Lingue parlate: Inglese livello Middle East

Qualunque sia il motivo che ci spinge ad andare a vivere in terra straniera, l’occasione è sempre ghiotta per una delle esperienze che riempiono il curriculum vitae in modo significativo: imparare una nuova lingua.

Nel nostro caso si tratterebbe dell’arabo, ma essendo piuttosto ostico (al momento, è ancora tutto un enorme e probabilmente infinito work in progress) per la maggior parte delle nostre giornate si parla in inglese, lingua internazionale per eccellenza, o per lo meno quella passepartout in tutto il Mondo ad esclusione dell’Italia.
Ad ogni modo, ci basta anche solo qualche giorno di vacanza all’estero per capire che ogni Stato ha le sue sfumature nel parlare l’inglese, a partire dagli anglosassoni stessi (UK, USA e Australie varie) che usano delle espressioni proprie e peculiari.

Il Medio Oriente non fa eccezione e in questi mesi abbiamo scoperto ed utilizzato espressioni che mai nella vita avremmo pensato, e talvolta abbiamo anche rivaluto il significato di parole che ci parevano acquisite e interiorizzate. Di seguito quelle che, personalmente, mi hanno più colpita:

1. Corniche: ormai abbiamo capito, si tratta del lungo mare. Nell’immaginario italiano, il lungo mare è giusto un marciapiede che costeggia la spiaggia, se non addirittura la spiaggia stessa, qui invece è un affare di Stato, almeno quanto lo è lo stabilimento balneare per la Sardegna. Perfino in Arabia, che non è certo un Paese con vocazione turistica, la corniche di Khobar (la grande città a noi più vicina) ha il suo perché, in termini ovviamente relativi. La mia corniche preferita, al momento, resta quella di Doha.

Katara
2. Reclaimed land: pratica comune da queste parti è quella di “reclamare terra” al mare. Il che è piuttosto semplice grazie al fatto che i fondali marittimi sono relativamente bassi e basta usare un po’ di sabbia (che è tutto fuorché rara) per allargare il terreno a discapito dell’acqua. In generale, poi, sembra che gli piaccia proprio il poter creare nuova superficie in modo artificiale: Dubai e la Palma ne sono un grande esempio. Se la progressione dei prossimi anni sosterrà il ritmo di quelli passati tra un secolo il Golfo Persico sarà una grande pianura sabbiosa.

The Palm
3. Prayer time: nei Paesi musulmani si osservano i momenti di preghiera previsti con una scrupolosità che inizio a credere sia inversamente proporzionale alla distanza da Saudi, il Paese custode dei luoghi più importanti per l’Islam. I Paesi del Golfo sono tutti piuttosto vicini, quindi tendenzialmente sono osservanti, ed è comune sentire la chiamata alla preghiera anche nei centri commerciali (perfino nella occidentalissima Dubai). In Arabia, invece, i negozi chiudono per almeno mezz’ora in corrispondenza delle 4 preghiere che ricadono durante la giornata lavorativa.

Closed ok
4. Family section: ah, la famiglia! Qui la si intende come “gruppo di persone che comprende anche delle donne”. Nei ristoranti in Saudi si trovano quasi sempre due ingressi a locali separati (ma che sono lo stesso ristorante): uno è dedicato ai soli uomini (o uomini soli, come preferite), l’altro alle donne, solitamente accompagnate. Inutile dire che più volte me ne sono dimenticata e sono entrata dalla parte sbagliata con la mia abaya scintillante. Fonti affidabili, poi, raccontano di luoghi con sola sezione maschile: per tutte noi altre, dieta!

MD Ryad

Vale & Teo ad Abu Dhabi ovvero: effetto uau per gli UAE!

Complice la bellissima stagione, i viaggi continuano, e sono in progetto di terminare solo durante la lunga estate caldissima (cit. Max Pezzali, ok la nostra e’ una cultura pop!) che si abbattera’ nel Medio Oriente a partire da maggio. Fino a quel momento la festa prosegue, gli sconti aziendali sui voli abbondano e la regione, come sapete, e’ ricca di posti da vedere. Quindi: pronti… via!
Lo scorso weekend e’ toccato ad Abu Dhabi, e come abbiamo riassunto nei nostri commenti fotografici su facebook: a noi Abu Dhabi ce piace!

Torre pendente

Anzitutto, la citta’. Ormai un po’ l’abbiamo imparato: a parte Saudi, il resto del Medio Oriente si presenta piu’ o meno con lo stesso abito: sbarluccicante di luci, moderno per le infrastrutture nuove di pacca, esagerato per qualche progetto faraonico che si erge in altezza (superpalazzoni), larghezza (megastrutture), visione (complessi universitari). Abu Dhabi, ovviamente, non e’ da meno: superautostrade, tunnel e ponti, torri inclinate piu’ di quella di Pisa (v. sopra), hotel da nababbi. Con quel tocco di Emirates fatto per ammiccare al turista occidentale: fontane imponenti, sfarzo assoluto, campi da golf nel deserto ben curati.

Paese musulmano che vai, moschea che trovi. Ad Istanbul eravamo rimasti impressionati da come la cultura islamica e quella “profana” convivessero in completa armonia. Probabilmente complice il passaggio in Arabia, anche Abu Dhabi ci e’ sembrata una citta’ nel complesso piuttosto progressista, e la sua splendida moschea ne e’ un esempio.

