Una allegra telefonata surreale in Ambasciata

Sottotitolo: Paese che vai, Ambasciata Italiana che ti tocca.
Spinto dal mio grande cuore generoso che tutti su questo globo ormai conoscono, ho di recente aiutato una collega con un visto Schengen per un suo soggiorno in Italia insieme al marito.

Due piccole premesse:

  1. non ho mai capito perchè per chi ha la nazionalità in un paese è implicito sappia tutti i dettagli per ottenere un visto lì, a maggior ragione dato che non ne ha bisogno!
  2. Io e Valentina  fino ad oggi ci siamo trovati tutto sommato bene con l’Ambasciata italiana a Riad, a parte qualche leggero inconveniente che puo’ accadere in qualsiasi parte del mondo. Questo per evitare di sembrare poco rispettosi per l’ottimo personale che in passato ci ha assistito.

Senza voler scendere nei dettagli dell’emissione del visto, mi sono trovato a telefonare alla persona che si occupa in Ambasciata del loro rilascio per chiedere una serie di informazioni dopo aver atteso invano per qualche giorno una risposta via mail.

Quella che segue è una ricostruzione un po’ romanzata ma fedele della telefonata.

Ambasciata: “Buongiorno”

Matteo: “Buongiorno a lei, mi chiamo Matteo etc.. residente nella Provincia Orientale etc.., le ho scritto una mail un paio di giorni fa”

Ambasciata: (tono trafelato)”Mi scusi, ma lei chi è? Che io c’ho a che fare con un sacco di gente e sono molto impegnata (rumore di fogli). Mi dica esattamente minuto, ora e giorno della mail che mi ha inviato.”

Matteo: “Le ho scritto nel pomeriggio di due giorni fa, al momento sono lontano dal mio ufficio ma se mi da qualche secondo recupero la mail dal cellulare”

Ambasciata: “È che io ho un sacco di mail, un sacco de lavoro proprio (rumore di tasti della tastiera). Ah forse ho trovato la sua mail. Giusto, lei è quello del visto per il collega. (tono accusatorio) Lei forse non lo sa, ma mi hanno scritto direttamente dal ministero per affrontare il problema der su visto: il suo collega conosce qualcuno di importante eh? E io poi me ingrifo se qualcuno me mette i piedi in testa dar ministero. Io le avevo risposto e poi che fa? Me ariva questa mail da Roma. Come la mettiamo eh?”

Matteo: “Mi scusi, ma guardi che io non ho proprio scritto a nessuno! Attendevo la sua risposta e ho informato il collega dell’attesa. Quello che lui ha fatto poi non lo so (il collega aveva contattato l’ambasciata italiana nel suo paese di origine per chiarimenti)”.

Ambasciata: “Ma alora nun ha capito: io le ho risposto, guardi! (pausa di silenzio) Ah no, la mail risulta letta ma nun le ho risposto, è che sa, c’ho un sacco de lavoro, un sacco de roba. E poi sono loro che vogliono il visto, mica noi no? E allora che se lo pijno!”

Matteo: “Certo, peró i colleghi sono residenti in Arabia, quindi l’ambasciata di riferimento è la vostra. Le chiedevo se il collega può in definitiva fissare l’appuntamento con voi per il rilascio del visto”.

Ambasciata: “Ma noi siamo impegnati… Certo che peró questa faccenda del ministero eh.. Me sono proprio ingrifata pe’ sta cosa del ministero. Guardi, facciamo domenica alle 11.”

Matteo: “Il collega dovra’ guidare per 10 ore tra andata e ritorno per venire all’appuntamento: mi puo’ garantire che processerete il visto?”

Ambasciata: “Nun se po’ fa’, la garanzia la può solo dare Gesù Cristo. Lui venga e poi se il sistema nun funziona poi vediamo”

Matteo: “D’accordo allora, facciamo domenica alle 11.”

Ambasciata: “Mi scusi eh, è che siamo molto impegnati.. E poi sta cosa del ministero proprio nun me va giù… Arrivederci eh..”

