Fauna del deserto parte II

Il cammello è il re indiscusso del deserto, ma non è l’unico animale a scorrazzare per le lande desolate d’Arabia. Anzi: la fauna non è la più varia del mondo, ma ha le sue peculiarità.

Spritzy superstarQuello che si nota nella vita di tutti i giorni è che anche gli animali più comuni in Europa, seppur presenti, hanno qualcosa di diverso. I nostri stessi gatti, trovatelli locali, hanno una forma diversa da quelli che siamo soliti vedere in Italia: di certo si tratta di un’altra “razza”, la cui apparente peculiarità sono le orecchie grandi – utili ad agevolare la regolazione della temperatura corporea. Questa stessa caratteristica è propria anche di un altro animale tanto sfortunato sulle strade italiane: il riccio. Ce ne sono molti, allettati da insetti autoctoni dalle dimensioni mastodontiche, e nel camp sono ambitissimi come animali domestici: c’è chi la spaccia per necessità di ridurre gli scarafaggi e le formiche del giardino, ma sono più che certa che la vera ragione sia un’altra. È che sono bellissimi e affascinanti – oltre che veloci come il vento!maxresdefault

Ai lati delle strade si intravedono di frequente anche i cani del deserto: si tratta di cani che somigliano molto a dei lupi, e probabilmente ne sono discendenti. Sembra che ancora non siano del tutto addomesticati come razza, non avendo alle spalle secoli di rapporti buoni con l’uomo. Infatti, i Sauditi non amano particolarmente i cani, anzi ne sono direi terrorizzati, forse per via della loro esperienza con questi lupetti: insomma, un gatto che si morde la coda! Importare un cane dall’estero non è affare semplice, anche se nel tempo le cose stanno migliorando. L’unica motivazione per cui è ammesso l’import è perché il cane risulti da guardia, da caccia o da guida per non vedenti. Diverse razze sono “proibite”, tra le quali figurano i chihuahua – come biasimarli 😉

Sulle montagne a sud del Paese, si possono incontrare gazzelle, antilopi e struzzi, oltre alla pantera. Secondo Wikipedia, “nel paese si trovano 3.500 specie di piante e 77 specie di mammiferi terrestri, 9 delle quali sono a rischio d’estinzione; vi sono inoltre 413 specie conosciute di uccelli, 17 (2004) delle quali rare”. Piuttosto famosa è poi la volpe del deserto: anche lei ha delle orecchie giganti e una bella coda morbida: fino ad oggi ne abbiamo viste un paio aggirarsi furtive nei camp.desert-fox

Un animale del deserto a me particolarmente simpatico – ma sono di parte, è il gatto delle sabbie. I gatti in genere godono, al contrario dei cani, di buona fama: non sarà un caso che per gli Antichi Egizi figuravano tra le divinità, ma più probabilmente la loro fama di acchiappa topi potrebbe avergli dato una spinta in termini di benevolenza. Vista la natura del territorio, i gatti selvatici d’Arabia hanno sviluppato delle caratteristiche uniche che gli permettono di adattarsi al clima del deserto con relativo agio. Oltre alla testa dalla forma schiacciata, hanno lunghi peli tra le dita che creano una sorta di cuscino di pelliccia sopra le piante dei piedi, permettendo di isolarle quando l’animale si sposta sulla sabbia rovente. Grazie a questa caratteristica non lascia impronte facili da individuare. Inoltre, ha un udito molto sviluppato, utile per percepire le vibrazioni sulla sabbia.maxresdefault-2

Durante la Guerra del Golfo, a causa del conflitto e della tratta illegale della pelliccia di gatto delle sabbie, il governo Saudita ha ritenuto necessario inviare 8 esemplari ad una organizzazione internazionale di tutela dei grandi felini con base in California, per salvare la specie dalla possibile estinzione – ma d’altra parte, la caccia di questi gattoni è ancora legale nel Paese. Le contraddizioni del Regno si possono trovare davvero in qualunque tipo di questione!

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Il cielo e’ vuoto, il cielo e’ pieno

In pochi posti al mondo il cielo ha la fisicita’ e allo stesso tempo la leggerezza di Saudi. E anch’io, come Ligabue ma per diverse ragioni, mi chiedo quanto sia vuoto o pieno il cielo d’Arabia.