Moschea

Ben organizzata per gestire il flusso di turisti attratti dalle mille cupole bianche che imperano all’orizzonte, e’ un luogo che ci ha stregati. Senza dubbio si tratta di una delle moschee più grandi al mondo (in Arabia ci sono le prime due in classifica – Mecca e Medina – ma sono precluse ai non musulmani), e anche se e’ di costruzione recente e’ davvero apprezzabile lo sforzo (e lo sfarzo) nel creare un edificio di questa portata.
Marmi pregiatissimi (e qui gli italiani ci hanno messo uno zampino), un tappeto enorme e continuo riccamente decorato, lampadari imponenti: da non perdere!

Moschea interno

E poi arriva il divertimento: Yas Island. Strappata al mare, l’isola non solo ospita il famoso circuito di Formula 1, ma lo circonda di tutto cio’ che complementa l’esperienza.

Yas island
Tutto e’ integrato: per i curiosi una superstrada circolare attraversa l’isola e tocca tutte le attrazioni; per gli appassionati di Formula 1 si puo’ entrare nell’area del circuito, attraversarlo sopra o sotto in auto, pernottare in uno degli hotel che si affacciano sulle curve della pista, attraccare in porto il proprio yatch (e chi non ce l’ha?!) e vedersi la gara dal mare, visitare il parco a tema della Ferrari che sfreccia a pochi metri dalle gare; per gli amanti dell’acqua ci sono un parco acquatico ed una bella spiaggia, anche questi ben collegati e facili da raggiungere.
Noi che non siamo fan delle auto abbiamo colto l’essenza del progetto: il circuito e’ la cornice, ma l’esperienza di viverlo ad Abu Dhabi lo rende moderno, esclusivo e confortevole.

Sapore di sale, sapore di mare: la Corniche. Si tratta di quello che, nella zona Mediorientale, e’ il lungomare (degli inglesismi che sono peculiari di questa parte di mondo ve ne parleremo meglio prossimamente).
Nel caso di Abu Dhabi si snoda per diversi chilometri e contorna un’acqua cristallina e tranquilla, complice anche il fatto che non si tratta di mare aperto ma piuttosto di un canale naturale che divide due delle isole che compongono la citta’.

Corniche
La spiaggia e’ pulita e ricca di attività (tra cui l’air show di Redbull nel weekend della nostra visita), con picchi che vi faranno rabbrividire (ma in senso buono!). Come vedete nell’immagine qui sotto le strutture attrezzate che si incontrano hanno prezzi più che ragionevoli: il cambio della valuta locale con l’ euro non e’ di 1:1 (25 euro sarebbero comunque onesti per un ombrellone con sdraio in una spiaggia pulitissima con mare azzurro in Italia), ma bensì di 1:5! Fate voi il conto.

Prezzi

Dal relax alla cultura: Saadiyat island. Lo sapete che a noi l’arte piace ed il 50% della coppia – quello che non si esalta col petrolio per chiarirci, ci vorrebbe anche costruire un percorso professionale. Gli emiratini – oltre che camparci – hanno deciso di investire i proventi del petrolio nella costruzione di un’isola intera dedicata all’arte. L’idea e’ anche in questo caso ambiziosa: importare il meglio del mercato internazionale e piazzarlo ad Abu Dhabi. E i nomi sono di altissimo livello: pensate al primo museo internazionale che vi viene in mente. E’per caso il Louvre? Ecco, lo troverete sull’isola, inshallah nel 2015. Pensatene un altro, e’ forse il Guggenheim? Ci sara’ anche lui, fra un paio d’anni. Se potessero, trapianterebbero anche Pompei, con buona pace di chi dice che con la cultura non si mangia!

Saadiyat-Cultural-District-museums
Che aria che tira: lo spirito della citta’. Come ci era successo a Doha, anche Abu Dhabi ci ha trasmesso chiaramente il suo spirito positivo, lungimirante e fiducioso, ma in modo ancora diverso. In citta’ si respira un’apertura e una voglia di primeggiare molto particolare: la vicina di casa si chiama Dubai che, di certo, non va molto per il sottile quando si tratta di fare le cose in grande, per cui era molto semplice che Abu Dhabi scadesse nel tentativo di rincorrere una grandeur, credo, inarrivabile (ve lo sapremo dire con certezza tra qualche settimana!).
La capitale degli Emirati ha quindi deciso di puntare su altro: i grattacieli da record e gli hotel esageratamente lussuosi li ha lasciati ad altri in favore dei contenuti, più o meno culturali. E’ interessante la scelta di dedicare un’isola intera all’eccellenza museale, all’eccellenza della moda, all’eccellenza del teatro. Insomma: all’eccellenza. Senza dimenticare lo sport, con una cittadella all’avanguardia completamente dedicata e ovviamente con il circuito di F1 che e’ integrato all’anima della citta’ in maniera eccezionale, ma hanno anche investito molto, trattandosi di un Paese musulmano, sulla moschea, con un risultato invidiabile.

Insomma, una citta’ completa da aggiungere alla lista di quelle in cui tornare: tra qualche anno sara’ ancora più incredibile, ci scommettiamo.