La Mecca più famosa – e vera – del mondo

Senza quasi accorgermene, mi è capitato spesso negli anni passati di utilizzare quel modo di dire per cui “un luogo è la Mecca di qualcuno”. Parigi è la Mecca degli innamorati, le Dolomiti la Mecca degli amanti della montagna, le Hawaii la Mecca dei surfisti, per nominarne alcune. La Mecca è diventata una metafora riconosciuta globalmente per indicare un posto del mondo unico e con un significato speciale senza eguali per un gruppo di persone, il che la dice lunga sul ruolo della vera Mecca per i fedeli musulmani, in particolare pensando al pellegrinaggio che, come citato diverse volte, è un pilastro (il quinto) dell”islam.

Fatti di cronaca recente hanno portato la città sulle pagine di giornali internazionali, che hanno riportato di eventi drammatici accaduti proprio durante – o a ridosso – del grande pellegrinaggio annuale. Il più grave ha visto la morte, ahimè, di diverse centinaia di persone, accendendo nuovamente i riflettori su questo evento di portata mondiale (oltre che sulla gestione in merito della dinastia regnante, ma questa è un’altra storia).

A ridosso del pellegrinaggio, qui in Saudi e in tutta la zona del Golfo – ma forse anche chi ha avuto occasione di transitare dall’aeroporto di Istanbul li ha notati- si assiste ad un aumento vertiginoso di individui vestiti di soli teli bianchi (dall’aspetto simile ad asciugamani, e forse non solo simile): sono i pellegrini diretti alla Mecca.

Hajj

L’iter del pellegrinaggio prevede una prima fase di circumambulazione – per 7 volte – della Kaba, la costruzione a forma di cubo che contiene la Pietra Nera, resto del Diluvio Universale, da cui Abramo e Ismaele hanno iniziato a costruire la città. Sempre 7 volte, si ripercorre il tragitto compiuto dalla madre di Ismaele, Hagar, verso la fonte di acqua miracolosa che la salvò da morte certa nel deserto. I pellegrini si spostano poi a sud della città, luogo dove è accaduto l’incidente mortale di poche settimane fa sopra citato, dove, tra i diversi rituali, è previsto il lancio di 7 sassolini verso alcune stele che dovrebbero rappresentare il Diavolo. Per finire, si procede alla rasatura dei capelli (accorciatura per le donne) e si torna alla Mecca dalla Kaba.

Il pellegrinaggio alla Mecca eseguito nel periodo canonico (chiamato Hajj, mentre quello effettuato in altri momenti dell’anno è l’Umra) porta in Arabia diversi milioni di fedeli ogni anno (se ne stimano quasi 4), da ogni latitudine del mondo, il che crea diverse difficoltà nella gestione dei partecipanti: ad esempio, visto l’afflusso di pellegrini anche da Paesi afflitti da malattie contagiose, sono necessarie diverse vaccinazioni di cui va portata prova da mostrare all’ingresso in Saudi. Chi risulta sprovvisto, viene vaccinato sul posto.

Hajj pilgrimage to Mecca

Ma la gestione di questo grande evento non riguarda solo i cittadini provenienti dall’estero, ma anche (e forse soprattutto) i locali: i cittadini Sauditi non possono partecipare al pellegrinaggio tutte le volte che ne hanno voglia, ma fino a 5 anni consecutivi (il che si applica a tutte le nazionalità, ma credo sia più comune tra gli Arabi in generale). Il business dei pellegrini, poi, fa sfregare le mani un po’ a tutti quanti, essendo un’occasione ghiotta per commercianti, agenti turistici – che a volte nemmeno esistono -, ristoratori, albergatori, e pure ladruncoli di ogni sorta.

A livello governativo, l’evento è una vetrina internazionale per la famiglia reale e i grandi imprenditori locali, cose che per altro spesso coincidono. Non è un caso, ad esempio, che il primo treno veloce supermoderno d’Arabia sia stato creato ed inaugurato quest’anno collegando la Mecca a Medina – il secondo progetto ferroviario del Paese prevede un’irrealistica rete che colleghi tutti i Paesi appartenenti al Gulf Council (che sono tutti gli Stati affacciati sul Golfo Persico ad esclusione dell’Iran), ma sembra essere lontano anni luce dalla sua realizzazione. La Mecca, a livello di trasporto pubblico, è anche l’unica città saudita insieme a Jeddah con un progetto di costruzione di 6 linee di metropolitana: nel progetto di una di queste è coinvolta anche l’italianissima AnsaldoBreda, chiamata a realizzare i treni senza guidatore che tanto l’hanno resa famosa al mondo.

Train Mecca

L’Italia è legata alla Mecca più di quanto si possa pensare: di recente, la famiglia di costruttori Bin Laden ha acquistato il 50% della società che detiene buona parte della cave di marmo di Carrara. Ad onor del vero, detengono in tutto il mondo una ventina di cave, utilissime per i progetti sfarzosi di cui gli arabi vanno matti, ma anche per arricchire la Grande Moschea, da tempo in fase di ampliamento per poter accogliere il più alto numero di fedeli possibile – il che ci riporta ad un mese fa, quando poco prima del pellegrinaggio una gru presente nella moschea è crollata su una delle gallerie piene di fedeli in preghiera, uccidendone centinaia.

Mecca road sign

Un ultimo dettaglio importante su questa città simbolo dell’Islam: pur trovandoci in Arabia Saudita con regolare permesso di soggiorno, non ci è possibile visitare la Mecca (e Medina) in quanto non musulmani. La strada che porta alle due città prevede una deviazione per i non fedeli e sono presenti check point per il controllo dell’equivalente della nostra carta d’identità, che indica anche la religione – nel form di ingresso in Saudi, viene chiesto anche questo. Ovviamente il sistema non è infallibile, dato che non tutti vengono controllati ma solo chi risulta “sospetto”, il che ha visto in passato persone travestirsi da donne velate per introdursi in città (spesso di sesso maschile, ancora più spesso di professione giornalista). Pare, inoltre, che nel 2002 l’ambasciatore italiano in Arabia sia stato trovato alla Mecca: con un fare che tutti noi connazionali conosciamo bene, si è spacciato, senza vergogna, per musulmano. Non servono altre parole per immaginarsi la scena!

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