Questioni di vita e di morte

Il tema della morte è un tabù comune a molte culture, ma nel caso dell’Islam – soprattutto moderno – tutto diventa più complicato. Un popolo come quello saudita che vive ogni istante delle sue giornate a stretto contatto con la religione finisce per essere estremamente fatalista.

L’esempio più palese, che tutti coloro che hanno avuto a che fare con chi proviene da questa parte di Mondo hanno certamente sperimentato, è l’utilizzo dell’espressione “inshallah”, che possiamo tradurre con il nostrano “se Dio vuole”. Non c’è frase che esca dalla bocca di un saudita che non finisca con inshallah, sopra a tutto il “Ci vediamo domani!“: è chiaro che potresti scivolare, battere la testa a terra e non risvegliarti più, ma loro ci tengono a sottolineare che il vedersi domani è stretta conseguenza di una volontà divina che prescinde dalle loro intenzioni. Non stupirà scoprire quindi che il loro rapporto con la morte è piuttosto pacifico: il lutto non deve durare più di 3 giorni, ci si deve vestire con particolare modestia senza gioielli e ostentazioni varie ma diventa quasi occasione di “celebrare” la vita del defunto.

Cimitero islamico

Non siamo in grado di entrare troppo nello specifico – sarà anche accettata come volontà di Dio, ma è pur sempre argomento che difficilmente verrà trattato al bar: di recente abbiamo avuto però occasione di assistere alla veglia funebre del marito della nostra adorata insegnante di arabo che è proprio scivolato sul marciapiede e ha picchiato la testa per non risvegliarsi più, che verrebbe da pensare “destino beffardo!”, ma forse era proprio stato deciso così.

Per portare le nostre condoglianze abbiamo potuto scegliere un giorno dei 3 seguenti la dipartita durante i quali sono state allestite delle sale in cui recarsi per incontrare la famiglia. Ovviamente, uomini da una parte e donne dall’altra, con l’inconveniente che il pover uomo aveva consorte e due figlie femmine per cui, mentre nella sala delle donne si abbracciava la moglie affranta – grande donna e stupenda insegnante, e si chiacchierava con le figlie che cercavano di bilanciare la devastazione della madre, nella sala degli uomini si pasteggiava a datteri e caffè arabo.

Dates and coffee

Alla notizia che anche i suoi studenti maschi erano passati a manifestare il loro cordoglio, tutte le donne di famiglia si sono accese in un momento di orgoglio nel vedere tante persone accorse in quella occasione, triste ma inevitabile. In barba alle convenzioni locali, il corridoio è diventato la vera grande sala d’incontro, senza muri di genere che ostacolassero il fiume di persone che ci teneva ad esserci, uomo o donna che fosse – ma non fraintendete, loro non sono sauditi, ma palestinesi/giordani.

Dai loro racconti, abbiamo scoperto che il colore appropriato al lutto è, anche qui, il nero, e si usa omaggiare la famiglia di buon cibo, tanto che le tre povere donne minute cercavano di trovare un modo per sbarazzarsi di una quantità di doni culinari sufficiente ad organizzare un banchetto per almeno 100 persone (!!!).

C’è ovviamente anche un altro aspetto della morte nel mondo islamico che riempie, purtroppo, le cronache dei nostri giorni: il suicidio nel nome della Guerra Santa. Per la natura dell’argomento non siamo in grado di trattarlo in modo approfondito, ne crediamo sia il caso di farlo in modo superficiale, ma sappiamo tutti che esiste e che rappresenta un dramma della società odierna. La nostra testimonianza vuole solo fare da monito: non è che gli arabi muoiano tutti come martiri suicidi, anzi, tanti sono brave persone che lasciano sulla Terra molti amici e buone azioni, ma che nella cui storia era previsto un semplice scivolone sul marciapiede.

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One thought on “Questioni di vita e di morte

  1. Bravissima Vale: bellissimo l’articolo, pur nella difficoltà di trattare quest’argomento. Come ben sai ho vestito con orgoglio la divia di Volontario EXPO: sono proprio orgoglioso di te e delle belle e adeguate parole che sei riuscita a trovare per trattare ques’argomento non da poco 🙂

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