Matteo: “Arrivederci….”

Lezioni imparate:

  • In Ambasciata, più che l’italiano si parla il romanesco
  • C’hanno un sacco de lavoro
  • Nun me chiama’ il ministero che me ingrifo
  • Annotarsi di comprare un biglietto aereo a/r per Riad al Gabibbo

Paradossi dell’altro mondo

Le certezze della vita sono sempre poche, ma una su tutte è parsa chiara fin dal primo istante in Arabia: siamo nella terra dei paradossi più esagerati.

Si tratta sempre di cose che finiscono per avvicinarsi all’inverosimile, ma che li vedi cosi di frequente che quasi ti ci abitui. Qualche esempio? Di seguito un elenco, non esaustivo, delle assurdità più vere ed incredibili del Regno, che escludono le leggende metropolitane che non possiamo garantire essere vere: quello che raccontiamo l’abbiamo visto coi nostri occhi, girando per le strade del Regno.

  1. Autovelox: come in tutto il resto del Mondo, sono posizionati strategicamente per cogliere le trasgressioni dei guidatori. Ma qui, per essere realisticamente integrati col territorio e non dare nell’occhio, sono posizionati dentro automobili vere e proprie parcheggiate nella corsia d’emergenza. Ovviamente, non si tratta di catorci mezzi scassati altrimenti inutilizzabili, ma di nuovissime Toyota Fortuner relegate a questo compito ingrato – e costosissimo.1003334_455216434576826_1223454381_n
  2. Come ogni Paese dalla burocrazia inefficiente, avere a che fare con le istituzioni è complicato – con l’aggravante della lingua. Tutti gli expat pregano giorno e notte di non avere necessità seria di contattare qualche ufficio pubblico. Questo vale quasi per tutto, tranne che se la suddetta Fortuner ti fotografa eccedere i limiti di velocità: non c’è problema, ti arriva un sms sul cellulare dopo pochi minuti dalla scatto che ti riassume gli estremi della multa, pagabile anche online o dal bancomat. Se applicassero la stessa efficienza a tutto il resto, Saudi sarebbe la versione advanced della Svizzera, con le dune al posto delle Alpi.
  3. L’eccesso di velocità ha vita così semplice probabilmente perché è molto diffuso: le auto sulla strada sfrecciano come matte come se fossero invincibili – e chiaramente non lo sono, essendo Saudi il posto al mondo col maggior numero di morti per incidenti stradali. Ci sono solo due cose che ridimensionano questa attitudine al Fast and Furious: la nebbia e la pioggia. Non sono eventi frequenti, ma per qualche decina di giorni all’anno si vedono anche nel deserto e sono una manna dal cielo per la sicurezza: accolti alla stregua di un messaggio divino, riescono a placare e spaventare gli animi arabi a sufficienza per farli rallentare, perfino in modo sproporzionato alla spavalderia con cui si aggirano di solito. In queste occasioni noi milanesi, abituati alla Pianura Padana, diventiamo i nuovi Sauditi: nebbia e pioggia le conosciamo benissimo e non ci spaventano, diventiamo i re della corsia di sorpasso!995909_451645958267207_385667525_n
  4. Nel Paese è severamente vietato mangiare il maiale e bere alcool, c’è la polizia religiosa che supervisiona l’osservanza dei precetti islamici nella vita quotidiana e le donne si velano completamente e di nero: non è raro sentire che i Saudi vadano fieri della loro ortodossia, e per alcuni di loro è probabilmente anche vero. Tutti gli altri li trovi in coda il giovedì sera al confine col Bahrain, pronti a festeggiare il weekend nel modo più Occidentale, e meno arabo, possibile. Il passaggio dei controlli doganali è spesso molto, molto lungo per via dell’affluenza di persone che vogliono attraversare il ponte, arrivando a bloccarsi in code disordinatissime anche per 3 o 4 ore. E lí il patriottismo vacilla.1012388_551696198262182_2146188003_n

La religione in Saudi: tra poteri magici e fede

  
Mohammed ha un metodo infallibile. E di certo non sono io la persona piu’ adatta per dirgli che potrebbe avere torto.

