In palestra da queste parti s’incontrano persone strane

Saudi Gym

C’e’ il Barba che entra in thobe & gutra, perfetto ritratto del Saudita devoto, ed esce dallo spogliatorio in tuta e con una massa muscolare da spavento.

C’e’ l’inglese culturista che ulula mentre solleva pesi enormi e impreca ad alta voce quando qualcun’altro usa i suoi macchinari.

C’e’ il filippino che registra le presenze, distribuisce banane, bottiglie d’acqua e asciugamani. E se lo pagano a fine mese e’ gia’ un miracolo.

C’e’ l’indiano o l’arabo che corre, suda, si affanna. Rigorosamente in pantaloni lunghi.

C’e’ il ragazzino 12enne che va in palestra a sollevare due chili e si sente un gran figo. Che tanto la’ fuori pullula di tipe.

C’e’ quello che inspiegabilmente trascorre 30 minuti sul tapis roulant a 3 chilometri all’ora; in pratica striscia.

C’e’ il tizio che trovi tutti i giorni inesorabilmente in palestra e non ti spieghi come possa avere ancora quella panza li’.

C’e’ quello che invece era un grassone pochi mesi fa e ora lo vedi correre leggiadro come il vento, il maledetto.

C’e’ l’indiano che per fare stretching fa delle contorsioni da circo.

C’e’ il saudita che chiacchiera con tutti, forse e’ li’ per allenarsi i muscoli facciali.

In palestra da queste parti s’incontrano persone strane; e ogni tanto mi chiedo cos’abbia di strano anch’io per essere nello stesso posto con loro.

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La Mecca più famosa – e vera – del mondo

Senza quasi accorgermene, mi è capitato spesso negli anni passati di utilizzare quel modo di dire per cui “un luogo è la Mecca di qualcuno”. Parigi è la Mecca degli innamorati, le Dolomiti la Mecca degli amanti della montagna, le Hawaii la Mecca dei surfisti, per nominarne alcune. La Mecca è diventata una metafora riconosciuta globalmente per indicare un posto del mondo unico e con un significato speciale senza eguali per un gruppo di persone, il che la dice lunga sul ruolo della vera Mecca per i fedeli musulmani, in particolare pensando al pellegrinaggio che, come citato diverse volte, è un pilastro (il quinto) dell”islam.

Fatti di cronaca recente hanno portato la città sulle pagine di giornali internazionali, che hanno riportato di eventi drammatici accaduti proprio durante – o a ridosso – del grande pellegrinaggio annuale. Il più grave ha visto la morte, ahimè, di diverse centinaia di persone, accendendo nuovamente i riflettori su questo evento di portata mondiale (oltre che sulla gestione in merito della dinastia regnante, ma questa è un’altra storia).

A ridosso del pellegrinaggio, qui in Saudi e in tutta la zona del Golfo – ma forse anche chi ha avuto occasione di transitare dall’aeroporto di Istanbul li ha notati- si assiste ad un aumento vertiginoso di individui vestiti di soli teli bianchi (dall’aspetto simile ad asciugamani, e forse non solo simile): sono i pellegrini diretti alla Mecca.

Hajj

L’iter del pellegrinaggio prevede una prima fase di circumambulazione – per 7 volte – della Kaba, la costruzione a forma di cubo che contiene la Pietra Nera, resto del Diluvio Universale, da cui Abramo e Ismaele hanno iniziato a costruire la città. Sempre 7 volte, si ripercorre il tragitto compiuto dalla madre di Ismaele, Hagar, verso la fonte di acqua miracolosa che la salvò da morte certa nel deserto. I pellegrini si spostano poi a sud della città, luogo dove è accaduto l’incidente mortale di poche settimane fa sopra citato, dove, tra i diversi rituali, è previsto il lancio di 7 sassolini verso alcune stele che dovrebbero rappresentare il Diavolo. Per finire, si procede alla rasatura dei capelli (accorciatura per le donne) e si torna alla Mecca dalla Kaba.

