Back to the future – il Saudi American Dream

Il compound in cui abitiamo è un incredibile scrigno di quella che è stata l’evoluzione sociale legata all’industria petrolifera. La cosa che trovo personalmente più sorprendente ed interessante è pensare che, negli anni del colonialismo del Medio Oriente, era il Regno Unito a farla da padrone nell’area, ma nonostante questo l’Arabia Saudita si è messa nelle mani degli Stati Uniti per sviluppare le sue riserve di petrolio – che solo in un secondo momento si sono scoperte essere quasi infinite.

Per poter attrarre la forza lavoro americana qualificata nel mezzo del deserto più arido la soluzione era solo una: ricreare quell’atmosfera che solo negli States si respirava, e forse si respira ancora. Non ci sono andati leggeri: case, strade, servizi, tutto quanto è stato costruito per accogliere i dipendenti che, impavidi, si sono imbarcati nell’avventura saudita. Pare tutt’oggi di stare a Phoenix, se non fosse per le 16 ore di volo che la separano dall’Arabia e qualche ulteriore grado in più di calura, che pure in Arizona non scherza.

Negli anni, poi, si sono susseguite generazioni di lavoratori stranieri che si sono trovati ad affrontare più o meno le stesse sfide, di cui la principale rimane: che fare della nostra vita giornaliera in Saudi?

Anche qui l’impostazione americana ha avuto il suo ruolo cruciale, portando alla creazione di gruppi auto-gestiti di ogni foggia: girls scout, arte e artigianato, fotografia, bowling, badminton, taekwondo, baseball, in alcuni casi per usufruire di servizi come il meccanico o il veterinario è necessario iscriversi alle associazioni preposte.

Il gruppo più storico nel camp è però il gruppo delle donne (Women’s group): organizzano un coffee morning ogni settimana ed eventi di ogni genere durante tutto l’anno, di alcuni dei quali si hanno tracce negli annali del compound.

AWG 1948 2

Women’s group 1948

Le immagini che ritraggono la vita che si svolgeva qui decenni fa raccontano come, nella quotidianità delle persone, le cose non siano poi tanto cambiate, a parte forse per l’abbigliamento (ma, vi assicuro, non è nemmeno detto).

Women's group - 1948 vs 2015

Women’s group – 1948 vs 2015,

Negli anni ’50 poi, i primi a vedere gli insediamenti degli expat Occidentali, le foto sembrano scattate a Wisteria Lane, la città delle super-cool desperate housewifes, tutte cotonate e con le gonnellone a ruota, sempre sorridenti ed impeccabili, come sui manifesti Made in USA dello stesso periodo. Insomma, qualcuno qui ha trovato il suo (Saudi) American Dream.

Women's group 1963

Women’s group 1963

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