Una giornata al porto – Parte I

L’Arabia, si sa, e’ posto di avventure: da Le mille e una notte fino al blasonatissimo Lawrence of Arabia sono in tanti quelli che hanno provato a raccontare le leggende che popolano questi luoghi. Ecco, senza scomodare Aladino ed il suo genio nella lampada, anche io ho un’avventura da raccontare.

Mille-e-una-notte

La storia narra le gesta di un baldo eroe, due pavidi aiutanti che padroneggiano l’idioma locale, un cavallo d’argento, una serie di animali mitologici e tanta, tanta pazienza.

Capitolo primo – L’accesso al maniero navale

La carovana lascio’ l’accampamento nelle roventi ore centrali del giorno, rubando tempo prezioso al banchetto che frammezza il tempo del laboro sulle sudate carte quotidiane. In sella al cavallo d’argento a quattro ruote, si diressero verso il mare, ove speravano di veder recapitate preziose merci provenienti da occidente, lontana terra patria di Virginio, Dante e Lavazza. Attraversando dune, buche e opere di umana fattura interrotte a meta’, scrutarono i segni del cielo per individuare la giusta via, ma invano: dopo alcune indicazioni, i segni s’interrompevano in mezzo al nulla, lasciandoli prede di temibili beduini e bestie del deserto. Quand’ecco, ricorrendo al senso sviluppato solo ne li cani (l’olfatto) e seguendo l’aroma di salsedine, emergere dalla linea dell’orizzonte il profilo di un vasto maniero, fatto di blocchi squadrati, senz’altro demoniaci, trasportati da chiazze spinte da remi e mossi da argani legati a draghi di oriente.

Il portone era controllato da guardie dall’aspetto truce e dal dente giallo che richiedevano pergamene di accesso al maniero. Non possedendone, la carovana dimando’ informazioni su come ottenere il benestare del sovrano: “Oh villici, dovrete patire molto dolore e affrontare l’ira furibonda della vedetta, che si nasconde in tende fatte di pelli di scimmie di Sharorah e ossa di pellegrini di Tayma, il tutto legato da nerbi di antilopi di Kebab”. Giunti al luogo, trovarono come era stato descritto e facendo ricorso alle sapienti arti della diplomazia ottennero cio’ che cercavano.

Consegnata la pergamena, insieme ad un’oncia di sangue del proprio corpo, l’eroe ed i due aiutanti videro avanti a se’ le porte del maniero navale schiudersi, mostrando fumi e stridii e scintille che non potevano che provenire dall’inferno solamente.

Capitolo secondo – A colloquio col Rais

Il viaggio geografico si era concluso, ma altrettando non si poteva dire del percorso di redenzione interiore che li aspettava. In loro possesso, per prender carico della merce, il trio aveva pochi papelli che pensavan bastassero a concludere la missione. Ma invano; una volta mostrati ad un faccendiere, vennero derisi sonoramente dall’intero plotone: “Sciocchi ed ingenui, per ottenere cio’ che cercate non bastera’ sciogliere tutti i nodi della barba di Mahmoud – che sono innumerevoli assai – ne’ sterminare le truppe del sanguinario Khalid di Mente Aperta, cosi’ chiamato per lo squarcio in testa che si fece in battaglia – non certo per il suo pensiero liberale. Affinche’ la vostra tortuosa strada sia piu’ breve, dirigetevi verso il Forte del Rais, lui sapra’ dispensare lauti aiuti e grande e’ la sua generosita’”.

