Il collega saudita

 

Il collega saudita è sempre “Busy busy, very busy“, ma poi alla pausa pranzo sparisce per tre ore.

Il collega saudita consegnerà le slide domani, (inshallah), il report mercoledì (inshallah), il progetto il prossimo mese (inshallah). Alla scadenza, aggiungere almeno n giorni a piacere.

Il collega saudita sorride spesso ed è di solito un bravo ragazzo, ci credo: ha il futuro dalla sua.

Tra di loro i colleghi sauditi parlano un mischione di arabo-english che alle nostre orecchie suona tipo: “#$^%akah make it more colorful thakallam tomorrow &€ghatran% great job”.

Il collega saudita ama andare in trasferta lontano da Saudi.

Il collega saudita ha una gentilezza di rara dolcezza, ma la capacita’ di rimandare incarichi di immane potenza.

Il collega saudita ha studiato negli States e parla con perfetto accento americano.

Il collega saudita pianifica attività con abbondanti dosi di speranza.

Durante Ramadan, più che colleghi si trovano in ufficio degli zombie.

Il collega saudita ama intavolare importanti discussioni con altri colleghi sauditi su un argomento a scelta tra i seguenti: le diverse qualità dei datteri, il nuovo centro commerciale aperto di recente, quanto è forte Ibrahimovic.

Il collega saudita odia le scadenze, s’era capito?

Annunci

Questioni di vita e di morte

Il tema della morte è un tabù comune a molte culture, ma nel caso dell’Islam – soprattutto moderno – tutto diventa più complicato. Un popolo come quello saudita che vive ogni istante delle sue giornate a stretto contatto con la religione finisce per essere estremamente fatalista.

L’esempio più palese, che tutti coloro che hanno avuto a che fare con chi proviene da questa parte di Mondo hanno certamente sperimentato, è l’utilizzo dell’espressione “inshallah”, che possiamo tradurre con il nostrano “se Dio vuole”. Non c’è frase che esca dalla bocca di un saudita che non finisca con inshallah, sopra a tutto il “Ci vediamo domani!“: è chiaro che potresti scivolare, battere la testa a terra e non risvegliarti più, ma loro ci tengono a sottolineare che il vedersi domani è stretta conseguenza di una volontà divina che prescinde dalle loro intenzioni. Non stupirà scoprire quindi che il loro rapporto con la morte è piuttosto pacifico: il lutto non deve durare più di 3 giorni, ci si deve vestire con particolare modestia senza gioielli e ostentazioni varie ma diventa quasi occasione di “celebrare” la vita del defunto.

Cimitero islamico

Non siamo in grado di entrare troppo nello specifico – sarà anche accettata come volontà di Dio, ma è pur sempre argomento che difficilmente verrà trattato al bar: di recente abbiamo avuto però occasione di assistere alla veglia funebre del marito della nostra adorata insegnante di arabo che è proprio scivolato sul marciapiede e ha picchiato la testa per non risvegliarsi più, che verrebbe da pensare “destino beffardo!”, ma forse era proprio stato deciso così.

Per portare le nostre condoglianze abbiamo potuto scegliere un giorno dei 3 seguenti la dipartita durante i quali sono state allestite delle sale in cui recarsi per incontrare la famiglia. Ovviamente, uomini da una parte e donne dall’altra, con l’inconveniente che il pover uomo aveva consorte e due figlie femmine per cui, mentre nella sala delle donne si abbracciava la moglie affranta – grande donna e stupenda insegnante, e si chiacchierava con le figlie che cercavano di bilanciare la devastazione della madre, nella sala degli uomini si pasteggiava a datteri e caffè arabo.

Dates and coffee

Alla notizia che anche i suoi studenti maschi erano passati a manifestare il loro cordoglio, tutte le donne di famiglia si sono accese in un momento di orgoglio nel vedere tante persone accorse in quella occasione, triste ma inevitabile. In barba alle convenzioni locali, il corridoio è diventato la vera grande sala d’incontro, senza muri di genere che ostacolassero il fiume di persone che ci teneva ad esserci, uomo o donna che fosse – ma non fraintendete, loro non sono sauditi, ma palestinesi/giordani.

