Ramadan: rompere il digiuno in Arabia

La giornata degli Arabi durante Ramadan passa in attesa del tramonto, quando possono finalmente rompere il digiuno delle ore di sole. Settimana scorsa, dopo quasi 3 anni in Saudi, abbiamo avuto la fortuna di poter condividere questo momento con una famiglia locale: oggi parliamo di iftar!

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Iftar è il pasto servito dopo il tramonto, ma non è l’unico della giornata durante il mese di Ramadan. Prima dell’alba ne viene servito un altro, detto suhoor, fondamentale per poi iniziare la giornata con la prima preghiera. Nel nostro caso, siamo stati invitati da una collega di Matteo nella sua casa, fuori dal circuito dei camp degli espatriati, per l’ora del tramonto: abbiamo condiviso iftar con la sua famiglia. Non sono molte le famiglie Saudite che aprono le porte a chi, come noi, vive in un Paese musulmano ma musulmano non è, e ad onor del vero non è passato molto tempo prima che capissimo di trovarci in una famiglia non convenzionale e molto aperta.

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Awwamat

Arrivata l’ora tanto attesa, il digiuno viene tradizionalmente spezzato con cibi dolci, principalmente datteri ma anche le awwamat, delle palline fatte con l’impasto delle ciambelle fritte e servite con una salsa di datteri. I dolci mediorientali sono sempre molto zuccherini e noi, da amanti del tiramisù, facciamo fatica ad apprezzarli, ma non questa volta: le awwamat sono entrate di diritto nella lista dei nostri dessert preferiti. Vengono preparate appositamente per Ramadan, ma la famiglia che ci ha ospitati ci ha confessato che ne vanno così matti da cucinarle una volta al mese durante il resto dell’anno.

Una volta rotto il digiuno, ci siamo spostati in uno dei 3 grandi soggiorni della casa per la cena vera e propria, cucinata dalle donne della famiglia – e non dalla servitù, che per altro non avevano. Un trionfo di ceci, pollo, melanzane, carne macinata speziata, yoghurt e frutta secca: una delizia! Ci hanno raccontato quali sono le peculiarità della cucina saudita rispetto a quella libanese, alla quale somiglia molto ma che si distingue dalla maggior ricchezza di sapori (e grassi): sopravvivere alla vita del deserto ha sempre necessitato un aiutino in più, che oggi si riflette nella forma rotonda delle panze arabe – del resto, nel deserto non ci lavora quasi più nessuno e le occasioni per smaltire sono poche.

Durante Ramadan però si infittisce il calendario delle partite di calcio, e sembra che i campi da gioco siano molto ambiti e vadano prenotati con largo anticipo: parola del cugino aspirante dentista, con la borsa pronta per l’incontro di mezzanotte.

L’amore per le spezie si riflette anche nei dolci, serviti dopo la cena in un ulteriore soggiorno: si inizia e si finisce col dolce, nel mezzo tanto cibo, ospitalità e chiacchiere in un particolare clima di festa e di libertà.

In generale però dobbiamo ammettere essere frequente trovare chi, in questo periodo, ci offre datteri e caffè arabo intorno all’ora del tramonto, come le guardie all’ingresso del nostro camp: non si risparmiano mai, ed è sempre bello vedere quanto riescano ad essere generosi. Evviva Ramadan!

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All we need is.. Radio BlaBla


Vi siete mai chiesti che cosa si trasmetta sulle frequenze saudite? Bé son qui per questo.

Forse vi immaginate la voce del muezzin riecheggiare a tutte le ore, oppure infinite lezioni coraniche in lingue incomprensibili. In effetti é proprio così, almeno per buona parte delle poche stazioni disponibili. Ma poiché Saudi é comunque abitata da qualche milione di persone che non parlano arabo, bisognava trovare un modo per intrattenere tutti i viaggiatori in giro per la penisola più sabbiosa del globo, no?

Ecco quindi che ad un certo punto, mentre la frustrazione per l’ennesimo canale in lingua locale si fa insostenibile, si materializza all’orecchio una radio che trasmette musica conosciuta e, attenzione, il DJ parla anche in inglese! E’ la celeberrima Radio 1 FM, che trasmette le hit internazionali dal mondo anglosassone e che con il suo programma “Good morning, Saudi Arabia” ti accompagna al lavoro, dalle 5 alle 8. La cosa curiosa e’ che la radio e’ proprieta’ di Saudi Aramco, la societa’ petrolifera saudita, che tra le varie attivita’ ha anche uno studio televisivo e nel tempo libero, tra un pozzo e l’altro, ha costruito uno stadio di calcio a Gedda su volere del precedente regnante.

Radio 1 FM e’ pero’ perfettamente allineata alla cultura del luogo, nonostante l’intransigenza wahabita proibisca addirittura l’ascolto della musica: per prima cosa, la scelta dei brani e’ rigorosamente limitata a canzoni senza parolacce o allusioni o qualsiasi altra cosa che possa turbare le menti dell’ascoltatore e, punto due, il DJ e’ sostanzialmente costretto a parlare di aria fritta tra una canzone e l’altra. Succolenti temi come il clima che fa (rigoramente “Sunny & Breezy” ripetuto ogni 20 minuti circa), oppure i trucchi per vivere piu’ a lungo (“Ricordati di bere molta acqua”) si intervallano a piccoli sprazzi di soft gossip musicale (“Tizio ha ricevuto il premio X, Caio ha lanciato il nuovo album Y”). L’altra cosa curiosa e’ la pubblicita’, piu’ correttamente descrivibile come piccole lezioni di buon senso in cui si educa la cittadinanza a lasciare passare i veicoli di emergenza oppure utilizzare il carburante piu’ economico oppure ancora di ricordarsi di bere molta acqua, echeggiando gli arguti suggerimenti del DJ di qualche minuto prima.

