Gli Arabi e le invenzioni: memo per non soccombere a Ramadan

Ci siamo quasi: tra 10 giorni ricomincia il mese di Ramadan. Passiamo tutto il resto dell’anno ad organizzarci in base a questo periodo, cercando di essere lontani il più possibile da Saudi per evitarci le restrizioni che porta con sè. Negozi chiusi, una preghiera in più al giorno con cui destreggiarsi, la necessità di rinchiudersi in bagno per mangiare o bere un goccio d’acqua: durante il mese del digiuno la vita nei Paesi musulmani non è semplice, sopratutto per chi non lo è. Tendiamo così a perdere un po’ la pazienza e la vita in Terra Araba, che tutto sommato non ci dispiace affatto, prende una piega di insofferenza.happy-Ramadan-2012-1

Quest’anno però non possiamo arrivare impreparati: è il nostro terzo Ramadan e dobbiamo cercare di non abbatterci in partenza. Ecco quindi una lista di motivi per cui dovremmo essere sinceramente grati agli Arabi da tenere a mente per i momenti difficili che ci aspettano:

  • un alchimista Persiano, nel VIII secolo, ha tra le altre cose descritto per la prima volta i processi di  sublimazione, riduzione e distillazione. Ce lo ricorderemo al prossimo “cheers!” – rigorosamente in qualche Paese lontano da qui
  • un matematico della Mesopotamia, nel IX secolo, ha calcolato in maniera accurata la durata di un anno solare e ha contribuito alla scrittura di tavole astronomiche utili per prevedere la posizione degli astri nel cielo. Ce lo ricorderemo quando, in preda alla fame in un luogo pubblico, leggeremo l’oroscopo per distrarci
  • sempre nel IX secolo, un fisico persiano ha sviluppato, tra le altre tecniche matematiche, la prova del nove. Ce lo ricorderemo… ce lo ricorderemo?Westerner_and_Arab_practicing_geometry_15th_century_manuscript

Agli Arabi dobbiamo davvero molte cose, senza di loro in Europa non sarebbe mai arrivato lo zucchero di canna, gli orologi ad acqua, la carta e la seta. Ma quello che personalmente mi fa essere maggiormente grata verso questi popoli è la loro intuizione sulla potenzialità del commercio della pasta. Sono stati proprio gli Arabi del deserto ad essiccare per primi la pasta destinandola a una lunga conservazione: una volta sbarcati in Sicilia, ne hanno iniziato il commercio per tutto il Mondo allora conosciuto. Se oggi possiamo permetterci di comprare al supermercato in Arabia Saudita un pacchetto di fusilli di qualità decente per le volte in cui vogliamo sentirci un po’ a casa, è merito proprio di chi ci ospita.Pasta

Questo sentimento patriottico di gratitudine sarà sufficiente a farci passare indenni anche il molto prossimo Ramadan? Stay tuned!

 

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Che cosa NON e’ Saudi

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Percezione e realta’ spesso vivono su pianeti distanti. Alzi la mano chi basando le proprie opinioni su quanto visto/letto/sentito su un posto sia poi rimasto sorpreso una volta arrivatoci. Spesso il problema risiede nella facilita’ con cui si estende all’intero paese il significato di una notizia di valore locale.

Faccio un esempio: un autunno di qualche anno fa ci fu un problema allagamento in Lombardia, dove ho vissuto prima di partire per Saudi, e mi ritrovai a ricevere una telefonata preoccupatissima di un amico che mi chiedeva se stessi galleggiando in mezzo ai rottami della mia casa allagata dalle piene impetuose. Ovviamente non stava avvenendo niente di tutto cio’.

Saudi ovviamente non e’ da meno, anzi. Addirittura le percezioni del mondo esterno nei confronti dell’Arabia sono di due poli completamente opposti:

  • C’e’ la Saudi scambiata per gli Emirati, dove scorrono valli con fiumi d’oro, palazzi imperiali, auto ruggenti e sfarzo un po’ messo a caso
  • E poi c’e’ la Saudi modalita’ Afghanistan, dove i talebani dominano lande desolate secche e senza vita facendo rispettare in modo radicale la legge coranica utilizzando strumenti non convenzionali.

Chi legge i nostri post sa bene che Saudi non e’ ne’ l’una ne’ l’altra: e’ un paese complesso, spesso non facile in cui vivere (soprattutto per alcune categorie), dove esistono grandi contraddizioni ma anche opportunita’ e alti standard di vita.

