Ritorno sui banchi di scuola – del Medio Oriente

È arrivato un momento nella nostra vita da expat in cui ci siamo sentiti in necessità di testare il nostro livello di inglese: siamo esposti alla lingua tutti i giorni da ormai da 4 anni ma non abbiamo nessun pezzo di carta che ne certifichi il livello.

A dire tutta la verità, l’inglese a cui siamo abituati ha un che di contro intuitivo. Anzitutto, delle nazionalità che popolano il mondo degli espatriati Sauditi, quelli che parlano l’inglese migliore non sono gli inglesi, ma anzi. Non saprei dire se sia per via del fatto che si tratta della loro madrelingua quindi non gliene frega una cippa di essere particolarmente accurati, ma spesso sono proprio i British – e gli anglosassoni in generale – i peggiori esempi. Nella scrittura sopratutto: leggere gli annunci di vendita sui vari social promossi da persone inglesi fa accapponare la pelle, e talvolta chiedere: come è successo che la loro lingua sia diventata il riferimento internazionale?

I migliori scrittori e parlatori di inglese sono piuttosto gli Europei del Nord, ma nella mia esperienza personale è una cara amica Malesiana a detenere il titolo di fonte inesauribile di vocabolario Brit. Da lei ho imparato – e continuo ad imparare – espressioni che ogni volta il mio secondo pensiero nella testa è: “Chapeau!”. Il primo resta ovviamente “ma che vuol dire?!”.

IELTS-BD.jpgPresa la decisione di intraprendere la strada della certificazione IELTS (International English Language Testing System) ci siamo iscritti all’esame tenutosi in Bahrain il 14 ottobre scorso: ci sono diversi centri anche in Arabia ma, udite udite, donne e uomini sono divisi in edifici diversi. Nella nostra ingenuità, ci aspettavamo di essere quattro gatti, tipo noi due e qualche ragazzino pieno di brufoli pronto a darci la biada a noi vecchi bacucchi. E invece la scuola, dalla facciata imponente, ci ha accolto con un team organizzatissimo di persone che registravano e smistavano un centinaio di applicanti. Un centinaio?! Pareva di stare in aula Gemelli all’esame di economia aziendale del primo anno, con qualche turbante e velo in più.

La composizione dei nostri compagni di merende era chiarissima: 80% arrivava dal subcontinente indiano. 15% erano ragazzini Bahreniti che evidentemente dovevano sostenere l’esame per accedere a qualche corso universitario. Il restante 5% eravamo noi due italiani e un paio di altre facce Occidentali.22405612_10156016855159614_5487059279014745419_n

La dinamica dell’esame è stata piuttosto divertente, per i seguenti motivi:

  1. fare un esame da adulto è completamente diverso: nessuna pressione, nessuna aspettativa, solo una sana sfida con se stessi. Evviva!
  2. All’ingresso delle aule, ci dirottano in una sala più grande per fare la foto che verrà allegata all’esame. Usano la seguente frase: “Go this way to take the picture, please”. L’attenzione cade su alcuni partecipanti che no, non sanno che vuol dire. Ottima partenza!
  3. Tenere una classe di ragazzi non è lo stesso che gestire degli adulti. Nella parte scritta del test, ci sono alcune formalità da seguire che l’omino IELTS di dice da subito di aspettare che a breve ti spiega. Secondo voi come è finita? Neanche a dirlo, c’è stato un principio di rivoluzione per dei dettagli senza senso che, a detta degli studenti attempati, non erano chiari. Temo che con l’età si perda anche la lucidità nelle piccole cose.

Tornare sui banchi in una classe di un Paese straniero è un’esperienza da dejavù ma con i  cartelloni appesi alle pareti in un’altra lingua. Ora non resta che attendere il risultato del test per capire quanto vicini siamo ai veri British e, di conseguenza, quanto possiamo permetterci di scrivere cose sgrammaticate per sentirci davvero come loro.

