controlli qui sono molto piu’ stringenti, ma si ha sempre l’impressione (o forse e’ solo paranoia) che qualcuno ti stia ascoltando. In aggiunta, data la vita nel camp aziendale, la separazione tra lavoro e casa e’ quantomeno labile.
  • La collezione abaya inverno-estate ha qualche lacuna. Altro tema molto popolare: l’obbligo tutto femminile di indossare l’abito nero chiaramente e’ in cima alla lista degli sbattimenti per le donne expat. Specie d’estate, con 50 gradi.
  • La mano del mercato e’ davvero invisibile. Gli Stati del Golfo accompagnano i propri cittadini dalla culla alla tomba. Questo approccio paternalistico ha delle implicazioni importanti nella struttura economica della società’: l’iniziativa privata e’ minima, la competizione e’ scarsa, il senso di responsabilità’ e’ percepito come contagioso, quindi da evitare.
  • Ci manca la pasta alla carbonara. Serve altro per spiegare il concetto?