Dentro e fuori il Kingdom

Vivere in Arabia Saudita da 7 mesi e’ come entrare in una stanza illuminata dalle candele: all’inizio colpiscono l’odore di cera e la scarsa luce, ma in poco tempo non ci si fa piu’ caso, finche’ non si esce dalla stanza e vi si rientra dopo un po’, ed ecco che odore e luce tornano a farsi sentire.

Un vantaggio di vivere in Saudi e’ che finche’ si e’ dentro si apprezza quel che si ha: piscine palestre campi di tennis e da golf gratis e distanti 5 minuti a piedi, servizi a costi irrisori (vi ho mai parlato del parrucchiere che costa 2 euro e cinquanta?), casa spaziosa, nessun problema di criminalita’, etc..

L’altro vantaggio di vivere in Saudi e’ racchiuso in una felice espressione che ho recentemente utilizzato con un ex collega per descrivere in breve cosa vuol dire vivere in Saudi: improvvisamente, il resto del mondo ti appare un paradiso pieno di liberta’, maiale e alcol.

Finche’ sei qui dentro ci si abitua ad andare al ristorante e scegliere finti cocktail analcolici (mocktails) dai nomi altisonanti: il Mojito in realta’ e’ una specie di acqua e menta, per non parlare della sangria al ristorante messicano che e’ invece una spremuta di arancia rossa. Certo, ci sono dei vantaggi: si puo’ guidare sorseggiando un’ottima birra aromatizzata al melograno (non sto scherzando – qua va molto di moda) senza essere fermati dalla polizia!

Finche’ sei qui dentro la salsiccia sara’ sempre a base di tacchino, pollo o mucca. Non so come, ma esiste anche la pancetta di bovino, anche se una mucca che grugnisce ancora non l’ho conosciuta. Immaginate di ordinare, se ci riuscite, una grigliata mista a base di kebab, wustel di pollo e bistecche (niente costine ne’ salamelle): welcome to Saudi!

Sono sicuro che per molti sembrera’ impossibile vivere in un posto del genere: tranquilli, ci si abitua a tutto! Come dice il saggio Cicerone: non patisce mancanza chi non sente desiderio. E anche chi e’ un vegetariano astemio, aggiungo io.

Tutto cio’ ha un unico effetto collaterale: una volta varcato il confine, in uno di quei business trip verso occidente, ci si ritrova improvvisamente con l’acquolina in bocca a riminare succulenti prelibatezze e bevande d’oltremare che ormai erano gelosamente conservati nella memoria piu’ remota. E li si divora come se non ci fosse un domani.

IMG_1761

IMG_1738

Vale & Teo a Dubai ovvero: welcome to everything

L’avevamo lasciato relativamente un po’ in fondo nella lista di paesi da visitare nel Medio Oriente, e con un motivo: tutti gli altri (i vari Doha, Bahrain, Abu Dhabi) si ispirano a lui e volevamo partire dalle copie prima di arrivare all’originale.

Se chiedessi all’italiano medio di raccontarmi che cosa sa della città, sono sicuro che si ricorderebbe che c’è un’isola artificiale a forma di palma (ma non saprebbe che c’è anche un arcipelago forma di MONDO, non sto scherzando: http://it.wikipedia.org/wiki/The_World_(arcipelago) ), che si puo’ sciare al coperto, che ci sono un sacco di ricconi e super macchine di lusso, mega centri commerciali, il palazzo più alto del mondo (ancora per poco, i Saudi ci stanno lavorando: http://en.wikipedia.org/wiki/Kingdom_Tower). Tutto corretto, anche se la migliore descrizione me l’ha data un emiratino incontrato sul volo: Dubai è il perfetto marchio del turismo middle east style, che io definisco la combinazione letale di lusso, shopping e svacco.

L’atmosfera che si respira e’ come uno se l’aspetta: la citta’ sa di essere famosa e fa di tutto per ricordarcelo: cartelloni celebranti EXPO 2020 (che qui ultimeranno prima di Milano, ne sono sicuro), molti turisti (gli italiani abbondano e hanno attivato la modalita’ “Portocervo” ovvero la ricerca esasperata del personaggio famoso di turno), esposizioni di lusso senza alcun senso, auto talmente pazze che ci manca solo la maniglia della portiera in oro zecchino.

Diciamolo subito: ci sono cose a Dubai che noi umani ci sogniamo e che arrivati in città lasciano a bocca aperta. Personalmente mi ha impressionato l’area di Madinat Jumeirah, un grande spazio che mescola il lusso dei soliti hotel (tra cui si staglia l’altro famoso edificio di Dubai: il Burj Al Arab – quello a forma di vela) e un tentativo di replicare gli edifici tradizionali del Golfo, il tutto arricchito da robe assurde tipo canali stile Venezia.

IMG_1655

Chiaramente non è solo questo ciò che uno si porta a casa dalla visita di Dubai: il centro “moderno” – quello su cui troneggia il Burj Al Khalifa, ma che racchiude anche le belle fontane danzanti stile Las Vegas, e il Mall of Dubai, il centro commerciale più grande del mondo con un bell’acquario gigante – è di una potenza assoluta. All’ingresso c’è scritto “Welcome to everything”. E vale la pena crederci.

IMG_1712

IMG_1709

Dobbiamo rivelarvi che ci siamo concessi di fare una cosa pazza: in mancanza di settimana bianca e delle nostre Alpi, abbiamo provato Ski Dubai, la pista di sci indoor con tanto di impianti di risalita (2 seggiovie e 1 ski lift) e chalet di montagna, dal cui terrazzo riscaldato dai funghetti si possono ammirare le piste. Risultato:l’esperienza e’ gradevole, la neve e’ molto buona, anche se la visibilita’ e’ quella dei giorni nuvolosi. La cosa che lascia un po’ confusi e’ che per riscaldarsi bisogna uscire all’aperto, mentre in montagna accade il contrario! All’acquisto del biglietto, se richiesta una prova della capacita’ di sciare, e’ sufficiente scandire con decisione la propria nazionalita’: l’Italia rientra tra i paesi autorizzati, anche se molto meno convincente dei clienti subito dietro di noi, austriaci.

IMG_1662

Confrontata con le altre metropoli del Golfo, Dubai e’ la sorella maggiore: dove nelle altre citta’ ci sono ancora enormi cantieri, Dubai ha grattacieli, ponti e mega infrastrutture ultramoderne ormai completate. Non a caso, e’ l’unica citta’ ad avere una metropolitana, ovviamente con stazioni futuristiche, vagoni automatici senza conducente e wi-fi nelle carrozze. Bentornata civilta’!

Un ultima notazione finale: molti arrivano in Medio Oriente cercando fortuna e Dubai ne e’ il caso esemplare, in termini di presenza di lavoratori provenienti dal sub continente indiano, ma anche di expat occidentali che si illudono di trovare una vita agiata con facilita’. Ecco perche’ per noi Dubai rimane una bella meta di vacanze ma certamente non il primo posto dove trasferirsi per lavoro.