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Ritornare scarichi: quando la batteria fa gli scherzoni

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Grazie ad un mix di fortuna e abilità, non sono molti gli imprevisti che abbiamo dovuto subire nel nostro quadriennio saudita. Abbiamo sempre preso i voli in orario, cercato di evitare gli ingorghi nell’autostrada per il Bahrain (non sempre ci siamo riusciti), e tutto sommato la maggior parte delle avventure si e’ conclusa secondo i piani.

Se penso però ad una cosa che ci e’ accaduta più volte in serie, non posso fare a meno di pensare alla morte ripetuta della batteria della nostra auto. Puntualmente, atterrati in aeroporto dopo una vacanza più o meno lunga, spingendo i nostri trolley verso il parcheggio, il semplice gesto di aprire le portiere con il telecomando dell’auto disegnava due scenari alternativi: (1) le luci dell’auto si accendono, e allora tutto apposto; (2) il silenzio ed il buio avvolgono il veicolo, e allora sono cacchi amari.

Le abbiamo contate: dal 2013 ad oggi, per ben 5 volte, il rientro a casa dopo un viaggio si e’ trasformato in una grande avventura. La cosa buffa e’ che – a parte una volta – il risultato e’ stato simile (batteria scarica), ma le cause spesso diverse:

  • il caldo estivo saudita (2 volte) e’ la causa piu’ comune. In pratica se parcheggi all’aperto con 50 gradi senza staccare la batteria dai cavi dell’auto, questa si scarica per qualche strano principio fisico-chimico.
  • Un morsetto difettoso (1 volta) che in qualche modo ha sminchiato la batteria.
  • Un autista distratto – il sottoscritto (1 volta), che ha lasciato semi-aperta la portiera, lasciando accesa la luce dell’abitacolo. La batteria era nuovissima, ma forse quella volta il black-out e’ stato al cervello.
  • Poi c’è stata quella volta in cui ho parcheggiato l’auto in divieto di sosta per la disperazione dopo mezz’ora a caccia di un posto. Da vedere le nostre facce una volta ritornati al parcheggio: eravamo seriamente convinti che ce l’avessero fatta sparire per magia tipo Mago Silvan (per poi scoprire che era stata spostata di 100 metri).

Fin qui l’imprevisto. E ora viene il bello: fossimo stati in qualsiasi altro posto, avremmo dovuto chiamare carroattrezzi-meccanici-polizia-LeBron James. Ma qui siamo in Saudi, baby, e gli imprevisti sono il pane quotidiano.

Hai la batteria scarica? Nessun problema, zio. Chiedi al primo che passa che in alternativa e’: un tecnico-tattico-elettrauto ed in quattro e quattr’otto ti tira fuori uno strumento che ricarica la batteria in un istante; un tizio che conosce un tizio che arriva con un gippone a cui collegare i cavi; una guardia dell’aeroporto che smonta dalla sua auto la batteria, la porta davanti al cofano della tua auto e con una mossa da ninja usando solo chiavi inglesi la collega non si sa come all’auto che parte con un rombo.

Anche nel peggiore dei casi (arrivo in notturna alle tre del mattino, con il ritorno in ufficio fissato alle ore sette dello stesso giorno), l’inconveniente ci e’ costato al massimo una mezz’oretta di battute e risate.

Perché i Saudi c’avranno anche tanti difetti eh, ma di fronte all’imprevisto si sentono a casa come il guanciale sulla carbonara – quello di maiale, siamo seri.

Apparire o non apparire

Saudi, e il mondo arabo in generale, pone grande attenzione all’apparenza: nel vestire, nel modo di porsi, nella percezione che gli altri hanno di noi. L’Italia non è molto diversa: le donne non si devono coprire totalmente per non macchiare l’onore di famiglia, ma in quanto, ad esempio, a titoli, forse siamo anche peggio. Quanto ci piace darci tono con paroloni che non vogliono dire niente? Siamo tutti Financial Manager quando teniamo lo scontrino del supermercato, Legal Advisor quando protestiamo con l’amministratore di condominio, Managing Director quando c’è da sgomitare nelle recite dei figli.Quello che è unico di questo mondo è una estrema gerarchia nella catena di comando, ma che non sempre si riflette in una qualità maggiore del prodotto finale. Anzi: sono tutti capi che vogliono avere l’ultima parola, per cui viene spesso spontaneo chiedersi… a chi sono sfuggiti i dettagli?!


