Far vs Middle East: culture a confronto

  
Come si sara’ notato dal grafico estivo sui nostri viaggi, negli ultimi 12 mesi abbiamo visitato per la prima volta diversi paesi asiatici (sia del sud-est, Malesia e Indonesia, che del nord, Giappone e Corea). L’entusiamo della scoperta di questi mondi nuovi cosi’ strani e lontani ci spingerebbe a dedicare un intero post a questi posti, ma dato che questo e’ un blog sulla vita in Saudi, ci sembra piu’ in tema offrire un confronto delle somiglianze tra le culture del Lontano rispetto al Medio Oriente.

Diciamolo subito, a scanso di equivoci: i due mondi sono assai lontani su molti aspetti cruciali. Pensiamo ai due estremi: Giappone e Saudi. Uno e’ l’emblema della pulizia e dell’ordine, dove le persone si mettono in perfetta coda spontaneamente (in attesa del treno, all’ingresso di un ristorante, a caso per strada giusto per il piacere di stare in coda); l’altro e’ il simbolo del caos e della disorganizzazione, dove le attese si trasformano in accalcati assembramenti di corpi umani, tovaglie e sandalazzi. Sulla carta, niente di piu’ distante: nessuno si e’ mai sognato di pensare che Saudi sia una specie di Little Japan o si e’ mai confuso sul fatto che Tokyo possa assomigliare a Riad.

Ad una piu’ attenta analisi, tuttavia, ci sono alcuni aspetti socio-culturali che rendono il mondo arabo piu’ vicino al lontano Oriente. Il motivo e’ da ricercarsi probabilmente nell’essenza stessa delle popolazioni arabe (commercianti tra i due poli del Vecchio Mondo) che ha permesso al Medio Oriente di assorbire alcuni elementi che caratterizzano la societa’ orientale.

Il primo aspetto e’ senza dubbio l’importanza dei formalismi che, come gia’ scritto di recente, sono la spina dorsale di ogni interazione sociale pubblica nel Regno Saudita. Ebbene, il Lontano Oriente e’ anch’esso un luogo dove la forma vuol dire molto. Pensate al tradizionale inchino giapponese che e’ un atto di cortesia e di saluto, oppure all’importanza che gli abiti tradizionali hanno ancora nella societa’ (il thobe vs il kimono). Certo, stiamo parlando di stili diversi, ma entrambi raccontano un mondo che mantiene orgogliosamente le proprie tradizioni nel tempo.

Da questo forse deriva anche il secondo aspetto, il terrore di “perdere la faccia. Da queste parti spesso si assiste a dinamiche aziendali molto curiose, in cui l’intero processo decisionale si avviluppa in infinite discussioni che spesso non hanno mai una conclusione. Il motivo apparente e’ che “decidere” alla fine obbliga all’assunzione di una responsabilita’ che e’ sempre vista come un male da evitare (e un barile da scaricare). Lo stesso per certi aspetti vale, ancora una volta, nel Lontano Oriente. Sia nel Sud Est Asiatico (ho esperienza diretta con un collega malesiano) che soprattutto nella cultura giapponese, il salvare la faccia (o la piu’ estrema “reputazione della famiglia”) crea un sacco di dinamiche irragionevoli o delle scene isteriche incomprensibili per noi occidentali (youtube fornisce una vasta antologia sull’argomento).

Un’ulteriore area di contatto culturale e’ il dominio della societa’ sull’individuo, con un importante differenza tra i due mondi. Il lontano-oriente mette il rispetto per la comunita’, l’azienda o la famiglia davanti all’individuo. L’esempio classico e’ quello della mascherina da chirurgo che e’ obbligatorio indossare quando si ha il raffreddore per non contagiare gli altri (per non parlare del divieto assoluto di starnutire o soffiarsi il naso in pubblico). In Medio Oriente questa dominanza dei molti sul singolo si sostanzia a livello di tribu’: il singolo assume un valore in funzione della tribu’ di appartenenza e, in cambio di cio’, riconsegna alla sua famiglia allargata parte delle sue liberta’. I matrimoni combinati sono un classico esempio in tal senso, cosi’ come la rigida gerarchia basata sull’eta’ che vige in moltissime famiglie. Questo predominio del gruppo rispetto all’individuo sparisce quando ci si relaziona con membri di altri gruppi; in questo caso la societa’ fa emergere un lato individualistico di stampo occidentale (in un “chi salvi si puo'” che nelle code in autostrada assume dei toni violenti!).

Infine, non e’ da trascurare il ruolo della religione. Certo, se si limita il confronto col Giappone si trovano poche somiglianze (il buddismo con l’islam ha poco in comune!), ma e’ da ricordare che e’ proprio nel sud-est asiatico che si trova la piu’ grande nazione musulmana del mondo (l’Indonesia). In realta’, la somiglianza finisce qui: l’Islam professato nel Far East non ha nessuno dei tratti ortodossi del Wahabismo del Golfo. In Indonesia, ad esempio, lo stato riconosce ufficialmente cinque religioni (islam, protestantesimo, cattolicesimo, induismo e buddismo) e non e’ raro trovare dei rimandi a questo pluralismo religioso anche sui monumenti nazionali. In Malesia, proprio in centro a Kuala Lumpur (dove altrove ci sarebbe stata una moschea) troneggia una chiesa protestante, eredita’ del passato coloniale britannico.

Come vedete, i punti di contatto tra queste culture non sono pochi. Non a caso questo pezzo di mondo si definisce “Medio Oriente”: forse perche’ ha un pezzo di cuore ad est.

Ed ora aspettiamo solo di vedere dei karaoke aprire a Gedda!

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