Accolto il suggerimento, si addentrarono nel Forte del Rais, tra pianti di suppliche e tintinnio di catene di schiavi. In cima ad una pila di argenti, resti di lauti banchetti e bevande prelibate, il Rais si ergeva in tutta la sua stazza: piu’ largo che alto, piu’ baffo che altro, accolse il gruppetto con un solenne sorriso: “Miei cari, mi e’ stata da poco riferita la richiesta del mio necessario intervento per alleggerire il pesante fardello morale che vi trascinate appresso e che a nulla servira’ senza apposite autorizzazioni. Ben lieto di concederle, miei umili amici, dopo che avro’ risollevato la mia anima con la preghiera quotidiana. Attendete, dunque, e tornate dopo l’orazione.” L’eroe e i suoi amici, ben lieti di attendere decine di minuti del proprio inutile tempo, attesero. E attesero. E attesero. Al rientro dalla preghiera, ormai piu’ puro di colomba bianca di Al Duwadimi, li accolse di nuovo nei pressi del suo triclinio e apporse con rapido gesto la sua firma intingendo prezioso inchiostro di seppia Hummus nella sua piuma d’oca d’oro del reame di Uglat Asugour.

Orsu’, andate ora. Con la mia benedizione apposta ho evitato che doveste uccidere il potente grifone maculato di Shawarma, ed intingere i vostri papelli per raccogliere le sue budella. Con esse avreste poi dovuto compiere il pericolissimo sentiero spinato di Ghezlanh e giungere alla sua sommita’ dove Abdullah il saggio avrebbe dovuto interpretare la profezia delle interiora per indicarvi la via. Grazie a me, tutto questo e’ inutile. Gioite che ormai breve e’ la vostra via: vi bastera’ recarvi dal potente stregone Abdulhakeem, richiedergli un incantesimo di evocazione di spiriti, attraversare le lande delle luci alternate e consegnare il prezioso documento al tesoriere il quale sapra’ poi indirizzarvi al loco ove ritirare il vostro forziere.

Risollevati da tanta grazia, il trio usci’ dal Forte del Rais illuminati da una luce potente senz’altro Divina, e si incamminarono verso il potente stregone Abdulhakeem.

Quello che non sapevano, era che il viaggio era tutt’affatto che concluso.

(1-continua)

Annunci

Back to the future – il Saudi American Dream

Il compound in cui abitiamo è un incredibile scrigno di quella che è stata l’evoluzione sociale legata all’industria petrolifera. La cosa che trovo personalmente più sorprendente ed interessante è pensare che, negli anni del colonialismo del Medio Oriente, era il Regno Unito a farla da padrone nell’area, ma nonostante questo l’Arabia Saudita si è messa nelle mani degli Stati Uniti per sviluppare le sue riserve di petrolio – che solo in un secondo momento si sono scoperte essere quasi infinite.

Per poter attrarre la forza lavoro americana qualificata nel mezzo del deserto più arido la soluzione era solo una: ricreare quell’atmosfera che solo negli States si respirava, e forse si respira ancora. Non ci sono andati leggeri: case, strade, servizi, tutto quanto è stato costruito per accogliere i dipendenti che, impavidi, si sono imbarcati nell’avventura saudita. Pare tutt’oggi di stare a Phoenix, se non fosse per le 16 ore di volo che la separano dall’Arabia e qualche ulteriore grado in più di calura, che pure in Arizona non scherza.

Negli anni, poi, si sono susseguite generazioni di lavoratori stranieri che si sono trovati ad affrontare più o meno le stesse sfide, di cui la principale rimane: che fare della nostra vita giornaliera in Saudi?

Anche qui l’impostazione americana ha avuto il suo ruolo cruciale, portando alla creazione di gruppi auto-gestiti di ogni foggia: girls scout, arte e artigianato, fotografia, bowling, badminton, taekwondo, baseball, in alcuni casi per usufruire di servizi come il meccanico o il veterinario è necessario iscriversi alle associazioni preposte.

Il gruppo più storico nel camp è però il gruppo delle donne (Women’s group): organizzano un coffee morning ogni settimana ed eventi di ogni genere durante tutto l’anno, di alcuni dei quali si hanno tracce negli annali del compound.

AWG 1948 2

Women’s group 1948

Le immagini che ritraggono la vita che si svolgeva qui decenni fa raccontano come, nella quotidianità delle persone, le cose non siano poi tanto cambiate, a parte forse per l’abbigliamento (ma, vi assicuro, non è nemmeno detto).