Il sempre orribile aeroporto di Dammam

Non dimenticherò mai nella mia vita il King Fahd International Airport. Tra ascensori con pelliccia di moquette, code infinite al controllo passaporti e odori vari che non danno scampo, è una specie di crocevia di sfighe. Soprattutto se devi prendere un volo al gate 37. Perché il cartello indica il 26-37, ma l’ultima porta è la numero 27. Dettagli!


Diversi punti di vista

Non è necessariamente immediato capire il verso di lettura della scrittura araba. Però con questo cartello che celebra la festa nazionale si sono superati. O forse era un’istallazione d’arte contemporanea e noi siamo solo dei beceri incompetenti?


L’editor di testi deve essere un job title poco attraente

Il processo per stampare cartelloni e pubblicità aziendali è arzigogolato e, questo credevo dalla mia breve esperienza, sottoposto a centinaia di controlli. Ok, magari non centinaia, ma almeno due dai! Non saremo madrelingua, ma “available” (disponibile) siamo piuttosto sicuri non si scriva come qui sopra. Ma forse era troppo lavoro editare tutto quel testo!

Donne e motori, mai più restrizioni

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La notizia e’ giunta ovunque: il Re Salman ha deciso che finalmente anche in Arabia Saudita le donne potranno guidare. Il tempo tecnico di preparare autoscuole femminili, polizze assicurative per donne col velo e auto dai colori sgargianti e ci siamo. Si dice giugno, anche se notizie discordanti parlano che chi ha la patente in altri paesi del Golfo potrà guidare già entro un mese, il tempo del decreto attuativo. In un mondo in cui niente funziona in orario, ritardi e slittamenti sono all’ordine del giorno, quindi non sorprendiamoci se la partenza sara’ piu’ lenta del previsto.

L’attesa ricorda l’uscita del nuovo iPhone X: entusiasmo ed eccitazione si sono propagati a macchia d’olio in giro per il Regno ed anche noi siamo pronti. E’ nata una competizione nel gruppo degli expat su chi sara’ la prima donna a guidare, e Valentina sa che puo’ contare su una belva della burocrazia come il sottoscritto, che in meno di dieci giorni dal suo arrivo in Saudi nel 2013 aveva gia’ ottenuto tutti i documenti per andare in Bahrain a mangiare la pancetta.

Smaltita l’eccitazione della notizia, la convinzione e’ che il diavolo sarà nei dettagli: c’è chi dice che verrà imposto un limite di età relativamente elevato (30 anni – assai probabile, oppure 40) per evitare fughe romantiche adolescenziali; c’è chi e’ convinto che le donne non potranno guidare in autostrada; altri indicano che saranno imposti dei limiti sugli orari (solo nelle ore diurne); lo scenario peggiore sarebbe l’obbligo di avere in auto un membro della famiglia, che confermerebbe come l’annuncio in realtà sia semplicemente un sapiente tentativo mediatico di parlare di altro in un momento difficile per il paese.

Se questi limiti iniziali servono a far digerire la notizia alla parte più conservatrice della società, bisogna farseli andar bene: l’importante e’ avviare il processo, poi la consuetudine quotidiana limera’ gli altri ostacoli. Sono due i rischi che vedo più probabili: gli autisti uomini che faranno i bulli per strada, spaventando a morte le povere donne alla guida; e lo strato piu’ intransigente della società che potrebbe trovare un canale di comunicazione con i dissidenti della famiglia reale che rischia di trasformarsi in qualcosa di più grande e pericoloso.

