Il mistero velato – ovvero, la questione femminile in Saudi

Non sono in grado di sviscerare in modo completo ed esaustivo la spinosa faccenda della questione femminile nel Regno, ma in questi primi mesi è stato impossibile non farsi una prima impressione di quello che vuol dire essere donna in Arabia Saudita.

Il fatto che sia l’unico Paese al mondo che non permette al sesso “debole” di guidare la dice lunga. Qualcuno potrebbe trovarla una cosa sensata, dato che “donna al volante, pericolo costante” è un proverbio che ha un fondo di verità: va però detto che questo stesso Paese di soli guidatori maschi fa da sfondo a circa 1/3 degli incidenti stradali mondiali. A voi trarre le conclusioni su chi sia il vero pericolo alla guida.

La motivazione ufficiale per questo singolare divieto è legata al pessimo influsso del guidare l’auto sulla fertilità femminile (a lor dire). Ultimamente, però, serpeggia il rumor per cui potrebbe arrivare un’apertura del Regno in questo senso: ma se anche d’un tratto potessero guidare, le donne saudite rinuncerebbero alla comodità di avere un autista personale stipendiato dal marito (che magari ha già un altro paio di mogli)? Non saprei.

Lo stereotipo delle donne in questo spicchio di Mondo è l’immagine di una sorta di fantasma a cui si vedono solo gli occhi, completamente coperto di strati di velo più o meno colorato, e tutto sommato questo non si discosta dalla realtà. La legge statale non le obbliga, ma la legge sociale impone che in Saudi le donne si vestano di nero, il che le rende ancora più diverse dagli uomini che in genere scelgono il bianco: l’apparente motivazione è di carattere pratico, il bianco più adatto a sopportare le calde temperature durante il lavoro, il nero più utile per le gestione delle faccende di casa e la cura dei bambini.

Come avrete capito, il ruolo femminile nella società saudita è quello di incubatrici di figli: più sono e meglio è. A ben intendere, non significa che li curino (che fatica!) ma piuttosto si circondano di nanny che fanno il lavoro al posto loro: non riesco ad immaginare come potessero vivere prima dell’era del petrolio, ovvero prima che potessero permettersi di pagare qualcuno per occuparsi di tutta la ciurma.

Girando per i centri commerciali, luoghi di socialità per eccellenza nel Regno, si inizia a capire che quella apparente massa informe di figure nere in realtà racchiude diverse tipologie di velature. Non parlo di soli veli sul capo, magari colorati, di donne musulmane osservanti ma vestite all’occidentale, questa categoria è anzi piuttosto rara qui. Mi riferisco a donne coperte da abaya, il soprabito nero, velo in testa e sul viso: insomma, il pacchetto completo. Nella folla, sono riuscita a riconoscere:

L’integralista: porta l’abaya bella larga, una piccola fessura per gli occhi, guanti e calze coprenti.

Integralista

L’integralista livello advanced: pensavate che non ci potesse essere un livello avanzato per l’integralista? Ma come! Letteralmente l’aggettivo “integrale” fa riferimento al tutto, e il caso sopracitato non copre proprio tutto quanto. Cosa mancava da velare alla semplice integralista?! Bhe, gli occhi!

Integralista adv

La ragazza della porta accanto: abaya che abbozza una vaga forma, qualche decorazione, e una bella fessura ampia per la visuale, per far ben vedere il loro amato combo mascara+kajal e la bella forma orientale degli occhi. Questa è la versione che va per la maggiore!

Occhi arabi

– La progressista: di solito si tratta di ragazze giovani, con abaya piuttosto stretta che modella leggermente le forme, smalto coloratissimo e gioielli ben in vista. Eh sì, le teenager sono vezzose anche qui!

Progressista

Il vero grande problema di tutta questa velatura l’ho sperimentato qualche settimana fa. Qui nel nostro compound lavorano alcune ragazze saudite (ovviamente copertissime) e mi è capitato spesso di parlare con una di loro per risolvere alcuni problemi. Alla fine, ci siamo presentate un po’ meglio e mi ha raccontato qualcosa di lei. Il giorno dopo l’ho incrociata al supermercato e mi ha salutata calorosamente, ma non l’ho riconosciuta. Del resto, chi l’avrebbe mai detto che sotto tutti quei veli neri si celasse proprio lei?!

Clicca qui per “La questione femminile – seconda parte”

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5 thoughts on “Il mistero velato – ovvero, la questione femminile in Saudi

  1. Lato positivo: può giocare a indovina chi dovunque !!!Ma con tutti i film sui detective che hai visto, come non hai riconosciuto la ragazza del compound?!

  2. L’altro giorno giravo spensieratamente per Venezia mentre mi andavo a prendere uno spritz, quando mi sono trovata accanto questa tavolata (ristorante all’aperto) con una famiglia composta da un uomo, una bambina e più donne vestite a livello integralista… non ho notato i guanti ma la piccola fessura per gli occhi mi ha colpita immediatamente… la domanda è: come si fa a mangiare gli spaghetti vestite così?

    • Ciao Ros, la tua e’ un’ottima domanda 🙂 devo dire che fanno piuttosto sorridere quando cercano di mangiare pur mantenendo il niqab, quel velo che copre il viso. In sostanza, con una mossa rapidissima lo sollevano, addentano il boccone, e poi ricoprono tutto. Insomma, un sacco di lavoro…

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