L’estate nel deserto:caldo o freddo?

Non c’è scampo: l’estate del deserto arriva sempre. Questa volta ci ha graziato per qualche settimana ed ha tardato un po’, ma alla fine eccola qua. Il termometro inizia a superare i 45 gradi e ricomincia la vita frenetica della corsa da un luogo chiuso all’altro.

L’estate Saudita è rovente, con quella brezza tipo l’aria che esce dal forno ventilato quando lo apri per sfornare una torta. Presto è detto che la climatizzazione è un aspetto fondamentale della vita mediorientale.

Torre del ventoIl caldo intenso ha portato gli arabi del passato ad ingegnarsi per trovare metodi di raffreddamento naturale, dal controllo della radiazione solare all’utilizzo della ventilazione, allo sfruttamento dell’acqua per l’azione raffrescante. Le case arabe tipiche sono progettate per mantenere il clima interno più fresco tramite diversi sistemi: i muri sono generalmente molto spessi per mantenere l’isolamento, le aperture rivolte verso un cortile interno piantumato a protezione dai raggi del sole, oltre all’utilizzo della cupola, che permette all’aria calda di spostarsi nella parte alta della stanza. Un’invenzione unica dell’area del Golfo è la torre del vento, che sfrutta l’energia eolica per ventilare e raffrescare gli ambienti, ma forse ancora più efficaci sono i sistemi ad acqua, che sfruttano l’evaporazione: le fontane arabe hanno assunto anche significati religiosi, ma nascono come sistemi di climatizzazione naturale.

Alhambra-1-di-5Nonostante tutto ciò però, nei tempi moderni le cose sono andate diversamente, la pigrizia ha preso il sopravvento e la facile soluzione made in USA è stata velocemente introdotta anche qui: l’aria condizionata. L’aspetto più paradossale dell’approccio arabo a questa diavoleria tecnologica (ma non solo) è l’assenza di una logica apparente: quando arriva il caldo, quello intenso, magicamente le temperature interne scendono. In pratica, quando fuori ci sono 30 gradi, nei negozi ce ne sono 20, quando la temperatura esterna sale a 45 quella interna si abbassa ulteriormente, arrivando a qualcosa di molto vicino al clima polare. Forse per bilanciare la sofferenza al caldo, meglio soffrire anche il freddo: per par condicio.

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