Qualsiasi risultato finale si raggiunga, il significato sociale del gesto e’ enorme ed e’ accompagnato da implicazioni economiche forse altrettanto rilevanti. Con un solo gesto, in pratica a costo zero: 1) si riduce il numero di expat impiegati come autisti che scarrozzano le donne in giro per la penisola (1.4 milioni!) e che ogni anno spediscono milioni di dollari nei loro paesi; 2) si incentiva finalmente il lavoro delle donne, che in Arabia e’ pari al 15% della forza lavoro, 3) si da’ ossigeno all’industria dell’auto, che sta attraversando un paio di anni particolarmente gravi e che dovrà ampliare il proprio parco auto per un pubblico femminile, insieme a nuove soluzioni di finanziamento e assicurazioni del settore finanziario. La pubblicità della Volkswagen a inizio pagina anticipa un futuro brillante per i creativi pubblicitari.

Ho provato a parlare della notizia alle donne saudite che incontro in posta o al supermercato: al momento la prudenza domina sovrana e dopo l’annuncio vogliono vedere i fatti.

Nel frattempo, tutti in attesa: la coda di quest’anno non sarà soltanto davanti all’Apple Store più vicino a casa.

Il ponte tra Europa e Medio Oriente: gita a Cipro

Se pensiamo alle isole del Mediterraneo, dopo quelle Italiane, ci viene in mente Ibiza, Mykonos e poco altro. Eppure qui in Saudi ce n’è un’altra che conoscono in molti e che noi abbiamo sempre un po’ snobbato: Cipro.

IMG_1227Cipro è popolare tra gli Inglesi essendo stata per molti decenni protettorato UK, tanto che si guida “dalla parte sbagliata”, tutti parlano un inglese quasi perfetto e i turisti arrivano in grande maggioranza dall’isola britannica. A quanto pare, anche per benefici fiscali: la seconda nazionalità più presente è quella russa, con grandi yatch parcheggiati per le acque cristalline di questa isola paradisiaca (almeno fiscalmente ;)).

Cipro fa parte dell’area euro: sulla moneta da 1, ci si trova l’idolo di Pomos, una figura umanoide dell’età preistorica ritrovata tra gli scavi archeologici, presenti in grande numero su tutto il territorio cipriota. Se ci si pensa, l’isola si trova in una posizione che da millenni è strategica per i commerci nel Mar Mediterraneo: non stupisce quindi sapere che tra i popoli che si sono succeduti al governo di Cipro ci sono micenei, assiri, greci, romani, veneziani, turchi, e ovviamente cavalieri templari. Cipro era l’ultima isola prima della terra Santa, arrivando dall’Europa, e ha giocato un ruolo fondamentale durante le crociate.

IMG_1573In quest’ottica, fa un po’ sorridere pensare che sia divisa al suo interno in una faida quasi fratricida tra… crociati e saladini, oggi conosciuti come Occidentali Cattolici e Musulmani. Nella fattispecie, grande e profondo è il lascito greco nel ponente cipriota, come anche è ben visibile la mano della Regina per antonomasia, l’Elisabetta. I musulmani invece sono di estrazione turca, ma l’influenza mediorientale è piuttosto chiara.

Tzatziki sauceDove abbiamo riconosciuto il tocco del vicino Oriente? Nella cucina, ovviamente! Spezie, profumi, carni, tutto il meglio del cibo che tanto abbiamo imparato a conoscere negli ultimi anni si mischia con equilibrio a sapori tipicamente greci. E noi che amiamo la feta quanto i ceci abbiamo fatto festa: perché se c’è una cosa preziosa che abbiamo imparato in questi anni è che tra uno tzatziki e un babaganoush non c’è bisogno di scegliere, basta dividere una pita a metà!

