Fare il pieno di verde

Si ringrazia Valentina per la splendida foto scattata a Kyoto in questo autunno.

Questa espressione scritta in un blog che parla di Arabia Saudita all’appartenza ha un solo significato: quello che si dice dal benzinaio quando si accosta con l’auto in riserva.

Ed invece no, non approfitteremo di queste pagine per pavoneggiarci sul prezzo ridicolo della benzina (ma anche sì, ricordiamolo che non fa mai male: qui la verde costa la bellezza di 20 cent/litro, ed e’ recentemente aumentata del 50%!); in realta’ il serbatoio da riempire che qui intendiamo e’ un po’ diverso: quello del verde natura, il colore dominante del paesaggio della fascia climatica temperata.

Non prendeteci per ingrati: il deserto ci piace (qui un ripasso sulle nostre avventure) e in queste fresche giornate di inverno l’aria smette di essere polverosa tipo miniera di carbone (come lo e’ invece d’estate) e i colori al mattino hanno un che di magico.

Il punto qui e’ che ci mancano gli alberi, l’erba, i campi; tutte cose che in Italia semplicemente si vedono aprendo le finestre di casa o viaggiando in autostrada mentre si va al lago. Certo, nel nostro camp il verde (artificiale) non manca, ma e’ un po’ come paragonare l’insalata che si trova nel panino del Mc Donald’s con quella dell’orto del nonno: non c’e’ storia.

Il risultato e’ la continua ricerca al di fuori di queste mura di sabbia di ogni piccolo scorcio di verde che si presenti agli occhi. L’expat che vive nel Golfo lo si puo’ distinguere perche’ all’estero rimane in fissa per ore di fronte ad un pozza d’acqua (che per lui sara’ un “laghetto“) in cui si specchiano degli alberi (a suo parere “splendidi sempreverdi“) e scattera’ foto da ogni angolazione per catturare tutti i riflessi del sole (magici “giochi di luce“) che renderanno la foto sovraesposta. L’expat in Saudi, come un bambino, si divertera’ rotolandosi nell’erba oppure, nei panni di un novello volontario di Greenpeace, abbraccera’ il tronco di un albero esclamando: “Mi sei mancato!”. Questa malattia di solito scompare dopo un paio di settimane di soggiorno all’estero, una volta che il serbatoio del verde si sara’ nuovamente  riempito. In quel momento l’expat si dimentica che la sua quotidianita’ nel Regno Saudita e’ fatta di sabbia e cammelli, tornando a dare per scontata la vegetazione circostante.

E, come un continuo fermarsi alle stazioni di servizio durante un lungo viaggio estivo Milano-Reggio Calabria, il desiderio di reimmergersi nella bellezza della natura (anche quella contaminata delle citta’) ritorna ciclicamente nel corso dell’anno.

Paradossi del vivere in Saudi: viaggiare lontano alla ricerca del verde, quando qui dal benzinaio e’ quasi gratis.

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