Il cielo e’ vuoto

Prendiamo una tranquilla giornata di inizio primavera: la palla gialla del sole, che gia’ inizia a irradiare le dune con il suo calore che d’estate trasformera’ tutto in lava, fluttua da sola in un mare di cielo blu , nell’assoluto vuoto. Il colore, nei giorni migliori, e’ un blu magico, quello che dalle nostre parti si trova solo in montagna nelle giornate invernali perfette.

Oppure di notte, quando l’assenza di nuvole trasforma il nero della notte in un retino dove i fori sono il giallo delle stelle, tantissime.E pare piu’ semplice da qui capire come mai i migliori astronomi e gli inventori dei primi strumenti di orientamento con le stelle fossero di queste parti: perche’ il cielo d’Arabia e’ come una mappa srotolata sopra i nostri nasi all’insu’, i cui segni e pianeti in movimento sono tutti da interpretare.

Cielo vuoto

Il cielo e’ pieno

E poi arriva l’estate, e l’aria assume una solidita’ soffocante: la sabbia  galleggia ovunque, giallastra, tingendo dello stesso colore il cielo che cosi’ rimane per settimane. Ed il vento non fa che peggiorare la situazione: quando la tempesta di sabbia arriva, il cielo e’ una mano artigliata che schiaffeggia e graffia, che porta in dono una manciata di polvere da custodire nei polmoni.

Ed infine, il cielo e’ pieno durante i rari acquazzoni: la luce del sole filtrata dalle nuvole rende il verde nei parchi simile a quello del giardino in Italia e d’improvviso l’acqua bagna la terra ed i profumi ricordano casa. E cosi, alzando lo sguardo, ci si dimentica che da queste parti la gente parla linguaggi strani e veste abiti svolazzanti.

Cielo pieno

Il cielo e’ vuoto o il cielo e’ pieno? Ciascuna parte si contende la sua stagione.

Ode al cammello

Dici deserto e pensi cammello: è un’associazione immediata. In effetti, il cammello in Arabia fa da contorno alle strade sabbiose quanto le mucche o le pecore quando si va in montagna. Per la precisione, si tratta di dromedari: hanno tutti una sola gobba ma vengono chiamati “camels” –  in inglese, tecnicamente, “arabian camel”, non a caso – quindi per abitudine lo chiamiamo così anche noi.12742704_897328283698970_4880183284520803610_n

Il color cammello, nell’immaginario, è composto da una palette di sfumature di beige/marrone più o meno intenso, ma le strade Saudite ci hanno insegnato che il colore del suo manto è ben più sorprendente: se ne vedono anche di bianchi e neri. Pascolano solitamente in gruppo, accompagnati da un pastore che li supervisiona su moderni mezzi semoventi – ovvero, dei suv, solitamente delle Toyota Land Cruiser, le auto che meglio performano sulla sabbia.12631512_888310984600700_7080773695100096846_n

Ormai non fanno più caso al rumore delle macchine che sfrecciano sulle autostrade, ma forse dovrebbero: rappresentano un pericolo per se stessi ed i guidatori quando attraversano impavidi, e non è raro trovarli senza vita sul ciglio della strada. Ma non va sempre meglio allo sfortunato autista che, del resto, si scontra con un quadrupede alto circa 2 metri e pesante oltre 500 kg: per questo motivo, alcune strade sono recintate.angry camel_tom kerr

Il cammello ha solitamente un caratterino non facile e riottoso, ma d’altra parte ha caratteristiche talmente uniche che gli si perdona questa verve da prima donna. Può resistere alla sete per 8 giorni, può contenere un ettolitro d’acqua nella sua gobba (e lo beve in 10 minuti!) ed ha un sistema di regolazione della temperatura corporea che è un capolavoro di ingegneria. Si addensa il plasma, ha una pelle che non lascia traspirare i liquidi, sopporta un aumento della temperatura corporea fino a 7 gradi senza risentirne nella riserva d’acqua, limita al massimo l’espulsione dei liquidi organici e, se non bastasse, può metabolizzare il grasso della gobba per produrre idrogeno che, con l’ossigeno dell’aria, crea altra acqua – 1 litro per ogni chilo di lipidi: insomma, sto cammello spacca!