Bilancio di quattro anni di Arabia: impossible is nothing

E pensare che quando atterrai qui il 18 settembre 2013 ero sposato da meno di un anno, il petrolio valeva 109.09 dollari al barile, non ero un gattaro e non sapevo il nome della capitale del Bahrain. In 4 anni sono cambiate un sacco di cose, ma la residenza mia e di Valentina e’ rimasta la stessa, quella casa al 442 della 19esima strada sul suolo saudita. Nel giardino, un tempo vuoto, ora c’e’ una bouganville alta due metri e mezzo.

E come la bouganville: siamo cresciuti un po’ disordinati, abbiamo messo i fiori, siamo stati potati nelle stagioni sbagliate, abbiamo irrobustito il tronco e sopravvissuti a quattro caldissime estate, a volte con poca acqua, a volte con troppa.

Come disse Muhammed Ali’: “L’impossible non e’ un fatto, ma un opinione. L’impossibile non e’ una dichiarazione, ma una sfida. L’impossibile e’ potenziale, l’impossibile e’ temporaneo. Impossible is nothing“.

Ed ora via con il bilancio numerico di questi ultimi 12 mesi:

  • Zero: i voli presi con Qatar Airways da questo luglio dopo il blocco dei voli tra Saudi e Qatar – dopo anni passati a coltivare lo status golden che ci dava accesso a fiumi di alcol e cibo in abbondanza, ora torniamo a sentirci dei barboni.
  • 3: le volte in cui la batteria della mia auto e’ morta quest’anno – che divertimento!Maggiori dettagli in un post futuro.
  • 5: membri della mia famiglia che sono venuti a trovarci in Medioriente, con Paolo e Melania che li abbiamo dovuti pregare sui ceci, ma finalmente sono arrivati!
  • 6: le cravatte indossate nel corso dell’anno nei giorni in cui ho partecipato a conferenze al di fuori da Saudi.
  • 10: i chili di sushi mangiati in zona. L’unica cosa che ormai possiamo mangiare senza ingrassare, o senza dover correre sul tapis roulant ogni maledetto giorno
  • 33: le serie TV viste quest’anno, da Netflix ad Amazon Video, dalla palestra al letto al divano di casa, ogni momento e’ buono. Le mie preferite di quest’anno: “Westworld”, “Tredici” e “The Night Manager”.
  • 300: le ore passate a studiare per passare il secondo livello della mia certificazione CFA, -1 to go!
  • Alcune centinaia: gli iscritti alla nostra mailing list che riceveranno questo post, come tutti gli altri, nella loro casella e-mail. Grazie a voi che ci leggete con costanza!
  • Quasi 1000: le puntate dei podcast ascoltate durante il mio viaggio casa-ufficio-casa. Sono pronto a partecipare a qualsiasi quiz televisivo e vincere lauti premi.

La sottile linea tra gusto e disgusto

Noi italiani siamo un po’ pretenziosi quando si tratta di 3 aspetti di vita che riteniamo fondamentali:

  1. il cibo
  2. i vestiti
  3. il design

Siamo conosciuti nel mondo perché abbiamo un obiettivo gusto per queste cose, e seppur io sia una grande utilizzatrice dei primi due – senza esserne però molto esperta ne troppo puntigliosa, fatta eccezione per la pizza con l’ananas che proprio NO – sono invece una grande appassionata e discreta conoscitrice di oggetti e scelte di design: non ho mai nascosto un amore incondizionato per il design scandinavo, ma l’Italia resta la vera fonte di ispirazione.

Essendo cosi abituati al bello da esserne circondati praticamente da tutta la vita, alcune immagini viste in Arabia si sono impresse nella mia memoria e nessuna terapia psicologica riuscirà a cancellare. Ecco la top 3 delle scelte di design inguardabili – e talvolta invivibili.