Il pellegrinaggio alla Mecca eseguito nel periodo canonico (chiamato Hajj, mentre quello effettuato in altri momenti dell’anno è l’Umra) porta in Arabia diversi milioni di fedeli ogni anno (se ne stimano quasi 4), da ogni latitudine del mondo, il che crea diverse difficoltà nella gestione dei partecipanti: ad esempio, visto l’afflusso di pellegrini anche da Paesi afflitti da malattie contagiose, sono necessarie diverse vaccinazioni di cui va portata prova da mostrare all’ingresso in Saudi. Chi risulta sprovvisto, viene vaccinato sul posto.

Hajj pilgrimage to Mecca

Ma la gestione di questo grande evento non riguarda solo i cittadini provenienti dall’estero, ma anche (e forse soprattutto) i locali: i cittadini Sauditi non possono partecipare al pellegrinaggio tutte le volte che ne hanno voglia, ma fino a 5 anni consecutivi (il che si applica a tutte le nazionalità, ma credo sia più comune tra gli Arabi in generale). Il business dei pellegrini, poi, fa sfregare le mani un po’ a tutti quanti, essendo un’occasione ghiotta per commercianti, agenti turistici – che a volte nemmeno esistono -, ristoratori, albergatori, e pure ladruncoli di ogni sorta.

A livello governativo, l’evento è una vetrina internazionale per la famiglia reale e i grandi imprenditori locali, cose che per altro spesso coincidono. Non è un caso, ad esempio, che il primo treno veloce supermoderno d’Arabia sia stato creato ed inaugurato quest’anno collegando la Mecca a Medina – il secondo progetto ferroviario del Paese prevede un’irrealistica rete che colleghi tutti i Paesi appartenenti al Gulf Council (che sono tutti gli Stati affacciati sul Golfo Persico ad esclusione dell’Iran), ma sembra essere lontano anni luce dalla sua realizzazione. La Mecca, a livello di trasporto pubblico, è anche l’unica città saudita insieme a Jeddah con un progetto di costruzione di 6 linee di metropolitana: nel progetto di una di queste è coinvolta anche l’italianissima AnsaldoBreda, chiamata a realizzare i treni senza guidatore che tanto l’hanno resa famosa al mondo.

Train Mecca

L’Italia è legata alla Mecca più di quanto si possa pensare: di recente, la famiglia di costruttori Bin Laden ha acquistato il 50% della società che detiene buona parte della cave di marmo di Carrara. Ad onor del vero, detengono in tutto il mondo una ventina di cave, utilissime per i progetti sfarzosi di cui gli arabi vanno matti, ma anche per arricchire la Grande Moschea, da tempo in fase di ampliamento per poter accogliere il più alto numero di fedeli possibile – il che ci riporta ad un mese fa, quando poco prima del pellegrinaggio una gru presente nella moschea è crollata su una delle gallerie piene di fedeli in preghiera, uccidendone centinaia.

Mecca road sign

Un ultimo dettaglio importante su questa città simbolo dell’Islam: pur trovandoci in Arabia Saudita con regolare permesso di soggiorno, non ci è possibile visitare la Mecca (e Medina) in quanto non musulmani. La strada che porta alle due città prevede una deviazione per i non fedeli e sono presenti check point per il controllo dell’equivalente della nostra carta d’identità, che indica anche la religione – nel form di ingresso in Saudi, viene chiesto anche questo. Ovviamente il sistema non è infallibile, dato che non tutti vengono controllati ma solo chi risulta “sospetto”, il che ha visto in passato persone travestirsi da donne velate per introdursi in città (spesso di sesso maschile, ancora più spesso di professione giornalista). Pare, inoltre, che nel 2002 l’ambasciatore italiano in Arabia sia stato trovato alla Mecca: con un fare che tutti noi connazionali conosciamo bene, si è spacciato, senza vergogna, per musulmano. Non servono altre parole per immaginarsi la scena!

