Sulle tavole dell’America Saudita – REPOST

Le abitudini alimentari sono difficili da cambiare nel corso di pochi anni, a meno che non sia necessario raccogliere soldi in tempi di prezzo del petrolio basso (leggi in fondo all’articolo per un aggiornamento).

Originariamente pubblicato il 3 Novembre 2013

È inevitabile che un paese da 80 anni sotto l’ingombrante influenza americana abbia assorbito gli usi e i costumi culinari degli States, anche se a prima vista potrebbe non essere così scontato. Le rigorose leggi islamiche che vietano il maiale in tutte le sue gustose forme e che impongono la macellazione islamica per ogni tipologia di carne avrebbero potuto impedire una completa diffusione delle cicciose delizie americane. Avrebbero potuto, ma non è bastato.

Sicuramente uno degli immaginari comuni è che l’Arabia pulluli di kebabbari o di posti dove mangiare capretti e humus a tutte le ore; non vi nascondo che questa fosse una delle mie convinzioni finché nell’illustrativo video aziendale giunto a casa nei giorni in cui dovevo decidere se trasferirmi qui non si illustrasse che la realtà è ben diversa: Mc Donald’s (che servono il Mc Arabia), Pizza Hut o KFC si trovano più o meno con la stessa frequenza che a casa nostra. Per non parlare di quelle succulente ciambelle colorate e ipercaloriche che la mia generazione conosce bene perché erano lo spuntino preferito del commissario Winchester dei Simpson.

Le somiglianze non finiscono certo qui: come in ogni ristorante americano che si rispetti, al cameriere bisogna lasciare una mancia proporzionale alla cordialità del servizio. In Saudi la professione è sostanzialmente esercitata ad alti livelli dai Filippini (che parlano un ottimo inglese – anche se dall’accento inizialmente incomprensibile) e a medio bassi livelli dagli Indiani (che a volte sorridono senza capire le tue richieste e ti portano a tavola un cibo che capisci essere piccante solo sfiorando il piatto con la mano): per questo, la mancia serve anche a ripartire in minima parte il benessere degli expat occidentali verso coloro che ricevono invece uno stipendio assai modesto. Il ringraziamento che esprimono i loro occhi è spesso la giusta cordialità che il cliente riceve all’uscita.

Vogliamo poi parlare delle schifezze che si possono mangiare a colazione? Waffle con sciroppo d’acero, pancake, omelette e sudiciumi vari sono la migliore espressione della continental breakfast, forse più di stampo british che americano. Unico assente: il bacon!


Infine, una piccola curiosità che avevo notato solo in America (non so se qualcuno può confermare o no): è solo lì infatti che servono i drink con la cannuccia con l’estremità ancora avvolta dalla carta protettiva.. A me sembra la classica paranoia igienista americana, chissà come ha fatto ad arrivare fin quaggiù!!



NEW – La “tassa sui peccati”

Periodicamente ritorna anche nel dibattito salutista in Italia, ma in Saudi si sono superati: detto-fatto! Da meta’ giugno 2017, in pieno Ramadan, il governo ha imposto nuove tasse su tre categorie di prodotti: sigarette – un prodotto da noi supertassato da decenni, bevande frizzanti (Coca-Cola e affini) ed energy drink (tipo Redbull). Il prezzo di alcuni di questi prodotti e’ raddoppiato di punto in bianco (ora una lattina di Coca-Cola costa l’equivalente di 50 centesimi di euro, rispetto a meno di 30 centesimi di qualche giorno fa).

Il motivo officiale e’ combattere le malattie legate alla scorretta alimentazione (il diabete su tutti), cercando di promuovere uno stile piu’ sano. In realta’ la nuova tassa e’ un tenativo di raccogliere dei soldini in piu’ per le finanze pubbliche tartassate dal barile a 50 dollari.

http://www.arabnews.com/node/1113771/saudi-arabia

 

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