Turismo d’Arabia – la storia è passata anche da qui

Madain collage Vi ho già raccontato di quanto l’Arabia Saudita sia erroneamente scambiata – con iniziale giubilo – per gli Emirati Arabi, il che è indice di quanto questo Paese sia poco conosciuto ai più, anche se poi ogni tanto torna agli onori delle cronache solitamente per motivi macabri oppure riguardanti la condizione femminile. Eppure, anche Saudi ha il suo tesoro, nel senso culturale del termine. Del petrolio ne siamo a conoscenza, ma l’Unesco ha individuato tre – ben tre! – luoghi degni di essere salvaguardati a livello internazionale, salvo poi che non possono essere visitati da molti, non essendoci possibilità di visto turistico. L’Italia è il Paese che ne detiene di più (50, su 1000 riconosciuti), ma tutto sommato poteva andare peggio – il Qatar ne ha solo uno, e lo hanno dichiarato solo da un anno. Uno dei tre luoghi Unesco si trova a Jedda, nel quartiere storico, e ve ne parlerà Matteo la prossima settimana. Il secondo si trova nei pressi di Riyadh e racchiude i resti dell’antica capitale della dinastia saudita. L’ultimo invece è verso il confine nord occidentale, ed è ciò per cui varrebbe la pena visitare l’Arabia. Si tratta di un sito archeologico risalente all’epoca dei Nabatei: se qualcuno è stato a Petra, in Giordania, potrebbe aver già sentito questo nome, dato che si tratta dello stesso popolo. Il loro impero, poi terminato per l’arrivo dei Romani di Traiano, è datato 80 a.C. – 100 d.C, quindi si tratta di storia vera, come la intendiamo noi – vaglielo a dire agli americani che una catapecchia che ha 100 anni è vecchia, non antica. Mada'in L’avamposto di Al Ula rappresentava uno snodo commerciale molto importante e strategico, trovandosi riparato dalle montagne e sorgendo proprio in corrispondenza di un’oasi, che sorprende per quando sia rigogliosa. All’inizio del ‘900, poi, gli Ottomani ci costruirono una stazione ferroviaria sulla linea che portava i pellegrini da Damasco verso Medina, e poi la Mecca. Il sito archeologico di Mada’in Saleh si trova in una valle immensa, e ad un primo sguardo veloce non si intuisce la grandezza del luogo in cui ci si trova. Poi, guardando meglio quelle rocce che somigliano ai faraglioni napoletani, ma escono dal deserto, non dal mare, si inizia a capire di fronte a cosa ci si trova. Mada'in Centinaia di tombe scavate con maestria inimmaginabile nella roccia che sembrano esserne parte integrante, come se fossero nate così. La vista toglie il fiato, e l’assenza di grandi – ma pure piccole – masse di turisti fa diventare la visita e la scoperta di questo luogo una faccenda molto personale. Nelle grandi rocce che si incontrano nella valle si può fare il gioco delle nuvole: quella sembra un fungo – ma a me pareva più un muffin, quell’altra è tale e quale ad un sottomarino, ma guarda quella! È chiaramente un elefante! Elephant rock L’esperienza migliore ce l’ha forse relegata la nostra guida, un Saudita appassionato della sua terra e felice di poterla mostrare anche a visitatori stranieri: un po’ di matti ci sono anche qui, non si può negare, ma ci sono anche tante persone normali che vivono la loro vita al meglio che possono. La lezione è sempre quella: tutto il Mondo è paese, perfino Saudi.

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6 thoughts on “Turismo d’Arabia – la storia è passata anche da qui

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