Grand Canyon made in KSA

Come avrete capito ci piace esplorare i luoghi che ci circondano, siano essi montagna pianura mare o deserto. E da quando – 2 mesi a questa parte – siamo motorizzati con carroarmato corazzato-anti-pazzi, qui ci divertiamo un sacco. Da queste parti allungare il naso fuori dall’accogliente compound e’ quasi visto come un suicidio: come se la vita fosse da confinare tra i piacevoli colori stile Truman Show delle cassette tutte ordinate del nostro villaggio.

Ma noi no che non ci stiamo, e quando i nostri amici guru dell’Arabia che calcano questi luoghi da anni ci spiegano che nei paraggi ci sono delle cose interessanti da visitare, noi facciamo il pieno all’autoblindo esclamando: “Eccalla’, partiamo!”.

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Qualche giorno fa, la meta e’ stata Hofuf, che presenta una manciata di interessanti spunti:

  • e’ a circa un’ora di auto da dove viviamo, il che la rende meta da una giornata e via;
  • e’ l’ultima oasi vivibile prima dell’Empty Quarter (non sai di che cosa sto parlando? ripassa la lezione al seguente post);
  • sorge sopra il giacimento di petrolio piu’ grande del mondo (ma questa roba interessa solo a me).

Tutto come previsto. Le tre qualita’ sopra citate hanno reso l’esperienza interessante e panoramica: non sono mancati avvistamenti di cammelli in quantita’, cosi’ come abbiamo respirato a pieni polmoni l’aria infiammata dai fumi degli impianti che trattano il greggio di Ghawar. Ma in realta’ la vera sorpresa della bella giornata la potete gustare dalla foto qui sotto.

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Che l’Arabia sia piena di soprese ormai l’avete capito, ma che queste meraviglie siano precluse al mondo ed accessibili solo al ristretto numero di expat che ci vivono le rende ancora piu’ affascinanti: a pochi km da Hofuf, si trovano queste bellissime ”montagne” (qui le chiamano cosi’) e la loro visita non e’ solo un tranquillo girarci attorno e come tanti bravi giapponesi scattare qualche foto; ebbene no, si possono anche visitare dall’interno!

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Camminare in mezzo a queste gole e’ eccezionale: intorno a noi si ergono ammassi di calcare o arenaria o qualcosa di molto sbriciolevole, che combinate con l’attrito della sabbia soffiata dal deserto formano questi pilastri. 

Due (tristi) annotazioni finali. La prima: nessun saudita in vista, si vede che per loro questo non e’ turismo – nel nostro girovagare abbiamo trovato un gruppetto di greci; loro con le rocce che si sbriciolano ci sanno fare. La seconda: nonostante il percorso interno sia ben segnato ed illuminato, in giro si trovano – ahime’ – una serie di cumuli di rifiuti e macerie che confermano lo scarso senso civico locale.

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2 thoughts on “Grand Canyon made in KSA

  1. Vedo che gli “arabesi” sono proprio simili a noi: cumuli di rifiuti e di macerie ” che confermamo lo scarso senso civico” 😦
    Ecco perchè c’è più feeling con noi/voi Italiani che con i British (e magari anche con gli Americans) 🙂

  2. Pingback: Vale & Teo a Gedda, la San Francisco d’Arabia | Life on oil field

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