Fly me to… Bahrain!

Viaggiare con lo schermo dell’iPad non è poi così male, ma diciamolo: non è la stessa cosa di un viaggio vero. Sono settimane che vedo luoghi sempre pieni di sole e l’arrivo dell’autunno milanese ha amplificato la mia insofferenza, ma ecco che si presenta un’occasione imperdibile: una settimana di ferie programmate nei Paesi del Golfo!

Non era semplice la combinazione astrale da azzeccare: permessi in regola, visti disponibili, passaporti nelle mani giuste e l’allineamento dei pianeti erano tutti perfetti. Non me lo faccio ripetere due volte (che poi Matteo cambia idea): si parte!!

Approcciarsi al Medio Oriente tramite il Bahrain è un’esperienza che non delude le aspettative: meno ricco e appariscente degli Emirati, più ricco e appariscente dell’Arabia Saudita. E pure dell’Italia.

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Il Bahrain, per chi non lo sapesse (come me fino a pochi mesi fa), si trova nel Golfo Persico, ed è collegato all’Arabia da una causeway, un ponte lungo 25 km che la collega con Manama, la capitale bahreinita.

È un piccolo Stato conosciuto ai più probabilmente per il Gran Premio di Formula 1, ma in passato hanno avuto alterne fortune prima con le perle, e poi col petrolio. Ottenere un visto per il Bahrain è molto veloce e non richiede salti mortali con carpiature impossibili.

Da subito, mi è stata chiara qual è la visione “oltremare” dello stato Saudita, che rappresenta anche uno dei principali motivi per cui c’è così poca libertà nel Kingdom: è la roccaforte dell’Islam. E l’ha capito anche Samsung.

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Una delle lezioni che gli Arabi hanno ben imparato dagli Stati Uniti, oltre all’appetibilità dei fast food (ma questa non la annovererei tra le lezioni positive), è la concezione della società dei servizi: chi ha potere d’acquisto viene servito e riverito (anche se poi a farne le spese sono i lavoratori provenienti da Paesi Orientali molto poveri). Ad esempio, in aereo Etihad ti fornisce la babysitter: e tutti volano più tranquilli.

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Un capitolo a parte andrebbe aperto per la strana concezione che hanno della moda. Oddio, “moda” è una parolona. Il vedere molte figure femminili completamente nere e coperte, e uomini in total white con copricapo tovagliato mi ha un po’ disorientata, ma è risaputo e fa parte della loro cultura. Il vero problema è tutto il resto. In particolare, le ciabatte maschili non sono assolutamente scusabili. Perfino da Louis Vuitton ho visto cose che voi umani (italiani) non potete neanche immaginare: ma del resto, non è un segreto per nessuno che le migliori firme ormai se le possono permettere solo loro.

Eccovi quindi un assaggio di una creazione sempre di LV, delle valigie arabian style in asta per beneficienza.

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Il lusso è piuttosto diffuso, credo che a Dubai si vedano esagerazioni di un altro livello, ma comunque l’idea occidentale di questo mondo è del tutto giustificata: hotel pieni di marmi e materiali ricchissimi, ristoranti costosi e grattacieli mozzafiato.

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Boat005 Ma la domanda che ci facciamo tutti ogni giorno, è la stessa anche lì (forse diversa la risposta): la nostra vita è completa? No? Bhè, compratevi una barchetta e poi ne riparliamo!

 

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7 thoughts on “Fly me to… Bahrain!

  1. Pingback: Ma Teo, tu quando lavori? | Life on oil field

  2. anche io di recente ho viaggiato con ethiad e la cosa che mi ha colpito di più è stata la preghiera del viaggiatore, detta in arabo all’altoparlante e proiettata sugli schermi prima della partenza! l’ho trovata un po’ inquietante ad essere onesta… 😉

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