Sono nella copisteria a richiedere alcune copie di un volume che dobbiamo distribuire al management della societa’. Davanti allo schermo, di fianco a me, il buon Mohammed, un giovane ragazzo di 25 anni, che lavora nella copisteria. Gli passo la penna USB che contiene i file da stampare, lui la inserisce nel computer e.. niente, per qualche strano motive il computer non la legge. Cambio porta, e ancora e ancora, ma il computer si rifiuta di rilevare che ci sono dei file da stampare: giungo alla conclusione che per i processori sauditi il Ramadan arriva prima quest’anno.

Ma Mohammed, dicevo, ha un metodo infallibile. Mi guarda, con un sorriso di chi la sa lunga, e rimuove la chiavetta. La pone tra le sue mani e chiudendo gli occhi fortissimo esclama: “Dai Allah, ti prego, falla funzionare!”. Poi li riapre, coglie che il mio sguardo s’e’ fatto un poco piu’ largo e mi dice: “Perche’, tu di solito non le fai queste cose?”. In questi casi, penso io, e’ meglio non proferire parola.

Matteo ha un metodo infallibile: spedire i file via e-mail.

Non importa la destinazione, ma solo il viaggio

Parliamo spesso della fortuna di poter viaggiare che ci viene data vivendo in Medio Oriente: un po’ per la location strategica, un po’ (parecchio) per la generosita’ degli stipendi sauditi. Il vero vantaggio però è legato alle persone che ci circondano tutti i giorni e con cui condividiamo le attività nel nostro tempo libero.

Roma

Vengono da ogni parte del Mondo e, come abbiamo scoperto funzionare quando si va a vivere all’estero, sono molto fieri del loro Paese, o quanto meno della vocazione turistica del loro Paese. Molti spunti di viaggio li abbiamo presi proprio dai consigli degli amici che ci hanno caldissimamente raccomandato di visitare i luoghi in cui sono nati, cresciuti o vissuti per diverso tempo, e così abbiamo fatto noi con l’Italia. La nostra mini-guida di Roma è ormai un must per chiunque voglia visitare il bel Paese, anche se ad onor del vero molti l’hanno già fatto: la rotta più gettonata è, come prevedibile, Roma – Firenze – Venezia.

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Per noi invece uno dei luoghi più raccomandati e che più ci hanno affascinato sono i Paesi del Sud-est asiatico: molti arrivano da Malesia e Indonesia (il Paese musulmano più grande al mondo), magari con un passaggio lavorativo a Singapore. Ecco fatto che il primo lungo viaggio fatto dal nostro arrivo in Saudi è stato facile da progettare, ed è stato indimenticabile come ci avevano suggerito.

Ma le soddisfazioni più grandi ce le hanno date le persone che invece non conoscevamo – se non al massimo di vista – che, venute a sapere di una nostra prossima visita a “casa loro” ci hanno contattati per darci delle informazioni su come organizzare il nostro tempo da turisti e delle dritte sui locali migliori. Lo scambio di mail e contatti diventa intensissimo e si stabilisce inevitabilmente un rapporto speciale. Da quel momento, siamo diventati grandi amici: non poteva che essere così.

Pani puri

Pani puri

Spesso poi il viaggio inizia anche prima di partire: come? Con la cucina! Abbiamo assaggiato piatti fatti di curry tutti diversi – neanche sapevamo ne esistessero così tante specie, veri e propri tacos messicani con una salsa al cioccolato che non ci aspettavamo, pani puri pakistani – qui proprio non conoscevamo nulla in merito! – che ci hanno stupito per il gusto saporito e la forma, insalate di gamberetti e mango (buonissime!), ce n’è davvero per tutti i gusti ed è un ottimo modo per scegliere un luogo sul mappamondo che possa diventare la prossima meta da visitare.