Camels ridden by robot jockeys compete during a weekly camel race at the Kuwait Camel Racing club in Kebd

Un’altra delle caratteristiche sorprendenti di questo animale è la velocità: può raggiungere i 20 km orari, e percorrere anche 150 km al giorno! Per questa sua indole da maratoneta viene impiegato nelle corse a scopo ludico: sono molte diffuse in tutti i Paesi Arabi, e i cammelli che vi partecipano sono solitamente i più pregiati. Un cammello super star, vincente e in forma, può arrivare a costare un milione di dollari. Ma non fate i salti di gioia: non li scambiano con mogli indesiderate – lo dico per esperienza 😉91upukbilRL._SL1500_

Da secoli il cammello rappresenta fonte di sostentamento per le popolazioni di beduini: oltre che per la loro capacita di trasportare pesi rilevanti in clima desertici, è da sempre utilizzato anche per la carne, la pelle, lo sterco (utilizzato come combustibile) e il latte, che recentemente è stato rivalutato per le sue proprietà. Pare che sia più nutriente e digeribile di quello vaccino, povero e di grassi  ed elisir di lunga vita, oltre che un toccasana per la pelle. Insomma, dire deserto (saudita) e pensare cammello è più che giustificato: in arabo, i sinonimi per indicare l’animale sono addirittura 160.

Un paese in attesa


Dice un proverbio turco che la pazienza è la chiave del paradiso. A sentire il saggio turco, mi pare di capire che qualche fabbro celeste abbia una intera dispensa di chiavi per la popolazione saudita, e che – qualcuno glielo spieghi – non serva affannarsi per la vita ultraterrena perché tanto é giá lì che li attende.

D’altra parte, se c’è una cosa che mi è sempre mancata nella vita, quella è proprio la pazienza: ho cercato di improntare la mia esistenza intorno all’ottimizzazione dei tempi (mia mamma l’ha definita una volta “La continua ricerca della massima efficienza“), all’essere multitasking, alla consapevolezza che il tempo è una risorsa limitata (come il petrolio!). Ed invece, da due anni e mezzo a questa parte, mi sono reso conto che per una vita che vada oltre la sopravvivenza in Saudi, la cordialissima Santa Pazienza è la migliore alleata.

Per forza, niente funziona nei tempi prestabiliti:

  • La lavatrice? Inshallah la consegneranno la prossima settimana.
  • Il visto di soggiorno? Inshallah 1 mese, oppure 3, oppure 6.
  • Quando finisce la riunione precedente? Inshallah fra 5 minuti, ma forse fra 2 ore.
  • Quando e’ pronto il nuovo bar del compound? Inshallah il prossimo mese, ma alla fine il prossimo anno.
  • Stai guidando ed il tizio davanti si ferma a salutare un amico? Mettiti il cuore in pace, ti blocchera’ la strada per 5 minuti buoni.
  • Sei in attesa di una nuova SIM card nel negozio di cellulari? Ci sono due clienti ma i tempi di attesa sono di 45 minuti.

Ai nuovi arrivati miei coetanei che incontro in azienza, io lo dico sempre: l’unico segreto per una lunga vita in Saudi e’ maturare la pazienza di Budda (senza dire troppo ad alta voce che questo tipo di pazienza appartiene ad un’altra religione).

E poi, come se non bastasse, qui le waiting list vanno per la maggiore. In un mortale abbraccio tra la cultura americana (che le liste le ha create) e quella Saudi (che di waiting e’ il re), ogni cosa da fare ha una sua maledettissima waiting list. Ogni membership (tennis, barca, golf, bowling, etc) ha la sua waiting list per gli outsider; ogni viaggio organizzato la sua lista degli esclusi in paziente attesa; per cercare un’abitazione piu’ vicino all’ufficio? Ovvio, tutti in lista a sperare di arrivare in cima!

E qui arriva il bello: la lista c’e’ ed e’ anche ordinata, ma i tempi di attesa sono imprevedibili. Chi ha costruito sofisticatissimi modelli excel per prevedere l’arrivo del suo momento-di-svolta-nella-vita ha dovuto ricredersi nell’affidabilita’ di Excel, Bill Gates e pure del teorema di Pitagora: in Saudi non funzionano!