Vamos a la playa: mare e spiagge versione KSA

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In Italia pensare al mare di questi tempi suona di certo fuori stagione, con il prossimo pensiero vacanziero fisso sull’apertura della stagione sciistica che tuttavia arriverà non prima di un paio di mesi. Qui in Saudi con la fine di settembre si torna a respirare e vivere all’aria aperta, con gradevoli temperature estive che oscillano tra i venti ed i trentacinque gradi fino alla fine di novembre. Io e Valentina non ci riteniamo dei bagnanti provetti e la nostra frequenza delle spiagge mediorientali è stata tutto sommato limitata, ma quanto abbiamo visto è sufficiente per trarne alcune interessanti conclusioni.

1. La tintarella col burqa va molto di moda: la convivenza con donne velate di tutto punto non è certo una novità di questi tempi, ma devo ammettere che in spiaggia l’effetto è davvero dirompente. Coperte da cima a piedi dai loro svolazzanti abiti neri, le donne saudite – specie se di profilo – tendono a confondersi con gli altrettanto voluttuosi ombrelloni da spiaggia, che tuttavia in Medioriente sono assai rari (v. successivo punto 5).

2. Garino con il Booster tra le onde: rara la pesca, inesistenti i famosi racchettoni nostrani, sconosciute le bocce. Il Saudita DOC impenna su moto d’acqua – un po’ l’equivalente del quad nel deserto – costruisce castelli di sabbia dalla struttura provvisoria e non disdegna le immersioni.

3. Gli expat si rifugiano nelle spiagge private. Dato il punto 1, immaginatevi per le donne occidentali l’imbarazzo di andare in spiaggia in bikini, che è rigorosamente vietato. Corrono in aiuto ai bagnanti più tenaci le spiagge private (hotel o aziendali) che offrono una necessaria atmosfera di normalità: sono i rifugi più ambiti dagli expat nella stagione marittima perché spesso garantiscono una necessaria segregazione che ogni tanto non fa male. Barche a vela, windsurf, grigliatozze e partite a calcio funzionano come in Europa.

4. Sapore di sale, sapore di mare. Non mi è ancora capitato di andare al Mar Morto, ma la salinità delle acque del Golfo, complice l’elevato caldo, è estrema. Ciò però non impedisce la diffusione di tante specie di pesci, che sono presenti in abbondanza. Racconti mitologici tra colleghi narrano di incontri con delfini, squali, balene e leoni marini. A me risulta che hamour e snapper siano le specie più diffuse.

5. Non esistono sdraio ed ombrellone. L’approccio alla vita di spiaggia, quello da letture di libri, settimana enigmistica, borsa frigo e svacco completo non è comune, ad eccezione delle piscine negli hotel. Chi va in spiaggia spesso trascorre buona parte del tempo sotto dei gazebo muniti di panche e tavoli, rigorosamente all’ombra. L’abbronzatura non va per la maggiore ed il sole oggettivamente è un tantino aggressivo.

Turismo sí, turismo no, turismo… bho!

L’Arabia Saudita è uno dei Paesi più difficili da visitare come turisti. Tecnicamente, ottenere il visto non è impossibile, e non la troverete tra gli Stati meno visitati al mondo, anzi: per i musulmani le porte sono abbastanza aperte con ovvie limitazioni ai luoghi di culto. E non è che Saudi non abbia luoghi interessanti da visitare, anzi, vi abbiamo raccontato di posti che meriterebbero il tempo di ogni turista: è solo che non ce n’è bisogno, almeno non ce n’è stato fino ad oggi.

La mancanza di interesse assoluta per uno sviluppo turistico è chiaro fin dal primo istante: le strade malmesse e usate come discariche non sono dei biglietti da visita invidiabili, ma già dal momento di passaggio dagli ufficiali che timbrano il passaporto si capisce che l’accoglienza non è molto calorosa. Insomma, qui si deve sperare che il prezzo del petrolio torni a crescere, altrimenti inizierà a farsi sentire la necessità di diversificare le proprie entrate.