Dai loro racconti, abbiamo scoperto che il colore appropriato al lutto è, anche qui, il nero, e si usa omaggiare la famiglia di buon cibo, tanto che le tre povere donne minute cercavano di trovare un modo per sbarazzarsi di una quantità di doni culinari sufficiente ad organizzare un banchetto per almeno 100 persone (!!!).

C’è ovviamente anche un altro aspetto della morte nel mondo islamico che riempie, purtroppo, le cronache dei nostri giorni: il suicidio nel nome della Guerra Santa. Per la natura dell’argomento non siamo in grado di trattarlo in modo approfondito, ne crediamo sia il caso di farlo in modo superficiale, ma sappiamo tutti che esiste e che rappresenta un dramma della società odierna. La nostra testimonianza vuole solo fare da monito: non è che gli arabi muoiano tutti come martiri suicidi, anzi, tanti sono brave persone che lasciano sulla Terra molti amici e buone azioni, ma che nella cui storia era previsto un semplice scivolone sul marciapiede.

Libera stampa in libero stato

Estratti in liberta’ dai quotidiani locali in lingua inglese: tra (auto)celebrazioni, lodi sperticate e tanta tanta simpatia.

La guerra in Yemen? Un successo decisivo
Screen Shot 2015-06-22 at 8.26.52 PM

Digiunare durante il Ramadan? Ottimo per il colesterolo.
Screen Shot 2015-06-22 at 8.28.17 PM

Piloti dalle abilita’ stellari guidano l’imponente flotta di astronavi intergalattiche saudite.

Screen Shot 2015-06-22 at 8.28.58 PM

Nella biografia del nuovo Ministro degli Esteri una lunga serie di infiniti successi clamorosi.

Screen Shot 2015-06-22 at 8.34.22 PM

Questa e’ magica: fare i fari per avvisare gli automobilisti dell’autovelox nel senso opposto e’ cosa buona e giusta.

Screen Shot 2015-06-22 at 8.25.38 PM

Il Ramadan moderno: tra credenze di persone e credenze di cucine

Tra tutte le questioni che non conoscevo bene del mondo musulmano, Ramadan rappresenta di certo un’eccezione. Se ne sente parlare sempre quando arriva il momento dell’anno (islamico) in cui tutti i fedeli digiunano dall’alba al tramonto.

L’importanza di questo periodo di digiuno è percepita anche da quei musulmani più moderati e dai meno generalmente osservanti, nonostante si tratti di una occasione di rinuncia che, soprattutto nei mesi estivi, può diventare perfino estrema.
Keep calm ramadan
Ci sono aspetti più profondi di questa ricorrenza che invece mi sfuggivano completamente: quel che vince il primo posto delle mie ignoranze – per giunta con distacco – è l’effetto di questa citata importanza del periodo di Ramadan su chi, invece, è molto osservante, o su chi non può che esserlo quanto meno in apparenza.
Nessuno può saltare Ramadan in Arabia, quasi nemmeno gli expat: non si mangia e non si beve in pubblico, in segno di rispetto. Niente liquidi di ogni genere: dal caffè all’acqua, in barba ai 45 gradi di calura estiva.
Le donne incinte, i bambini e le persone malate sarebbero dispensate dal digiunare, ma nonostante questo non c’è verso che si pieghino all’eccezione. Immaginate quanto sono pieni gli ospedali, ma anche in che condizioni versano perfino i ”sani” – le strade diventano ostaggio di mine umane più impazzite del solito. Per non parlare dei molti dei lavoratori che svolgono la loro attività principalmente all’aperto –  giardinieri, muratori, carpentieri: non bere acqua rappresenta un bel problema.

Foreign workers gather for a mass feast at the end of the first day of the Muslim fasting month of Ramadan in Riyadh September 13, 2007. During the holy month of Ramadan observant believers fast from dawn to dusk, while businesses and offices reduce opening hours during the day. For more than a billion Muslims around the world, Ramadan is a month of prayer, fasting and charity.     REUTERS/Stringer     (SAUDI ARABIA)

