Viaggio ai confini dell’impossibile: il magico mondo dei bagni pubblici sauditi

Quando arrivi in Giappone e vai in bagno in aeroporto, stanco di molte ore di volo, hai già un assaggio di quello che è il Paese: pulito, efficiente, pieno di consuetudini bizzarre. Spesso, anche nel piccolo di una casa, i servizi la dicono lunga su chi la abita: insomma, possiamo quasi dire che lo specchio del bagno sia lo specchio dell’anima.Giappone

Se applichiamo questo principio all’Arabia Saudita ne viene fuori un’analisi interessante, tra il tapparsi il naso davanti a certe assurdità, rimanere affascinati da usanze senza senso e venire sorpresi da migliorie evidenti.

Essendo quasi tutti gli stereotipi sugli arabi riconducibili agli sfarzi di Dubai, appare chiaro che non siano in molti ad aver provato le toilet saudite, magari nell’aeroporto di Dammam, o al mall di Dhahran. Pregando 5 volte al giorno, i bagni diventano il luogo ovviamente prediletto per le abluzioni, la pulizia di mani e piedi prima della preghiera. Il che ha senso, quello che lo ha meno è la condizione con cui il bagno viene lasciato dopo essersi lavati: diventa una specie di acquitrino. Vi ricordate che qui le donne devono mettersi l’abaya, il soprabito nero LUNGO FINO AI PIEDI? Lasciate ogni speranza (di uscirne asciutti), o voi che entrate!Ladies toilet

D’altra però non manca mai un elemento che in Italia trovo con fatica: un gancio per appendere l’abaya – e la borsa! Certo, ora che ci arrivi in bagno la palandrana nera si è già tutta inzuppata di ottima acqua sporca, ma almeno non devi sacrificare anche la borsa per quello che è uno dei diritti fondamentali dell’uomo: fare pipì quando scappa.

Un mistero ad oggi ancora non svelato resta invece la tendenza a trovare, nei bagni del cinema in Bahrain, assembramenti di donne che restano a fare numero senza aver bisogno dei servizi: non sono in coda per la toilet, non sono in coda per lavarsi le mani, non aspettano apparentemente nessuno. Loro sono, e basta: tutto questo ha un che di filosofico.

Quando abbiamo visitato Taif, nella parte Occidentale del Paese, anche in zone piuttosto rurali, mi hanno colpito due cose per nulla scontate nel resto della Penisola Araba: in primis, molti bagni non erano divisi per genere, chiaramente perché si vedranno donne così raramente da non renderlo necessario, ma non ci sono stati problemi a far la fila pipì anche con gli uomini (sono conquiste!). E poi, erano tutti puliti! O forse era un miraggio?

Big-King-Fahd-International-AirportAd essere del tutto onesti, però, ci sono stati dei miglioramenti, soprattutto in aeroporto: dopo qualche anno di lavori, i bagni pubblici sono stati ben sistemati. Ora per rendere il King Fahad airport un posto normale e discretamente piacevole devono solo togliere una cosa: ve la racconto tra due settimane, nella lista delle scelte di design più ardite – e orripilanti – che si trovano solo qui in Arabia!

Annunci

Chart of the week: quanto si viaggia in Saudi (versione 2017)?

Risposta: sempre tanto!

Periodicamente, nei caldi giorni di ufficio nel periodo estivo, mentre tutti sono in vacanza tranne me, mi ricordo di aggiornare il bollettino di viaggio. Le stime intermedie dello scorso anno prevedevano un 2016 un po' scarico, cosa che fortunosamente si e' dimostrata incorretta. Per il 2017 il programma rimane ricco, con una toccata e fuga a Doha ad inizio anno che si e' trasformata nell'ultima opportunita' di visitare il Qatar prima della chiusura della frontiera!

Chart(s) of the week – catch ‘em all!

Se volessimo racchiudere in poche parole tutti i problemi di Saudi, potremmo semplicemente dire che l'Arabia Saudita non e' un paese divertente. Le persone arrivano da tutto il mondo per trovare una condizione lavorativa migliore, ma appena si vogliono divertire passando qualche ora o giorno di svago, si dirigono altrove.

Per il paese, questa tendenza a versare lauti salari che poi sono spesi altrove e' finalmente diventato un problema da risolvere. La scorsa settimana Valentina vi raccontava dei piani di trasformare la costa occidentale in un grande resort (in bocca al lupo!), a cui si aggiungono altri mega progetti di costruzione di parchi tematici e forse anche dei cinema. Non so quante di queste iniziative vedranno la luce, ma il tema sottostante e' uno solo: cercare di catturare le spese in tempo libero che i 30 milioni di residenti (locali ed expat) riversano in altre economie, con Bahrain ed Emirati saldamente in testa alle classifiche.

La nostra piccola esperienza racconta la stessa cosa: nei primi 6 mesi del 2017, Saudi ha assorbito circa il 30% delle nostre spese in totale, pur avendoci vissuto l'85% dei giorni! Escludendo le spese per i voli e gli hotel (100% all'estero), se dividiamo le spese per categoria (secondo grafico), in Saudi abbiamo speso la maggioranza solo in tre categorie: spesa al supermercato (78%), spese per l'automobile (84%) e spese per la bolletta del cellulare (93%, ma una buona parte sono legate al roaming estero).

Saremmo ben lieti di passare tempo libero di qualita' nel paese: il problema e' che mancano le basi.

Ormai da 30 mesi monitoriamo le nostre spese quotidiane con una comoda app che mi permette di creare un sacco di bellissimi grafici ed analisi. Per chi fosse curioso, la trova qui.