3. La fontana nel deserto: se pensi deserto, pensi a carenza d’acqua. Quindi, se proprio devi farla una fontana, deve avere quantomeno un senso. Una cascata che cade su un vetro sporco che fa sembrare la fontana una perdita d’acqua da un tubo? Magari localizzata nel retro di un edificio in cui non va nessuno? Fatto. E visto.IMG_1183

2. Il mercato dell’usato: è molto frequente acquistare oggetti di seconda mano e talvolta sono degli affari. Ho di recente preso un set da giardino in ferro battuto da una famiglia americana, gratis! Ma non sono sempre rose e fiori, anzi. Non ci credete? Guardare per credere – qui sotto una selezione di oggetti in vendita su un noto gruppo Facebook. Dal letto-bara al telefono di Guglielmo Tell, non sembra esserci fine al peggio.Classified mix

1. L’ascensore con la moquette sulle pareti e sul soffitto: l’avevo anticipato due settimane fa, ed eccolo arrivare. L’elemento che rende l’aeroporto di Dammam unico nel suo genere – e grazie al cielo! Vorrei conoscere chi ha scelto di mettere della moquette sulle pareti interne dell’ascensore, e chi ha deciso di non pulirle mai. O forse è meglio di no. Quando entri e si chiudono le porte, senti l’impulso a trattenere il fiato per non respirare odori ancestrali incastrati tra le fibre, oltre al pregare che non salti fuori un acaro gigante pronto a mangiarti, arrotolato dentro al tappeto a mo’ di kebab. IMG_1190

Saudi Arabia nelle orecchie


La mia passione dell’anno e’ senza dubbio il magico mondo dei podcast, programmi radio on demand da ascoltare ovunque. In Italia il panorama e’ ridotto a brevi clip estratte dai programmi radio di successo (Radio Deejay e’ molto attiva in questo ambito), ma al di la’ dell’oceano ci sono aziende che producono contenuti esclusivamente per il web di altissima qualita’, una specie di Netflix solo audio. Pensate che uno dei miei podcast preferiti (lo trovate qui) e’ anche diventato una serie tv diretta ed interpretata da Zach Braff (in uscita a settembre).

Ci sono podcast di tutti i tipi, ma quelli che apprezzo di piu’ riescono a raccontare con efficacia le storie piu’ disparate: casi criminali irrisolti (un grande successo nel settore), imprese degli sportivi, mitologia di fondatori di imperi aziendali e tanto altro.

In uno di questi, Planet Money, si e’ parlato anche di Saudi. La puntata inizia con l’intervista ad un 26enne saudita parecchio sveglio, Abdulaziz, grande fan della trasmissione, nel mezzo di una situazione a noi piuttosto familiare: bloccato nella causeway in Bahrain per andare al cinema a vedere un film.

Per chi non conosce Saudi, l’intervista e’ illuminante: Aziz non paga un centesimo di tasse, educazione e sanita’ sono gratis, la benzina costa niente, la famiglia e’ tutta impiegata nel settore pubblico dove puoi stare a casa per 40 giorni senza essere licenziato (al massimo ti trasferiscono altrove) e via dicendo.. Il motivo e’ sempre il solito: il petrolio, che ha arricchito Saudi troppo in fretta e ha causato uno sviluppo disordinato a partire dagli anni ’70, anni in cui tutti si spostano dalla tenda alla villa (risulta infatti difficile riuscire a sgozzare una capra per Ramadan in un appartamento).

Dal calo del prezzo del greggio a partire dal 2014, pero’, le cose cambiano. Molti mega-progetti vengono cancellati e prezzi di carburanti, elettricita’ ed acqua alzati. Samar, una ragazza saudita di Gedda, racconta come l’aumento della bolletta della luce (+40%) l’abbia resa un po’ piu’ attenta agli sprechi (devono ancora imparare le basi, in verita’). Insomma, dopo decenni di stile di vita tranquillo e confortevole, inizia ad essere chiaro, almeno alla popolazione piu’ giovane e sveglia, che le cose devono cambiare.

Eppero’ qualcosa di chiaro emerge: io faccio il tifo per Aziz. Il ragazzo pare in gamba, ascolta podcast e si e’ messo in proprio creando una piccola societa’ di componentistica per computer. Dopo tutto, il silicio arriva dalla sabbia, e quest’ultima a Saudi proprio non manca.

