Il Ramadan moderno: tra credenze di persone e credenze di cucine

Tra tutte le questioni che non conoscevo bene del mondo musulmano, Ramadan rappresenta di certo un’eccezione. Se ne sente parlare sempre quando arriva il momento dell’anno (islamico) in cui tutti i fedeli digiunano dall’alba al tramonto.

L’importanza di questo periodo di digiuno è percepita anche da quei musulmani più moderati e dai meno generalmente osservanti, nonostante si tratti di una occasione di rinuncia che, soprattutto nei mesi estivi, può diventare perfino estrema.
Keep calm ramadan
Ci sono aspetti più profondi di questa ricorrenza che invece mi sfuggivano completamente: quel che vince il primo posto delle mie ignoranze – per giunta con distacco – è l’effetto di questa citata importanza del periodo di Ramadan su chi, invece, è molto osservante, o su chi non può che esserlo quanto meno in apparenza.
Nessuno può saltare Ramadan in Arabia, quasi nemmeno gli expat: non si mangia e non si beve in pubblico, in segno di rispetto. Niente liquidi di ogni genere: dal caffè all’acqua, in barba ai 45 gradi di calura estiva.
Le donne incinte, i bambini e le persone malate sarebbero dispensate dal digiunare, ma nonostante questo non c’è verso che si pieghino all’eccezione. Immaginate quanto sono pieni gli ospedali, ma anche in che condizioni versano perfino i ”sani” – le strade diventano ostaggio di mine umane più impazzite del solito. Per non parlare dei molti dei lavoratori che svolgono la loro attività principalmente all’aperto –  giardinieri, muratori, carpentieri: non bere acqua rappresenta un bel problema.

Foreign workers gather for a mass feast at the end of the first day of the Muslim fasting month of Ramadan in Riyadh September 13, 2007. During the holy month of Ramadan observant believers fast from dawn to dusk, while businesses and offices reduce opening hours during the day. For more than a billion Muslims around the world, Ramadan is a month of prayer, fasting and charity.     REUTERS/Stringer     (SAUDI ARABIA)

Ma perché si ostinano a voler seguire il digiuno, certamente importante per la loro religione, ma profondamente dannoso per la salute? La ragione va ritrovata nella vera importanza di Ramadan, che è da mettere su un piano sociale prima ancora che religioso.
È questione anzitutto d’orgoglio, bisogna dimostrare di essere in grado di reggere il digiuno, condizione fondamentale per potersi poi godere quello che tutti attendono: i festeggiamenti del post tramonto.
Una volta che il sole tramonta, come moderni lupi mannari, i Saudi si risvegliano dal torpore e si scatenano in banchetti luculliani e party festaioli che da noi suonerebbero un po’ come festeggiare in disco la Quaresima ma qui, come ormai avrete capito, religione e vita quotidiana non possono prescindere l’una dall’altra.
Iftar
Forse stupirà pensare che durante un periodo di digiuno quotidiano la sera si finisca a mangiare come se non ci fosse un domani, ma tant’è: l’iftar (il pasto che rompe il digiuno di Ramadan dopo il tramonto) è tutto fuorché un momento modesto di ristoro dalla fatica della giornata senza cibo. Per quanto paradossale, durante il mese del digiuno il Saudita medio ingrassa, e non poco.
Si sprecano le reclame di ricette un po’ meno caloriche per i piatti da consumare, oltre a reminder della costante importanza di fare esercizio fisico: le scuse per evitarlo sono obiettivamente solide – fa caldo e non si mangia e beve per almeno 12 ore, la palestra suona decisamente come una pessima idea, e forse lo è almeno per queste settimane. Peccato che molti fingano sia Ramadan per tutto l’anno, almeno per la parte che riguarda la necessità di riposare all’infinito.
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