Casa dolce casa: 3 anni d’Arabia

Mi ritrovo a scrivere un bilancio di questi ultimi 3 anni in Saudi seduta su una comoda poltrona nel mio giardino, col mio computer e il mio gatto che cerca di fare ostruzionismo sedendocisi sopra. Credo che questa immagine rappresenti bene cosa sia l’Arabia oggi per me.

pino-paintAnzitutto, un luogo in cui a metà novembre si può stare in maniche corte in giardino, alle 6 di sera di un giovedì, che qui è l’inizio del weekend. Questo clima splendido è una costante fin dai primi tempi, e non riesco a pensare di scambiarla con niente al Mondo: ho realizzato di essere un animale a sangue freddo, che ha bisogno del sole perenne e del caldo per star bene – ma non diciamolo troppo forte, se i gatti scoprono che sono lucertola inside potrei finire molto male.

Ho poi una casa col giardino, e anche questa non la scambierei facilmente per altro. Ho dovuto lottare contro un marito ossessionato dall’effetto della sabbia sui mobili per guadagnarmi le mie sudate poltroncine da esterno – rigorosamente di plastica, che si puliscono più facilmente. Ci ho messo 2 anni e mezzo, e non solo per la feroce opposizione della mia dolce metà, ma anche perché il mio rivenditore preferito (non sto neanche a dirvi chi è, visti i numerosi post di lodi spesi in passato su queste pagine) inizialmente non aveva molta scelta di mobili da esterno: perfino l’IKEA è riuscita a migliorarsi in questi anni.

Saudi ormai è casa, ma una casa strana. C’è tanta routine e tanti viaggi, anche inaspettati, che la routine la spezzano. C’è il camp che è come l’Italia, e c’è il Mondo fuori che non potrebbe essere più distante. I negozi vendono vestiti di collezioni primavera/estate e autunno/inverno, ma le stagioni qui non esistono. Parli in italiano per sentirti a casa, ma gli amici veri non li scegli dal passaporto. Visiti tanti posti, ma nel letto della casetta nel deserto si dorme meglio.

Cheers ai 3 anni più caldi della mia vita!

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4 pensieri su “Casa dolce casa: 3 anni d’Arabia

  1. Fabio

    Leggo sempre con piacere i vostri post. Ma più passa il tempo è più mi sembra che parlino di un’altro paese.
    Proprio un’altra cosa.
    Sarà che questi due anni passati a Riyadh e poi a Jeddah sono stati per me piuttosto burrascosi e per niente incoraggianti.
    Ero partito con le migliori intenzioni di adattamento ma l’Arabia Saudita mi ha saputo scoraggiare in tutti i modi.
    Quindi si, leggo sempre con piacere i vostri post perché mi parlano dell’arabia che avrei voluto trovare.

    1. Valentina

      Caro Fabio, spero che dai nostri racconti si intuisca anche un aspetto molto importante di questa avventura: ci sentiamo – e lo siamo – molto fortunati. Abbiamo ricevuto un buon supporto dall’azienda che ci impiega e siamo circondati da un ambiente tendenzialmente positivo – anche se non tutti se ne rendono conto. In bocca al lupo per la tua permanenza in Saudi, con l’augurio che ne migliorino le condizioni.

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