Women's group - 1948 vs 2015

Women’s group – 1948 vs 2015,

Negli anni ’50 poi, i primi a vedere gli insediamenti degli expat Occidentali, le foto sembrano scattate a Wisteria Lane, la città delle super-cool desperate housewifes, tutte cotonate e con le gonnellone a ruota, sempre sorridenti ed impeccabili, come sui manifesti Made in USA dello stesso periodo. Insomma, qualcuno qui ha trovato il suo (Saudi) American Dream.

Women's group 1963

Women’s group 1963

Il dopo-lavoro in Arabia Saudita

Dopolavoro

Ogni promessa e’ debito: e’ passato ormai un po’ di tempo dal mio post in cui raccontavo la quotidianita’ in Saudi. Nell’articolo avevo promesso un secondo capitolo sulla vita quotidiana fuori ufficio, e quel momento e’ arrivato.

A chi ama la vita notturna, con serate in disco o passeggiate lungo i Navigli, Saudi ha poco da offrire, e non solo perche’ qui i Navigli avrebbero scarsita’ del loro elemento principale (la birra intendo, la birra!). I modaioli amanti del lusso e del vivere sfrenato possono leggere fino alla fine della frase e dedicare il proprio tempo ad altro: Saudi non fa per voi.

Sportivi, viaggiatori, famiglie numerose con figli piccoli, amanti di passatempi casalinghi improbabili, floricoltori, pantofolai, gatto/cinofili, taccagni e poliglotti: voi potete continuare a leggere, siete i benvenuti.

Cio’ che Saudi propone e’ un pacchetto molto semplice, che in poche parole si riassume: tutto quello che c’e’, fattelo bastare (tanto poi e’ gratis).

Prendiamo la nostra esperienza quotidiana dopo le ore 16, quando la giornata lavorativa si conclude: due volte a settimana abbiamo lezione di arabo, in altri due giorni frequentiamo un corso di arrampicata su parete indoor, la sera alterno piscina a palestra (queste attivita’ a volte si incastrano, tipo: corso di arabo+nuoto oppure corso di roccia+palestra).

Le lezioni di lingua si svolgono nel villaggio principale, che rispetto al nostro compound si trova “in città” e le volte in cui siamo lì ne approfittiamo per fare compere nei vicini centri commerciali o cenare nei ristoranti della zona.

Escludendo i corsi per le lingue, il tema dominante del dopo-lavoro e’ lo sport: tra la nostra casa ed il centro sportivo che include palestra, piscina, bowling, campi da calcio, squash e tennis ci separano 300 metri. Dall’altro lato della strada ci sono le scuole dove avvengono una serie di attivita’ serali per adulti: oltre al gia’ citato corso di roccia, ci sono tornei di basket e pallavolo, spinning, yoga e altre cose improbabili tipo badminton e touch rugby. Gli appassionati di golf sono accontentati con 18 buche, campo pratica e driving range. Infine, ad un paio di chilometri di distanza da casa nostra, nel punto piu’ remoto, c’e’ un campo da cricket ed un maneggio con i cavalli, con i rispettivi gruppi di interesse e corsi. Come se non bastasse, l’accesso a questi servizi e’ gratuito o quasi, e non c’e’ bisogno di acquistare attrezzature specifiche perche’ sono a disposizione di tutti (incluso mazze da golf). In sostanza, l’unica scusa valida per non fare sport e’ quella di avere un osso rotto: tutto il resto non e’ giustificabile.

La morale della storia credo sia chiara: ad un lungo elenco di cose che mancano, Saudi risponde con un’altrettanto lunga lista di cose che qui si possono fare con facilita’. A ciascuno il compito di scegliere se ne vale la pena.

Per me è arabo 2.0

I mesi passano, e con loro anche le lezioni di lingua araba. Come promesso, un aggiornamento sullo stato del nostro processo di apprendimento è doveroso.