Ma perché si ostinano a voler seguire il digiuno, certamente importante per la loro religione, ma profondamente dannoso per la salute? La ragione va ritrovata nella vera importanza di Ramadan, che è da mettere su un piano sociale prima ancora che religioso.
È questione anzitutto d’orgoglio, bisogna dimostrare di essere in grado di reggere il digiuno, condizione fondamentale per potersi poi godere quello che tutti attendono: i festeggiamenti del post tramonto.
Una volta che il sole tramonta, come moderni lupi mannari, i Saudi si risvegliano dal torpore e si scatenano in banchetti luculliani e party festaioli che da noi suonerebbero un po’ come festeggiare in disco la Quaresima ma qui, come ormai avrete capito, religione e vita quotidiana non possono prescindere l’una dall’altra.
Iftar
Forse stupirà pensare che durante un periodo di digiuno quotidiano la sera si finisca a mangiare come se non ci fosse un domani, ma tant’è: l’iftar (il pasto che rompe il digiuno di Ramadan dopo il tramonto) è tutto fuorché un momento modesto di ristoro dalla fatica della giornata senza cibo. Per quanto paradossale, durante il mese del digiuno il Saudita medio ingrassa, e non poco.
Si sprecano le reclame di ricette un po’ meno caloriche per i piatti da consumare, oltre a reminder della costante importanza di fare esercizio fisico: le scuse per evitarlo sono obiettivamente solide – fa caldo e non si mangia e beve per almeno 12 ore, la palestra suona decisamente come una pessima idea, e forse lo è almeno per queste settimane. Peccato che molti fingano sia Ramadan per tutto l’anno, almeno per la parte che riguarda la necessità di riposare all’infinito.

E’ arrivato Ramadan (versione 2015)

Ramadan-Kareem-e-Greeting-2013-07-06-Final

Lo scorso anno il sacro mese del digiuno ci aveva un po’ colti di sorpresa e qualcuno ricordera’ come il nostro granitico ottimismo avesse mostrato qualche crepa (per una rinfrescatica, clicca qui). Sara’ che abbiamo imparato la lezione, sara’ che quest’anno non ci sono pause italiane che ci aiutano ad affrontare la vita clausurale di Ramadan, ma arrivati a circa meta’ del mese possiamo ritenerci quanto meno cintura marrone di Ramandan.

Ecco un breve manuale di sopravvivenza al Ramandan, nome in codice: S.V.A.C.C.O.

  • Sport: da fare in abbondanza. Le facilities sono tutte incredibilmente vuote durante le lunghe giornate di calura e digiuno, dalla piscina alla palestra. Ottimo sfruttarle al massimo, cercando di stare lontano dagli orari vicino al tramonto perche’ molti ne approfittano per una corsetta prima di ricominciare a bere e mangiare.
  • Vacanza: se impossibilitati a lasciare il paese per motivi lavorativi, cercare almeno di fare uno/due weekend lunghi in qualsiasi paese diverso dall’Arabia: ovviamente se si rimane nel Golfo bisognera’ comunque fare i conti con le chiusure, ma sicuramente meno estese di Saudi. Noi abbiamo pescato sulla cartina uno dei paesi non musulmani piu’ vicini (lo Sri Lanka).
  • Autocarro: per proteggersi da pazzi motorizzati con la tendenza allo schianto facile (che la stanchezza del digiuno rende delle schegge imprevedibili), minimizzare gli spostamenti prima del tramonto e massimizzarli nell’ora successiva allo stesso, quando tutti sono in casa a mangiare e bere e le strade diventano deserte. Installare spuntoni avvelenati e dardi infuocati sul mezzo semovente adeguatamente rinforzato.
  • Casa: rimane e sempre rimarra’ il luogo Ramadan-free per eccellenza. Le attivita’ casalinghe improvvisamente diventano la cosa piu’ bella di sempre da fare. Per noi quest’anno e’ stata un’ottima occasione per testare un lungo elenco di nuovi giochi in scatola.
  • Colleghi: tra peccatori ci si intende. Con i colleghi e capi musulmani che spariscono all’una di pomeriggio, Ramandan diventa un’ottima occasione per ritrovarsi tra expat e parlare in liberta’ nelle “sinners room” (la stanza dei peccatori, quel luogo chiuso ed inaccessibile dove si puo’ mangiare e bere in orario di ufficio).
  • Ospitalita’: aumentano le occasioni per trovarsi a pranzo durante i weekend (e ovviamente poi fare dei grandi giochi in scatola insieme). Incluse grigliate all’aria aperta a mezzogiorno con 45 gradi!