Turismo sí, turismo no, turismo… bho! – REPOST

Il tema del turismo in Saudi è sempre verde: poco o niente cambia nella realtà dei fatti, ma se ne parla sempre come veicolo per aprire il Paese al Mondo esterno – cosa non esattamente graditissima a molti locali, ma a grande cuore dei più progressisti.

Non necessariamente annoverabile tra questi ultimi, il principe ereditario si è comunque speso in grandi parole per un progetto che, per gli standard sauditi, è più che avveniristico: maggiori info a fine articolo!

Originariamente pubblicato il 9 Ottobre 2015

L’Arabia Saudita è uno dei Paesi più difficili da visitare come turisti. Tecnicamente, ottenere il visto non è impossibile, e non la troverete tra gli Stati meno visitati al mondo, anzi: per i musulmani le porte sono abbastanza aperte con ovvie limitazioni ai luoghi di culto. E non è che Saudi non abbia luoghi interessanti da visitare, anzi, vi abbiamo raccontato di posti che meriterebbero il tempo di ogni turista: è solo che non ce n’è bisogno, almeno non ce n’è stato fino ad oggi.

La mancanza di interesse assoluta per uno sviluppo turistico è chiaro fin dal primo istante: le strade malmesse e usate come discariche non sono dei biglietti da visita invidiabili, ma già dal momento di passaggio dagli ufficiali che timbrano il passaporto si capisce che l’accoglienza non è molto calorosa. Insomma, qui si deve sperare che il prezzo del petrolio torni a crescere, altrimenti inizierà a farsi sentire la necessità di diversificare le proprie entrate.

Il turismo potrebbe essere un’opzione realmente percorribile?

L’amministrazione saudita è sempre impegnata ad organizzare il gran pellegrinaggio che si tiene una volta all’anno, durante l’ultimo mese del calendario islamico, che è anche il momento giusto per adempiere ad uno dei 5 pilastri dell’Islam. Esiste un ministero dedicato ad Hajj (in tutti gli altri mesi, il pellegrinaggio è chiamato Umra), e per lo Stato è un bel impegno: non si può sfigurare. D’altra parte, è stimato che il pellegrino medio spenda in media 6.000 $, e ogni anno almeno 2 milioni di pellegrini visitano la Mecca e Medina: un introito niente male.

Il turismo non religioso è tutta un’altra storia. Gli Occidentali sono spesso visti come “invasori culturali” che potrebbero portare solo ad un decadimento dei costumi – del resto, nella remota ipotesi di apertura non condizionata dei confini ai turisti, tutte le restrizioni del Paese costituirebbero un problema, oltre ad una imposizione al limite della legalità. Ma in un mondo perfetto, senza obbligo di abaya ed occhiatacce alla Saudi, l’Arabia potrebbe offrire dei luoghi turistici che nei vari Paesi vicini di casa (Egitto, Giordania ed Emirati Arabi) si possono già trovare, ma in scala più piccola.

Ecco la top 3 delle destinazioni saudite potenzialmente turistiche, con relative dimostrazioni di località gemelle turisticamente più felici:

  1. Un aiuto su come sfruttare le risorse naturalistiche del Paese è fornito dagli Emirati Arabi Uniti. Con loro Saudi condivide parte dell’Empty Quarter, l’immenso deserto arabo inabitato caratterizzato da dune altissime e rosse: a pochi chilometri dal confine, gli Emirati hanno pensato bene di creare un resort lussuosissimo immerso nel nulla – ma pur sempre a 200 km da Abu Dhabi – che permette di godersi un paesaggio unico nel suo genere. Basta spostarsi una cinquantina di chilometri a sud per raggiungere Shaybah, Arabia Saudita, che offre questa stessa vista, ma in grande (per maggiori informazioni, vi rimandiamo ad un nostro post in merito)
    Shaybah (Arabia Saudita) vs Qasr al Sarab (Emirati Arabi Uniti)

    Shaybah (Arabia Saudita) vs Qasr al Sarab (Emirati Arabi Uniti)

  2. Vi abbiamo già parlato anche della Petra d’Arabia, imperdibile tappa dei pochi Occidentali residenti in Saudi. È già da tempo sito Unesco, ma la valorizzazione del complesso monumentale ha ampissimo margine di miglioramento: anche solo questo posto varrebbe il viaggio in questa terra ostile.
    Madain Saleh (Arabia Saudita) vs Petra (Giordania)

    Madain Saleh (Arabia Saudita) vs Petra (Giordania)

  3. Mai sentito parlare di Sharm el Sheik? Hurgada? Marsa Alam? Sono tutte località egiziane sul Mar Rosso, mare che bagna anche le coste saudite che in effetti non hanno di meno da offrire in termini di biodiversità marina. L’unico dettaglio è un divieto assoluto del bikini, ma in fondo sono i pesci colorati che contano no?!
    Yanbu vs Sharm

    Yanbu (Arabia Saudita) vs Sharm el Sheik (Egitto)

     

 

NEW- Il mega progetto per le spiagge del Mar Rosso

Per noi italiani (e non solo) era una facile previsione: chilometri di spiagge su un bel mare tranquillo? La perfetta meta turistica! Ma come superare i limiti politico-religiosi della location?

Ci ha pensato il giovane principe ereditario saudita, aggiungendo altra carne al fuoco  tra i progetti da lui sostenuti. Si prevede di realizzare una zona grande come il Belgio in cui vigano leggi più “rilassate” per poter accogliere un turismo internazionale di lusso che si possa godere le bellezze della riviera saudita. Inizio dei lavori stimato: 2019. L’area si estenderà a nord di Jeddah, proprio di fronte a Marsa Alam, e prevederà – a grandi linee – procedure più snelle per ottenere il visto d’ingresso e un dress code occidentale, con anche la possibilità di visitare Madain Saleh (la Petra d’Arabia, vedi sopra).

Ai posteri l’ardua sentenza.