Qui sotto un piccolo elenco, come sempre non esaustivo, di che cosa NON sia l’Arabia Saudita:

  • nonostante sia un’economia emergente, quindi in forte trasformazione economica, non presenta la classica percezione di economia povera: non ci sono ne’ fili della luce in giro per le citta’, ne’ strade superscassate dove girano Fiat Duna degli anni ’80.
  • il sistema elettrico (nonostante sia l’apoteosi degli sprechi) e’ affidabile: non ci sono black-out, ne’ interruzioni programmate di elettricita’, ne’ altro che possa impedire ad un condizionatore delle dimensioni di una Jeep di funzionare ininterrottamente 24 ore al giorno. Su quanto greggio si bruci per mantenere in piedi il sistema, questa e’ un’altra storia
  • la mobilita’ all’interno del paese non e’ limitata in alcun modo. Certo, ci sono alcune zone dove e’ meglio non andare (come in qualsiasi altro posto al mondo), ma muniti di un mezzo solido si puo’ guidare ovunque, e non esistono dei “padroni locali” che precludono l’accesso ad alcune zone
  • non e’ anche come uno si immagina Dubai: ci sono alcune zone moderne, dove palazzi piu’ o meno eleganti si ergono verso il cielo, ma niente di cosi’ ammiccante, moderno e luccicante come gli Emirati, ne’ il Qatar, ne’ pure il Bahrain.
  • non ci sono ristoranti gourmet di altissima classe (le buone scelte rimangono le solite due o tre), ma si possono facilmente trovare tutte le catene internazionali (da Pizza Hut a KFC etc..). La qualita’, tuttavia, a volte e’ drasticamente inferiore agli standard.

Ne’ Dubai, ne’ Kabul, ne’ tantomeno Italia: ogni paese ha il suo abito, e l’Arabia non e’ certo da meno.

Incomprensioni linguistiche: quando anche l’inglese è arabo

Vi abbiamo già parlato in passato di quanto la lingua araba sia ostile: alfabeto diverso, scrittura diversa, pronuncia diversa. Non che ce ne fosse reale bisogno, l’arabo è la lingua “incomprensibile” per antonomasia, e l’esperienza diretta non ha potuto che confermarlo.

La lingua comune per gli expat resta l’inglese e la pratica giornaliera ci sta insegnando che anche in questo caso le cose sono meno lineari di quel che sembra. Soprassediamo sul fatto che, nonostante sia la modalità di comunicazione internazionale riconosciuta da quasi tutto il Mondo, resta pur sempre il tallone d’Achille dell’Italiano. A gesti andiamo alla grande, ma tra pronuncia e vocabolario rimaniamo tra le nazionalità più scarse – fanno peggio di noi probabilmente solo i Cinesi, come i nostri vicini di casa, che ci fanno sentire docenti di Oxford anche quando scambiamo solo le formalità dei saluti di tutti i giorni.

Come è ovvio che sia, ogni nazionalità ha la sua pronuncia particolare: gli Indiani, ex colonia inglese, parlano in modo fluente ma con un accento tutto loro al quale bisogna fare l’orecchio. I russi non sono fortissimi parlatori della lingua degli storici avversari della Guerra Fredda e con il loro accento creano sempre un’atmosfera da KGB, anche quando esprimono solo un’opinione sul meteo. I tedeschi invece se la cavano in genere alla grande, ma non passa inosservato il loro spirito germanico – se non dall’accento, almeno dai sandali con le calze.198ed21ed30e56aea9a4f849571222e5

Il vero scoglio resta però tutto interno ai Paesi anglofoni: i Sudafricani mischiano inglese e olandese, gli Australiani usano un sacco di slang da surfisti, gli Scozzesi hanno una lingua segreta che capiscono solo loro. Ma la faccenda che resta maggiormente in sospeso è la lotta British VS American. Sembra che parlino la stessa lingua, ma in realtà utilizzano molti termini diversi, spesso appositamente per dimostrare che “non sono uguali” – creando un po’ di confusione nella testa del non-madrelingua che non capisce. Non capisce perché i biscotti sono biscuits per gli Inglesi e cookies per gli Americani, le melanzane si chiamano aubergine in UK e eggplants negli States, i gamberetti possono essere prawns (UK) oppure shrimps (US), l’armadio wardrobe oppure closet, la benzina petrol o gasoline. I pants americani sono pantaloni, che gli inglesi chiamano invece trousers e usano pants per le mutande.britishvamerican

Ci si aspetta che loro, dall’alto dell’essere madrelingua – cosa della quale fanno spesso vanto e discriminazione verso chi non lo è, siano in grado di comprendere quello che dici sia che utilizzi una o l’altra dicitura, ma non capita di frequente. Quando abbiamo comprato il nostro stupendo golf cart, chiamando il venditore, ho passato 15 minuti a cercare di far capire la mia domanda “va a benzina o è elettrico?”. Chiedevo dell’americana gasoline ma parlavo con un British e lui non afferrava.