Ma consoliamoci con il fatto che chiudendo gli occhi e lasciandosi andare alle note dell’ultima hit del momento sembra di ascoltare una radio internazionale come le altre. Tra un sorso d’acqua e l’altro.

L’estate nel deserto:caldo o freddo?

Non c’è scampo: l’estate del deserto arriva sempre. Questa volta ci ha graziato per qualche settimana ed ha tardato un po’, ma alla fine eccola qua. Il termometro inizia a superare i 45 gradi e ricomincia la vita frenetica della corsa da un luogo chiuso all’altro.

L’estate Saudita è rovente, con quella brezza tipo l’aria che esce dal forno ventilato quando lo apri per sfornare una torta. Presto è detto che la climatizzazione è un aspetto fondamentale della vita mediorientale.

Torre del ventoIl caldo intenso ha portato gli arabi del passato ad ingegnarsi per trovare metodi di raffreddamento naturale, dal controllo della radiazione solare all’utilizzo della ventilazione, allo sfruttamento dell’acqua per l’azione raffrescante. Le case arabe tipiche sono progettate per mantenere il clima interno più fresco tramite diversi sistemi: i muri sono generalmente molto spessi per mantenere l’isolamento, le aperture rivolte verso un cortile interno piantumato a protezione dai raggi del sole, oltre all’utilizzo della cupola, che permette all’aria calda di spostarsi nella parte alta della stanza. Un’invenzione unica dell’area del Golfo è la torre del vento, che sfrutta l’energia eolica per ventilare e raffrescare gli ambienti, ma forse ancora più efficaci sono i sistemi ad acqua, che sfruttano l’evaporazione: le fontane arabe hanno assunto anche significati religiosi, ma nascono come sistemi di climatizzazione naturale.

Alhambra-1-di-5Nonostante tutto ciò però, nei tempi moderni le cose sono andate diversamente, la pigrizia ha preso il sopravvento e la facile soluzione made in USA è stata velocemente introdotta anche qui: l’aria condizionata. L’aspetto più paradossale dell’approccio arabo a questa diavoleria tecnologica (ma non solo) è l’assenza di una logica apparente: quando arriva il caldo, quello intenso, magicamente le temperature interne scendono. In pratica, quando fuori ci sono 30 gradi, nei negozi ce ne sono 20, quando la temperatura esterna sale a 45 quella interna si abbassa ulteriormente, arrivando a qualcosa di molto vicino al clima polare. Forse per bilanciare la sofferenza al caldo, meglio soffrire anche il freddo: per par condicio.

I poteri immaginifici di “Darwin-Hood”

Darwin Hood.jpgCome spesso accade, l’idea del titolo di questo post ci e’ venuta in una delle tante chiacchierate in auto in giro per l’Arabia. I lunghi viaggi sigillati al fresco dell’aria condizionata sono sempre un’ottima occasione per parlare di cio’ che ci circonda e di estendere il ragionamento al paese intero.

E quando l’ennesimo aspirante Schumacher ci ha superato su due ruote mentre finiva l’ultimo livello di Plants vs Zombies (lui in realta’ tifava per gli zombie), si e’ materializzato davanti a noi un individuo che si aggira minaccioso tra le strade polverose della penisola: meta’ Robin Hood (che si sa, coi ricchi non ha un buon rapporto) e meta’ Charles Darwin (che ci ha insegnato la teoria dell’evoluzione e come Madre Natura seleziona la sopravvivenza della specie). Insomma: un supereroe che cerca di bilanciare l’elevatissimo tasso di natalita’ della popolazione saudita nei modi non convenzionali piu’ disparati.

Eccolo in azione in diverse ricorrenti occasioni:

  1. La corsa automobilista del venerdi sera, ore 19.00. Darwin-Hood ha il potere di  instillare il desiderio irrefrenabile di lanciare le Toyota Corolla del ’96 con ruote vecchie di 100mila chilometri a tutta velocita’. Alla guida, con in testa il migliore turbante svolazzante che oscura la vista, un novello Alberto Tomba che zig-zagando tra le corsie dell’autostrada, nella penombra del crepuscolo appena arrivato, riesce a fare un video del gruppo di amici in auto da inviare in diretta su Snapchat.
  2. L’irrefrenabile voglia di mangiarsi un panozzo. Trasformatosi in ristoratore, Darwin-Hood invita tutta la gioventu’ locale a saziarsi ai lauti banchetti unti di salse e oli combustibili del fast-food piu’ vicino, curandosi di eliminare ogni residuo vegetale dai panini colanti grasso e versando generose dosi di formaggio fuso sulle patatine fritte.
  3. Corsa sulle dune tra Quad, Gipponi e Cammelli. Durante il tempo libero, Darwin-Hood ha un solo passatempo: portare gruppi di giovani virgulti a divertirsi tra le dune del deserto, dove si improvvisano tentativi di salite delle dune piu’ impervie con mezzi piu’ o meno meccanici . E nel buio della notte, dove si intravedono solo i fari delle auto e delle moto tentare improbabili salti acrobatici, si possono scorgere – nel bel mezzo del rombare dei potenti motori alimentati dall’economica benzina saudita – altri coraggiosi esploratori a dorso di cammello tentare la stessa sorte, sulla stessa medesima duna. Peccato che il mezzo noi sia provvisto di luci di serie.