Incuriosito? Clicca qui per ascoltare l’episodio, clicca qui per leggere invece il transcript della puntata.

Viaggio ai confini dell’impossibile: il magico mondo dei bagni pubblici sauditi

Quando arrivi in Giappone e vai in bagno in aeroporto, stanco di molte ore di volo, hai già un assaggio di quello che è il Paese: pulito, efficiente, pieno di consuetudini bizzarre. Spesso, anche nel piccolo di una casa, i servizi la dicono lunga su chi la abita: insomma, possiamo quasi dire che lo specchio del bagno sia lo specchio dell’anima.Giappone

Se applichiamo questo principio all’Arabia Saudita ne viene fuori un’analisi interessante, tra il tapparsi il naso davanti a certe assurdità, rimanere affascinati da usanze senza senso e venire sorpresi da migliorie evidenti.

Essendo quasi tutti gli stereotipi sugli arabi riconducibili agli sfarzi di Dubai, appare chiaro che non siano in molti ad aver provato le toilet saudite, magari nell’aeroporto di Dammam, o al mall di Dhahran. Pregando 5 volte al giorno, i bagni diventano il luogo ovviamente prediletto per le abluzioni, la pulizia di mani e piedi prima della preghiera. Il che ha senso, quello che lo ha meno è la condizione con cui il bagno viene lasciato dopo essersi lavati: diventa una specie di acquitrino. Vi ricordate che qui le donne devono mettersi l’abaya, il soprabito nero LUNGO FINO AI PIEDI? Lasciate ogni speranza (di uscirne asciutti), o voi che entrate!Ladies toilet

D’altra però non manca mai un elemento che in Italia trovo con fatica: un gancio per appendere l’abaya – e la borsa! Certo, ora che ci arrivi in bagno la palandrana nera si è già tutta inzuppata di ottima acqua sporca, ma almeno non devi sacrificare anche la borsa per quello che è uno dei diritti fondamentali dell’uomo: fare pipì quando scappa.

Un mistero ad oggi ancora non svelato resta invece la tendenza a trovare, nei bagni del cinema in Bahrain, assembramenti di donne che restano a fare numero senza aver bisogno dei servizi: non sono in coda per la toilet, non sono in coda per lavarsi le mani, non aspettano apparentemente nessuno. Loro sono, e basta: tutto questo ha un che di filosofico.

Quando abbiamo visitato Taif, nella parte Occidentale del Paese, anche in zone piuttosto rurali, mi hanno colpito due cose per nulla scontate nel resto della Penisola Araba: in primis, molti bagni non erano divisi per genere, chiaramente perché si vedranno donne così raramente da non renderlo necessario, ma non ci sono stati problemi a far la fila pipì anche con gli uomini (sono conquiste!). E poi, erano tutti puliti! O forse era un miraggio?

Big-King-Fahd-International-AirportAd essere del tutto onesti, però, ci sono stati dei miglioramenti, soprattutto in aeroporto: dopo qualche anno di lavori, i bagni pubblici sono stati ben sistemati. Ora per rendere il King Fahad airport un posto normale e discretamente piacevole devono solo togliere una cosa: ve la racconto tra due settimane, nella lista delle scelte di design più ardite – e orripilanti – che si trovano solo qui in Arabia!

Chart of the week: quanto si viaggia in Saudi (versione 2017)?

Risposta: sempre tanto!

Periodicamente, nei caldi giorni di ufficio nel periodo estivo, mentre tutti sono in vacanza tranne me, mi ricordo di aggiornare il bollettino di viaggio. Le stime intermedie dello scorso anno prevedevano un 2016 un po' scarico, cosa che fortunosamente si e' dimostrata incorretta. Per il 2017 il programma rimane ricco, con una toccata e fuga a Doha ad inizio anno che si e' trasformata nell'ultima opportunita' di visitare il Qatar prima della chiusura della frontiera!