La mia autostima nel parlare l’inglese – che a quanto pare era americano – è caduta ai minimi storici in quella occasione, ma alla fine ho capito: l’alfabeto è lo stesso e non scrivono nel senso opposto, non ci sono suoni irriproducibili ne appare così ostile. Ma se dall’altra parte c’è un madrelingua vai sul sicuro: usa i gesti che sei Italiana e te la cavi alla grande!

Aliti di wind of change in KSA

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A chi dice che l’Italia non sia un posto sufficientemente dinamico, venga a farsi un giro in Saudi: se gli Stati Uniti o Singapore sono un razzo della NASA, la Germania una velocissima auto sportiva tedesca e l’Italia una cinquecento vecchia scuola, qui in Saudi si corre ancora a dorso di cammello (che nonostante le grandi lodi decantate da Valentina corre al massimo a 65 Km/ora, quanto basta per essere superato dalla 500). Certo, proprio qualche giorno fa e’ stato annunciato il nuovissimo piano visionario al 2030, ma al momento abbiamo solo un lungo documento e poco altro: staremo a vedere.

In tutto questo immobilismo da sabbie mobili del deserto (che ben si sposa con il precedente tema della pazienza), alla fine qualche metro verso il progresso si e’ costretti a farlo, anche perche’ la giovane popolazione saudita e’ piu’ di ogni altra iperconnessa alla rete e il contagio di idee e culture, nonostante tutte le resistenze, procede in maniera irreversibile.

Avendo acquisito un minimo di memoria storica per i due anni e mezzo di vita vissuta nel Regno, ecco cinque piccole cose del quotidiano che sono cambiate (in meglio o in peggio) in questi 30 mesi.

  1. CAMBIATO IN PEGGIO: connessione internet (ma siamo fiduciosi sul futuro). Il camp e’ al completo, i colleghi sono avidi consumatori di video online e le telefonate via FaceTime con l’Italia sono diventate della qualita’ grafica di un videogioco anni ’80. Ma niente paura: sembra che arrivera’ la fibra ottica (anzi: in alcune aree piu’ vicino di noi alla civilta e’ gia’ arrivata).
  2. CAMBIATO IN MEGLIO: la sicurezza (percepita) sulle strade. Sull’autostrada che mi porta a casa hanno finalmente installato 30 chilometri di illuminazione. Prima, guidare per strada era come giocare ad un flipper in una sala giochi che non aveva pagato la bolletta. E le campagne di sensibilizzazione della popolazione alla guida prudente stanno diventando piu’ sofisticate: in giro per le strade si vedono carcasse di auto con i simboli di Whatsapp, Twitter o Snapchat macchiati di sangue. Che e’ l’unico modo per farglielo capire.
  3. CAMBIATO IN PEGGIO: l’esclusivita’ dell’essere italiano. Ce ne sono talmente tanti che ormai nessun locale ci fa piu’ la festa. Che brutta roba il declino della celebrita’: mi sento come un cantante di un gruppo pop degli anni ’90.
  4. CAMBIATO IN MEGLIO: la gestione della coda all’immigration in aeroporto. Questo e’ un incubo che solo chi e’ atterrato in Saudi puo’ capire. Una, due, tre ore di attesa in piedi in lunghe file spruzzate di umanita’ per ottenere un cacchio di timbro sul passaporto, che neanche fossimo al Blu Tornado di Gardaland (che poi almeno li’ ci si diverte). Da quando sono arrivato, hanno migliorato la gestione delle file, i doganieri sono diventati piu’ efficienti, e i tempi si sono radicalmente accorciati. Non siamo ancora in Giappone, ma almeno non si contano piu’ svenimenti in aeroporto.
  5. CAMBIATO IN BOH: il prezzo della benzina, passato da 11 a 18 eurocent al litro (comunque quasi gratis). E’ un cambio positivo: lo Stato risparmia soldi in sussidi e si inizia a dare un valore monetario allo spreco di energia, che qui scroscia come l’acqua da una diga rotta. Ma e’ anche negativo: dopo anni di benzina a costo zero, il saudita anche nel suo piccolo.. si potrebbe incazzare.