Storie di ordinaria censura

Il mondo delle immagini digitali o stampate ha tutto un suo universo parallelo qui in Arabia. All’interno dei camp è una usanza abbastanza diffusa pubblicare un magazine mensile, che documenta le attività, gli eventi, le iniziative che si sono svolte all’interno di queste mura, e il nostro non fa eccezione, anzi.

Nonostante la comunità non sia la più grande, la nostra Gazzetta non ha eguali: è di gran lunga la più professionale. In questi ultimi mesi ho avuto occasione di collaborare con loro, mettendo a frutto le nozioni di Photoshop imparate di recente. Leggete tra le righe: in pratica, sono il braccio della censura.

fab4differenzeCome esercizio di manipolazione delle immagini è ottimo: ci si confronta con fotografie reali, da dover modificare realisticamente. In pratica, tutti gli scolli delle donne vanno coperti fino al collo, le canottiere diventano magliette, gli shorts pantaloni lunghi. Vi sembrerà eccessivo – non vi sfugge niente ! – ma almeno provo a farlo con naturalezza. I magazine occidentali vengono invece censurati in modo leggermente più rude.


Nessuno è indenne, nessuno passa inosservato. Sei finita nello sfondo sfuocato di un’immagine della festa al parco ed indossavi la tua canotta preferita? Non hai scampo, verrai coperta, anche se sei talmente lontana che risulti essere un puntino in lontananza.

frida-differenzeLe donne locali, come immaginabile, non hanno mai bisogno di essere modificate, ma la faccenda non è più semplice. Per pubblicare la foto di una Saudi è necessario ricevere la liberatoria firmata dal suo guardiano – di solito è il padre o il marito, ma anche il fratello o il figlio. Va da sè che fotografie di gruppo ritraenti diverse donne locali siano praticamente impossibili da pubblicare, a meno che non si conosca di chi si tratta: il riconoscimento delle figure nere è sempre un grattacapo.

storica-differenzeA volte la “censura” delle immagini arriva anche ad altri livelli inaspettati: ad esempio, non si pubblicano scatti di persone che ballano – il che limita molto la documentazione di eventi dance, oppure viene richiesto di coprire le braccia delle donne anche nelle foto storiche – un oltraggio! Il peggio però resta il censurare le amiche: chiedo pubblicamente scusa, ma per fortuna restano comunque bellissimeelina-differenze

Annunci

Un pensiero su “Storie di ordinaria censura

  1. Pingback: Questione di crisi (col Qatar) – l’evoluzione editoriale | Life on oil field

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...