Il dominio tutto arabo della forma sopra la sostanza

Saudi hand shake

Diceva Agatha Christie che un indizio è un indizio, due indizi sono una coincidenza, ma tre indizi fanno una prova. Bene, oggi mi sento di espandere il detto: “Mille indizi fanno una certezza“.

Da queste parti del mondo, ho assistito centinaia di volte a piccole variazioni sullo stesso tema che hanno progressivamente rafforzato la mia seguente convizione: in terra araba, tutto e’ forma, quasi niente e’ sostanza. Non e’ un concetto di fisica che si studia a scuola, quanto un elemento caratterizzante della societa’ mediorientale, che qui in Saudi raggiunge dimensioni sensazionali. Lo si capisce da tanti atteggiamenti quotidiani.

Indizio #1: il saluto di cortesia sovrapposto

Partiamo dal piu’ semplice: il saluto tra le persone e’ un lungo elenco di formalismi in cui nessuno ascolta quello che dice l’altro. E’ in pratica una versione piu’ lunga del “Ciao come stai?/Sto bene, grazie. E tu?”, che qui diventa: “Ciao come stai, come sta la tua famiglia, tua sorella, tuo zio quello vecchio che vive a Riyad? So che e’ da tanto tempo che non lo vedi, oh oggi il tempo e’ meno caldo del solito, uno di questi giorni dobbiamo vederci per mangiare un dattero insieme!” detto in contemporanea mentre quell’altro dice: “Ciao come stai, moglie e figli stanno bene? Be’ io non c’e’ male, forse domani mi vedo con Abdulaziz che mi ha detto di averti visto a Gedda la scorsa settimana ad un mercato dei cammelli, ti posso offrire un caffe’?“. In realta’ quello che ci si dice (sostanza) ha poca importanza, e poco importa se l’altro rispondera’ o meno a qualcuna delle mille domande smitragliate dalla controparte, cio’ che alla fin fine serve e’ trascorrere i primi due minuti a ripetersi una serie di domande di rito per mostrare gentilezza (forma). Se il saluto fosse l’italianissimo: “Ciao come stai? Sto bene, grazie. E tu?” sarebbe considerato estremamente maleducato.

Indizio #2: non tutte le famiglie nascono uguali

Il secondo aspetto, meno chiaro all’inizio ma che assume maggiore importanza mano a mano che si entra nel vivo dell’apprendimento della cultura locale, e’ che il tuo cognome descrive chi sei ed il valore che hai molto piu’ di ogni altra cosa. All’atto di conoscenza di una persona nuova, ci si chiede sempre il cognome, che indichera’ chiaramente una serie di elementi fondamentali per misurare la stima e la fiducia da riporre nell’altro: se membro di una famiglia (=tribu’) saudita prestigiosa, il rapporto sara’ piu’ caloroso, se il cognome fa trasparire origini egiziane, libanesi, giordane o siriane, di colpo lo stile amichevole diventa piu’ rigido, se infine il cognome e’ chiaramente di una diversa ala dell’Islam (sciita vs sunnita), il rapporto sara’ improntato alla diffidenza. Mi rivelava un collega Saudi (ma con un cognome sconosciuto di lontane origini libanesi), che spesso gli altri sauditi non riconoscendo la provenienza del cognome cercano di capire in altro modo il suo livello di prestigio chiedendogli l’origine geografica della famiglia (che lui risponde falsamente essere di una innocua piccola citta’ saudita).

Indizio #3: dimmi la nazionalita’ e ti diro’ chi sei

L’ultimo indizio e’ un classico che ogni expat arrivato in Saudiland ha sperimentato sulla propria pelle in un miliardo di occasioni. Qualsiasi poliziotto, militare, collega, impiegato di banca o ufficiale di frontiera dopo aver dato una rapida scorsa al volto chiedera’ la nazionalita’ ed il nome (in questo caso il cognome allunga solo il tempo impiegato per formulare un giudizio), e a seconda della risposta attivera’ un semplice dispositivo bipolare che gli permette di avere la certezza della persona con cui si trovera’ davanti:

  • Americano: supereroe venuto da un pianeta evoluto
  • Tedesco: divoratore di maiale alla guida di auto molto eleganti
  • Spagnolo: tizio probabilmente con sombrero che sorride sempre
  • Francese: non capiro’ il suo inglese
  • Messicano: forse e’ lui tizio con sombrero che sorride sempre
  • Malesiano/Indonesiano: musulmano come noi, solo un po’ piu’ strano
  • Indiano/Pakistano/Cingalese: persona da trattare con cattiveria gratuita
  • Belga: e questo chi e’?
  • Italiano: uomo vestito con un certo stile che guida Ferrari mentre mangia una pizza con sopra le polpette al sugo scartando il vigile con abile doppio passo alla Del Piero

E se in realta’ lo straniero capitato in terra araba avra’ sfumature diverse rispetto alle insindacabili certezze che l’ufficiale del momento si sara’ costruito in quell’attimo intercorso tra nome e nazionalita’, nulla potra’ mai piu’ scalfire l’eterno giudizio che costui avra’ del povero malcapitato.

Nonostante i vani tentativi di far capire che in Italia no, la pizza con le polpette al sugo non esiste.

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3 thoughts on “Il dominio tutto arabo della forma sopra la sostanza

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