Manama o Milano, gli studenti al mondo son tutti uguali

Mi e’ capitato ad inizio giugno di affrontare un esame per una certificazione come analista finanziario. Prova severa (240 domande, 6 ore di tempo, 5000 pagine da studiare), ma appassionante. Il test viene condotto lo stesso giorno in 90 paesi in giro per il mondo e dovendo rimanere qui in Saudi per lavoro la mia alternativa piu’ vicina era Manama, in Bahrain.

Al netto del sudore speso nei weekend a ripassare in inglese cose imparate anni fa, l’esperienza di poter vivere da studente un esame nel mondo arabo e’ stata una bella sensazione.

La mattina dell’esame, seduto al mio banco con calcolatrice, matita e foglio bianco, mi sono ritrovato improvvisamente 10 anni piu’ giovane, quando sui banchi dell’aula Gemelli della Cattolica c’erano gli esamoni del primo anno, quelli con centinaia di studenti. E qui, a Manama, a migliaia di chilometri di distanza, con la stessa agitazione pre-esame che ricorreva per la centesima volta in vita mia, mi e’ sembrato di non essermi mai mosso dai chiostri dell’universita’.

Piu’ che il luogo (una sala conferenze di un hotel in centro citta’), l’effetto deja-vu mi e’ arrivato dal vedere gli altri candidati.

Anzitutto, molti erano dell’eta’ giusta:  neolaureati o quasi, all’inizio della propria carriera lavorativa, con la stessa leggerezza ed allegria propria degli studenti universitari; gli sguardi intelligenti e determinati, i visi colorati dalle mille sfumatore dei caratteri arabi.

In un contesto quasi paesano di una isola-stato che conta poche migliaia di ragazzi della stessa eta’, molti si conoscevano e si salutavano con affetto, un po’ come quando ricomincia l’anno e ci si ritrova seduti nella stessa zona dell’aula.

Anche la solita freddezza tra ragazzi e ragazze mi e’ apparsa venir meno, ed e’ proprio dall’energia delle donne bahranite dagli abiti svolazzanti, che gia’ sanno che dovranno sudare il quintuplo dei loro colleghi maschi per giocarsi le loro chances in una societa’ che le volta le spalle, che ho capito di trovarmi in un luogo famigliare.

Per un brevissimo attimo prima dell’esame, se qualcuno ci avesse fatto caso, avrebbe visto un tizio italiano seduto in prima fila, con sul volto meno rughe del solito, mentre guardandosi in giro, sorrideva.

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Il brivido del proibito tra Pokemon go e inquisizione

In Arabia Saudita vige la legge della Shari’a, fondata principalmente sul Corano. Come immaginabile, il Corano non riesce a rispondere con puntualità a molte delle questioni moderne e per questo vengono spesso interpellate delle personalità giuridiche affinché esprimano il loro parere – cosiddette “fatwa” – in merito ad eventi o atteggiamenti propri del nostro tempo, per indicare ai fedeli se siano accettabili o da bandire.

Alcune fatwa hanno fatto il giro del mondo già qualche anno fa, come quella emessa dall’ayatollah iraniano Khomeini nel 1988 contro i “Versi satanici” di Salman Rushdie, decretando la condanna a morte dello scrittore – e ne hanno pagato le conseguenze molti dei traduttori del romanzo, come quello giapponese finito tragicamente ucciso. Queste “opinioni” non diventano legge, ma talvolta vengono accolte e applicate come tali.the_satanic_verses

Come accade spesso, le fatwa emesse da autorità saudite raggiungono livelli unici. Nel 2000, il Gran Mufti  d’Arabia- il più alto ufficiale della legge islamica – ha sostenuto che ci fossero prove inconfutabili del fatto che la Terra fosse piatta e centrica, con il Sole che le ruota attorno. Pare anche a voi un dejavù del 1600?

Nel 2008, un altro religioso ha definito Topolino “un soldato di Satana“, inserendolo nella lista dei cartoni impuri insieme a Tom e Jerry. Il rapporto degli scolari Arabi con i cartoni animati è da sempre piuttosto controverso: già nel 2001 i Pokemon erano stati bannati essendo il gioco considerato una forma di gioco d’azzardo, usanza che nell’Islam è fortemente osteggiata. Il tema è tornato alla ribalta in questi giorni per via della mania per Pokemon go, la nuovissima release della Nintendo: è prontamente arrivata conferma della posizione presa 15 anni fa, ribadendo che il buon Pickachu è proprio haram (proibito).pokemon-go-è-blasfemo

Il bando del popolarissimo gioco è stato argomentato in diversi punti, dai più improbabili – fomenta il politeismo! – ai più dettagliati – quando due giocatori si sfidano per ottenere una carta, chi perde deve pagarne il prezzo se vuole comunque ottenerla, trasformando la sfida nel suddetto gioco d’azzardo. Un aspetto curioso del gioco in terra saudita è l’utilizzo delle moschee – in termini di geolocalizzazione – come Pokestop, i punti chiave dove ritirare premi e gadget (virtuali, si intende!) per proseguire la propria caccia. Staremo a vedere che presa avrà questa fatwa sulla popolazione locale: per ora è piuttosto divertente vedere delle donne supervelate gironzolare per le strade bollenti dell’estate araba con cellulare prontissimo a catturare il primo Bulbasaur nelle vicinanze – ci piace immaginare che sotto il loro niqab esultino soddisfatte.

