Turismo sí, turismo no, turismo… bho!

L’Arabia Saudita è uno dei Paesi più difficili da visitare come turisti. Tecnicamente, ottenere il visto non è impossibile, e non la troverete tra gli Stati meno visitati al mondo, anzi: per i musulmani le porte sono abbastanza aperte con ovvie limitazioni ai luoghi di culto. E non è che Saudi non abbia luoghi interessanti da visitare, anzi, vi abbiamo raccontato di posti che meriterebbero il tempo di ogni turista: è solo che non ce n’è bisogno, almeno non ce n’è stato fino ad oggi.

La mancanza di interesse assoluta per uno sviluppo turistico è chiaro fin dal primo istante: le strade malmesse e usate come discariche non sono dei biglietti da visita invidiabili, ma già dal momento di passaggio dagli ufficiali che timbrano il passaporto si capisce che l’accoglienza non è molto calorosa. Insomma, qui si deve sperare che il prezzo del petrolio torni a crescere, altrimenti inizierà a farsi sentire la necessità di diversificare le proprie entrate.

Il turismo potrebbe essere un’opzione realmente percorribile?

L’amministrazione saudita è sempre impegnata ad organizzare il gran pellegrinaggio che si tiene una volta all’anno, durante l’ultimo mese del calendario islamico, che è anche il momento giusto per adempiere ad uno dei 5 pilastri dell’Islam. Esiste un ministero dedicato ad Hajj (in tutti gli altri mesi, il pellegrinaggio è chiamato Umra), e per lo Stato è un bel impegno: non si può sfigurare. D’altra parte, è stimato che il pellegrino medio spenda in media 6.000 $, e ogni anno almeno 2 milioni di pellegrini visitano la Mecca e Medina: un introito niente male.

Il turismo non religioso è tutta un’altra storia. Gli Occidentali sono spesso visti come “invasori culturali” che potrebbero portare solo ad un decadimento dei costumi – del resto, nella remota ipotesi di apertura non condizionata dei confini ai turisti, tutte le restrizioni del Paese costituirebbero un problema, oltre ad una imposizione al limite della legalità. Ma in un mondo perfetto, senza obbligo di abaya ed occhiatacce alla Saudi, l’Arabia potrebbe offrire dei luoghi turistici che nei vari Paesi vicini di casa (Egitto, Giordania ed Emirati Arabi) si possono già trovare, ma in scala più piccola.

Ecco la top 3 delle destinazioni saudite potenzialmente turistiche, con relative dimostrazioni di località gemelle turisticamente più felici:

  1. Un aiuto su come sfruttare le risorse naturalistiche del Paese è fornito dagli Emirati Arabi Uniti. Con loro Saudi condivide parte dell’Empty Quarter, l’immenso deserto arabo inabitato caratterizzato da dune altissime e rosse: a pochi chilometri dal confine, gli Emirati hanno pensato bene di creare un resort lussuosissimo immerso nel nulla – ma pur sempre a 200 km da Abu Dhabi – che permette di godersi un paesaggio unico nel suo genere. Basta spostarsi una cinquantina di chilometri a sud per raggiungere Shaybah, Arabia Saudita, che offre questa stessa vista, ma in grande (per maggiori informazioni, vi rimandiamo ad un nostro post in merito)
    Shaybah (Arabia Saudita) vs Qasr al Sarab (Emirati Arabi Uniti)
    Shaybah (Arabia Saudita) vs Qasr al Sarab (Emirati Arabi Uniti)
  2. Vi abbiamo già parlato anche della Petra d’Arabia, imperdibile tappa dei pochi Occidentali residenti in Saudi. È già da tempo sito Unesco, ma la valorizzazione del complesso monumentale ha ampissimo margine di miglioramento: anche solo questo posto varrebbe il viaggio in questa terra ostile.
    Madain Saleh (Arabia Saudita) vs Petra (Giordania)
    Madain Saleh (Arabia Saudita) vs Petra (Giordania)
  3. Mai sentito parlare di Sharm el Sheik? Hurgada? Marsa Alam? Sono tutte località egiziane sul Mar Rosso, mare che bagna anche le coste saudite che in effetti non hanno di meno da offrire in termini di biodiversità marina. L’unico dettaglio è un divieto assoluto del bikini, ma in fondo sono i pesci colorati che contano no?!
    Yanbu (Arabia Saudita) vs Sharm el Sheik (Egitto)
    Yanbu (Arabia Saudita) vs Sharm el Sheik (Egitto)
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