Arab

Vi avevamo lasciati che non sapevano dire “il gatto è sul tavolo“: siate fieri di noi, ora lo sappiamo dire! Abbiamo anche colmato la carenza di vocabolario sull’argomento che, da secoli, è il prediletto per iniziare ad intavolare una discussione: il meteo. Per correttezza, già vi anticipo che l’intavolare una discussione non è ancora nelle nostre corde, ma almeno siamo in grado di iniziarne una: oggi fa caldo, fa MOLTO caldo (gettonatissimo), oggi fa freddo (?), che umidità!, e così via.

Weather

Anche sul lato grammaticale avanziamo di contenuti, che vengono purtroppo bilanciati dall’imbattersi in regole sempre più complicate, e perfettamente illogiche – in perfetto stile arabo, che apprezza il caos come nessuno.

Vi ricordate dei numeri? Il 4 che si scrive come un 3 al contrario, o il 7 che in realtà è il 6? Rimpiangiamo i tempi in cui pensavamo a questo come il massimo livello di perversione. Siete pronti per un viaggio metafisico nella lingua araba?

Ogni sostantivo ha un singolare e un plurale, ma in più si aggiungono regole speciali per i riferimenti a coppie. Passare dal singolare al plurale/doppio poi non è così scontato: c’è una regola, ma sono molte di più le eccezioni – e in questo si riassume l’essenza stessa del pensiero arabo. I sostantivi plurali, sia di genere maschile che femminile, si accompagnano ad un aggettivo di genere femminile. Quando invece si “contano” i nomi (ad esempio, un anno, due anni, tre anni), il genere del numero è l’opposto del genere del nome – eh sí, anche i numeri possono essere femminili o maschili.

Al solo scrivere nero su bianco quanto imparato mi si è appannata la vista, ma ci sono almeno due aspetti che rendono le nostre serate di arabo irrinunciabili:

– riuscire a cogliere, seppur sommariamente, ciò di cui stanno parlando tra loro due madrelingua è una soddisfazione incredibile. Magari cogliamo giusto due parole, ma questo è proprio quello che non rende vano lo sforzo che proviamo a metterci nell’imparare questa lingua, affascinante e ostica.

– tornare a scuola e dividere il banco con altri adulti è un’esperienza che dovrebbero fare tutti. Ci ricorda quanto sia difficile tornare a studiare, quanto sia estremamente semplice farlo da bambini, ma anche quanto sia divertente quando non c’è la pressione del risultato ma solo la curiosità di conoscere chi è matto come te a condividere 3 ore settimanali combattendo con l’arabo.

Che dire, ما شاء الله!

Il saudita medio

Hail-Saudi-Arabia
Il saudita quando fa un incidente non hai mai torto, mai!
Il saudita reclama per sè il diritto di precedenza se dall’altra parte ci sono macchine più piccole del suo gippone. Anche col semaforo rosso.
Il saudita discute per ore con un collega di quanto sia in ritardo estremo per consegnare una cosa.
Il saudita entra in palestra tutto accessoriato, ma passa più tempo a mettersi tutte le cose addosso che a correre sul tapis rulant.
Il saudita al centro commerciale pretende di parcheggiare entro 100 metri dall’ingresso. Risultato: le auto sono tutte accumulate in doppia fila vicino all’entrata, mentre i parcheggi poco più in là sono vuoti.
Il saudita di solito indossa un sandalo importante.
Il saudita di solito indossa una pancia importante.
Il saudita parcheggia all’ombra, ma quando ritorna all’auto il posto è in pieno sole.
Il saudita progetta la casa più grande del mondo, ci mette dieci anni per sviluppare tutte le finiture dorate, ma poi si dimentica di aggiungere il bagno.
Il saudita al mare l’unico sport che fa è guidare la moto d’acqua.
Il saudita ha inspiegabilmente l’auto coi sedili foderati di sacchetti di plastica.
Il saudita al centro commerciale ha bisogno di un aiutante che gli spinga il carrello, scarichi gli acquisti in cassa e li insacchetti.
Il saudita ha l’iPhone d’oro, l’orologio d’oro, i gemelli d’oro.
Per il saudita l’importante non e’ essere leone e gazzella, basta che trovi qualcuno che corra al posto suo.