Il turismo potrebbe essere un’opzione realmente percorribile?

L’amministrazione saudita è sempre impegnata ad organizzare il gran pellegrinaggio che si tiene una volta all’anno, durante l’ultimo mese del calendario islamico, che è anche il momento giusto per adempiere ad uno dei 5 pilastri dell’Islam. Esiste un ministero dedicato ad Hajj (in tutti gli altri mesi, il pellegrinaggio è chiamato Umra), e per lo Stato è un bel impegno: non si può sfigurare. D’altra parte, è stimato che il pellegrino medio spenda in media 6.000 $, e ogni anno almeno 2 milioni di pellegrini visitano la Mecca e Medina: un introito niente male.

Il turismo non religioso è tutta un’altra storia. Gli Occidentali sono spesso visti come “invasori culturali” che potrebbero portare solo ad un decadimento dei costumi – del resto, nella remota ipotesi di apertura non condizionata dei confini ai turisti, tutte le restrizioni del Paese costituirebbero un problema, oltre ad una imposizione al limite della legalità. Ma in un mondo perfetto, senza obbligo di abaya ed occhiatacce alla Saudi, l’Arabia potrebbe offrire dei luoghi turistici che nei vari Paesi vicini di casa (Egitto, Giordania ed Emirati Arabi) si possono già trovare, ma in scala più piccola.

Ecco la top 3 delle destinazioni saudite potenzialmente turistiche, con relative dimostrazioni di località gemelle turisticamente più felici:

  1. Un aiuto su come sfruttare le risorse naturalistiche del Paese è fornito dagli Emirati Arabi Uniti. Con loro Saudi condivide parte dell’Empty Quarter, l’immenso deserto arabo inabitato caratterizzato da dune altissime e rosse: a pochi chilometri dal confine, gli Emirati hanno pensato bene di creare un resort lussuosissimo immerso nel nulla – ma pur sempre a 200 km da Abu Dhabi – che permette di godersi un paesaggio unico nel suo genere. Basta spostarsi una cinquantina di chilometri a sud per raggiungere Shaybah, Arabia Saudita, che offre questa stessa vista, ma in grande (per maggiori informazioni, vi rimandiamo ad un nostro post in merito)
    Shaybah (Arabia Saudita) vs Qasr al Sarab (Emirati Arabi Uniti)

    Shaybah (Arabia Saudita) vs Qasr al Sarab (Emirati Arabi Uniti)

  2. Vi abbiamo già parlato anche della Petra d’Arabia, imperdibile tappa dei pochi Occidentali residenti in Saudi. È già da tempo sito Unesco, ma la valorizzazione del complesso monumentale ha ampissimo margine di miglioramento: anche solo questo posto varrebbe il viaggio in questa terra ostile.
    Madain Saleh (Arabia Saudita) vs Petra (Giordania)

    Madain Saleh (Arabia Saudita) vs Petra (Giordania)

  3. Mai sentito parlare di Sharm el Sheik? Hurgada? Marsa Alam? Sono tutte località egiziane sul Mar Rosso, mare che bagna anche le coste saudite che in effetti non hanno di meno da offrire in termini di biodiversità marina. L’unico dettaglio è un divieto assoluto del bikini, ma in fondo sono i pesci colorati che contano no?!
    Yanbu (Arabia Saudita) vs Sharm el Sheik (Egitto)

    Yanbu (Arabia Saudita) vs Sharm el Sheik (Egitto)

Il Medio Oriente come il Trono di Spade

Mi ero divertito tempo fa a paragonare l’Arabia al “Nome della rosa”, famoso romanzo di Umberto Eco impregnato di medioevo. Questa volta, il parallelo riguarda l’intero Medio Oriente ed una famosissima serie TV, anch’essa ambientata in un mondo medievaleggiante. Sto parlando de “Il Trono di Spade”.