Come scrive l’autore di Winnie-the-pooh: I fiumi lo sanno: non c’è fretta. Arriveranno un giorno al mare. Ecco: il problema e’ che in Saudi seccano prima tra le dune del deserto.

Coming soon: cinema, film e consuetudini di censura

La mancanza assoluta di sale cinematografiche in Arabia Saudita è una di quelle peculiarità che rendo il Paese così malamente famigerato. Non sempre è stato cosí, anzi: fino agli anni ’70 i cinema erano piuttosto diffusi nel Paese e considerati distanti più che dalla morale islamica dalle tradizioni locali – quasi del tutto coincidenti con quelle beduine.

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Sci tech museum ad Al Khobar – Eastern Province

Con gli anni ’80 però la musica è cambiata: complici alcuni avvenimenti storici di forte impatto (su tutti, l’assedio della Grande Moschea della Mecca nel 1979), l’Arabia ha vissuto un revival delle dottrine islamiche più ortodosse ed intransigenti. Questo, oltre ad aver portato le donne a velarsi nuovamente il viso – per dirne una-, ha anche spinto le istituzioni a “bandire” i cinema, con la conseguente chiusura di tutte le sale del Paese. Ad oggi, l’unico pubblico e ufficialmente riconosciuto è un IMAX presente nel museo Sci-tech di Al Khobar, a due passi da noi: ovviamente proietta documentari scientifici e astronomici a scopi didattici, per cui per riuscire a vedere tutta la restante offerta del botteghino bisogna “emigrare” nei Paesi vicini.34_1_1

I cinema del Golfo offrono una lunga lista di film ma c’è comunque un trucco: la censura. Molte pellicole vengono tagliuzzate per evitare ai deboli cuori arabi di assistere a scene potenzialmente lussuriose –  d’altra parte, niente censura per combattimenti, uccisioni o spargimenti di sangue, quelli possono reggerli. Il caso più eclatante di censura che ci è capitato di vivere è stato il tentativo di guardarci “The wolf of Wall street”, con il finalmente Oscar Leo DiCaprio: nonostante gli oltre 40 minuti bruscamente eliminati, ci è parso chiaro che la trama fosse piuttosto spinta, ma a tutt’oggi vorremmo capire la storia del film, impossibile da seguire con tutte quelle modifiche. Per ora sembra che l’unica certezza siano i cartoni animati, per ora immuni ai tagli.

Se, da una parte, l’Arabia si distingue per una mancanza di strutture per guardare film, dall’altra è carente e proibizionista anche riguardo la produzione. Sono solo 5 i film girati su suolo Saudita (tutti da produzioni straniere), oltre che pochissimi gli attori e i registi con passaporto del Kingdom.SONY-WJOS-01_OnesheetJuly16_Layout 1

Nel 2012 è però successo il miracolo: è uscita “La biciclette verde” (titolo originale: “Wadjda”, dal nome della protagonista). Il film dipinge la vita di una madre con figlia femmina, Wadjda appunto, che si trova ad affrontare il secondo matrimonio del marito con un’altra donna che si spera gli dia un figlio maschio, e la ragazza che non riesce a comprendere la ragione di tutte le limitazioni alla vita delle donne nel Regno e desidera con tutta l’anima comprarsi una bella bicicletta verde, per poter girare come il suo migliore amico maschio – le donne in Arabia non possono usare la bicicletta.

Per girare il film pare che la regista (ebbene sì, per giunta donna!) sia stata chiusa nel furgone delle riprese comunicando con la troupe tramite walkie-talkie e di sicuro la vita non è stata facile: il film non è fortemente critico della realtà saudita, ma tratta temi sicuramente scottanti. Vale la pena di dargli una chance!

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Il 22 Aprile invece uscirá un film che parla dell’Arabia Saudita e che siamo curiosi di vedere, “A hologram for the King”, ovviamente il re in questione è quello di Saudi. Il protagonista principale è Tom Hanks, che interpreta un venditore che cerca di assicurarsi il ricco contratto per l’IT di una nuovissima città che verrà costruita dal nulla nel mezzo del deserto. Le riprese non hanno messo piede in Arabia, sono state girate tra il Marocco e l’Egitto ma già dal trailer ci sembra che raccontino con ironia la cultura araba: vi faremo sapere!