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Alla Fiera del (Medio) Est

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Liberamente riadattata dalla celeberrima canzone di Branduardi.

Alla Fiera del Medio Est,
per parecchi soldi, un espatriato il dirigente compro’.

E venne il Re, che chiese al Ministro,
che obbligo’ il Presidente, che sveglio’ il suo vice
che chiamo’ il direttore, che convoco’ il manager
che interpello’ il team leader che ordino’ all’espatriato
di cambiare i colori di quel grafico che brutto era assai.

Alla Fiera del Medio Est,
per due soldi, un giardiniere dall’India arrivo’.

E venne il sole, che spedi’ sulla terra un raggio
che brucio’ il fiore, che bevve l’acqua
che intrinse la terra che il giardiniere aveva rizzollato
dal giorno precedente quando morto era un fior.

Sogno di una notte di mezza estate (lontano da Saudi)

Anche per quest’anno la festa di fine Ramadan, Eid al Fitr, cade in piena estate. È una festa che i musulmani passano in famiglia, mentre per noi espatriati è l’occasione perfetta per prenderci un break dalla canicola del deserto – a titolo d’esempio, oggi la temperatura massima a Milano coincide con la minima in Saudi.

Approfittando della chiusura aziendale siamo partiti alla volta di una destinazione che rappresenta tutta l’opposto dell’Arabia, sotto diversi aspetti: quello naturalistico in primis, ma anche gastronomico e, soprattutto, civile. Il Paese delle montagne e dei laghi, della fonduta, della raclette innaffiata di Cognac, delle auto che si fermano a far passare i pedoni e del senso civico più spinto. Chi vuole indovinare la nostra meta da sogno di mezza estate?! Eid mubarak a tutti!

E’ arrivato Ramadan (versione 2016)


Puntate precedenti:

Mi rendo conto che il tema Ramadan stia intasando il blog in questo periodo (Valentina ne ha gia’ scritto la scorsa settimana e a fine maggio), ma volevo mantenere intatta la tradizione di raccontare le nostre avventure durante il sacro mese del digiuno per  rispondere alla domanda: “Ma voi che fate durante il Ramadan?”.

Se durante primo anno l’impatto era stato a dir poco tremendo e nel 2015 avevamo adottato la regola dello S.V.A.C.C.O. per sopravvivere, quest’anno il Ramadan era qualcosa che (almeno io) stavo ardentemente aspettando. L’inizio del mese, infatti, e’ coinciso con la fine di un intenso periodo di studi, pertanto l’arrivo del Ramadan ha avuto il sapore della vacanza.

Di certo, tutto (non) funziona come al solito: ristoranti chiusi, mense aziendali a scartamento ridotto, colleghi musulmani in stato comatoso per la mancanza di zuccheri e liquidi. Tuttavia, un unico, magnifico, vantaggio bilancia tutti i disagi: l’accesso al Bahrain – il paese delle meraviglie per noi expat in Saudi – e’ molto, molto piu’ agevole: le procedure doganali – che di solito possono anche durare 1-2 ore nei giorni di punta, improvvisamente sono migliori dell’ingresso in Svizzera dall’autostrada Milano – Como/Chiasso.

E come approfittarne? Con il seguente piano di attacco:

  • Ore 15.30: uscita dall’ufficio in modalita’ ninja (rispetto alle canoniche 16.00); Valentina pronta in attesa al parcheggio nei pressi dall’auto
  • Ore 16.00 arrivo alla dogana, 15 minuti piu’ tardi si e’ gia’ in territorio bahrainita
  • Ore 16.45 ingresso al centro commerciale, direzione cinema (che nonostante sia Ramadan e’ aperto, anche se senza i popcorn)
  • Ore 17.00 inizio del film
  • Ore 19.00 una volta finito il film, i ristoranti sono tutti aperti
  • Ore 19.15 sospensione della dieta con cena succulenta e ad alto tasso di calorie
  • Ore 21.00 pernottamento nell’hotel collegato con il centro commerciale, che presenta delle tariffe super scontate per il Ramadan
  • Ore 6.15 ripartenza per Saudi, 4 minuti di attraversamento del confine
  • Ore 7.00 puntualissimo in ufficio per l’inizio della giornata

Tutto perfetto, tranne che anche il caro vecchio Bahrain durante il Ramadan diventa un paese senza bevande alcoliche, ma dopo tutto ogni comodita’ ha il suo prezzo.

E quasi quasi quest’anno ci dispiace che Ramadan sia gia’ finito: non si puo’ chiedere un prolungamento del digiuno?