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In un recente articolo del Washington Post, le vicissitudini delle varie casate si trasformano negli obiettivi geopolitici dei principali attori sulla scena meriorentale. Il parallelismo a volte e’ un po’ stiracchiato, ma in alcuni casi ci azzecca eccome!

Casa Lannister = Arabia Saudita Lannister

Questo non fa una grinza: la famiglia saudita e’ la piu’ ricca, condotta dal patriarca che ritiene che il prestigio della famiglia venga prima di ogni cosa. L’influenza dei Lannister nella regione e’ sia diretta (attraverso generosi aiuti ai paesi vicini), sia piu’ subdola. Obiettivo: mantenere lo status quo che loro stessi hanno creato nella regione. Reagire con eccesso alle minacce esterne potrebbe ritorceglisi contro.

StarkCasa Stark = Movimenti liberali/democratici in Medioriente

L’orgogliosa casa del nord (quella per cui anche gli spettatori dello show ed i lettori del Washington Post tifano) e’ rimasta per anni nel freddo dell’inverno, lontana dalle luci. Poi, nel 2011, c’e’ stato un piccolo momento di “primavera”, ma si e’ risolto tutto con una tragica fine. Da quel momento i movimenti liberali hanno perso le tracce, anche se alcuni si muovono ancora nel sottobosco. L’inverno per loro e’ davvero arrivato.

targaryenCasa Targaryen = Stati Uniti

Geograficamente lontana dal Medio Oriente, cosi’ come Daenerys Targaryen, gli Stati Uniti hanno dominato a lungo sulla regione, anche grazie alla propria potenza di fuoco superiore (i draghi?). Un’alleanza con i Sauditi (i Lannister), ha di certo aiutato le cose. Ma i recenti eventi li hanno resi piu’ distanti, e l’alleanza con i Lannester sembra vacillare. Ci sono ancora alcune aree del Medio oriente che chiamano il loro ritorno – sapendo che la loro potenza militare e’ unica sulla scena.

GreyjoyCasa Greyjoy = Turchia

Un tempo dinastia gloriosa, e’ ora in rovina e confinata ad un ruolo marginale. I recenti interventi nella regione sono stati caratterizzati da abbondanti dosi di ingenuita’ politica. Il proprio leader, un tempo una figura del cambiamento, e’ ora racchiuso in se’ stesso, atterrito da tutti i pericoli intorno a lui.

Casa Martell = IranMartell

I Martell, nonostante appartengano geograficamente alla regione, sono sempre stati discriminati per il diverso background etnico e culturale, oltre che delle loro diverse credenze mitologiche (religiose?). Il loro odio per i Lannister e’ pari a quello che provano per i Tyrell (gli Israeliani).

Casa Tyrell = Israeletyrell

I Tyrell orgogliosamente rivendicano la prosperita’ del proprio reame come una storia di successo. Nonostante le ampie differenze, spesso si sono dovuti associare con i Lannister per fronteggiare le crisi regionali. Le tensioni con casa Martell spesso sfociano in conflitti aperti.

I Bruti = Gli IslamistiWildlings

I bruti, che loro stessi si definiscono “popolo libero”, ci sono sempre stati e non si discostano molto dalle altre popolazioni del Medio Oriente. Alcuni nobili pero’ hanno scospirato contro di loro, costruendo un alto muro per tenerli fuori dai giochi.

Gli Estranei = lo Stato IslamicoWhite

I bruti convivono con queste mostruose creature ed alcuni di essi non sono altro che bruti diventati zombie. Gli estranei sono micidiali nelle campagne di reclutamento e si stanno espandendo ad un tasso di crescita pazzesco. Non si capisce ancora bene da dove arrivino e che cosa vogliano, ma tutti concordano che siano orribili.

Night watchersI guardiani della notte = i Curdi

In prima linea nella battaglia tra non morti e Bruti, i curdi proteggono con un grande muro gli stati occidentali dall’avanzata di queste pericolosissime popolazioni. Molti pero’ pensano siano solo un gruppo di fuorilegge esiliati.