L’altro Islam: esperienza di vita ad un matrimonio musulmano

L’Arabia Saudita, per quanto sia uno Stato vasto, spesso si riduce ad essere identificato con una piccola parte del suo ampio territorio: la zona sulla costa Occidentale che affaccia sul Mar Rosso, dove si trovano i luoghi sacri all’Islam – La Mecca e Medina. Questa presenza pesante rende il regno saudita un’enclave musulmana che non lascia spazio ad interpretazioni della dottrina: qui si pratica la vita come puntualmente dettata dal Corano. A titolo di esempio, come già vi abbiamo ricordato, per le donne osservanti indossare l’abaya nera – unica opzione qui in Saudi – è un po’ come palesare la propria appartenenza alla più pura interpretazione delle sacre scritture, come si presume – e sottolineo, presume – avvenga nel Regno.

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Ma l’Islam non è solo questo: spesso si tende a riassumerlo cosí, tra donne costrette alla segregazione e legge del taglione, che di certo ne rappresenta una corrente ma che, come per tutto, non è esaustivo di una religione complessa e diffusa – il 23% della popolazione mondiale è musulmana, ma la gran parte non sono qui in Arabia.

Abbiamo avuto la fortuna e l’onore di essere invitati ad un matrimonio musulmano in Pakistan. Questo Paese, il cui nome completo è evocativo (Repubblica Islamica del Pakistan), ha un rapporto incredibilmente stretto con l’Arabia Saudita, sia a livello politico che sociale. Pensate che la modernissima moschea di Islamabad è stata sovvenzionata dal re Faysal, regnante negli anni ’60 e importante per le sue riforme: questa moschea, che per anni è stata la più grande del mondo, è il simbolo della capitale pakistana.Faysal mosque

L’evento del matrimonio si è svolto principalmente in 3 giornate, piene di tradizione e folclore. Il matrimonio “religioso” già si era tenuto a dicembre dello scorso anno, e questa 3 giorni di festeggiamenti rappresentava la parte sociale della concezione del matrimonio, ma comunque importantissima come abbiamo avuto modo di capire. Il primo giorno la serata prevedeva una separazione tra uomini-donne e invitati della sposa – invitati dello sposo, con la sposa al centro della stanza circondata da tutte le donne invitate e intrattenuta da canti tipici benaugurali accompagnati da una melodia suonata al tamburo. I colori della sala erano incredibili: c’era tutto l’arcobaleno, cosa che anche nei giorni a seguire sarebbe stata una costante splendida.

Colors of Pakistan

La separazione iniziale, con lo scorrere della serata, è andata affievolendosi, per finire a riunirsi tutti insieme, uomini, donne, invitati da qualunque parte. Il massimo di segregazione degli eventi successivi è stata la separazione donne a sinistra – uomini a destra dell’ingresso nel momento di accoglienza degli sposi lanciando petali di rosa profumatissimi.

Il secondo evento, quello più divertente, ci ha visti indossare i vestiti tipici pakistani. Gli sposi sono arrivati separatamente e non si sono potuti avvicinare per tutta la serata, per onorare una celebrazione che voleva festeggiare l’unione delle due famiglie in una serata allegra e frizzante, con racconti dei famigliari che cercavano di dipingere gli sposi dal loro lato più simpatico e divertente, culminando in una sfida di ballo tra invitati che nulla aveva di meno di un riuscito film di Bollywood.

Pakistan memory

Il terzo evento, il più formale, ha sancito l’uscita di casa della sposa che, finalmente, ha potuto andarsene col marito: nonostante la serietà della serata, dove gli sposi di fatto avevano un ruolo marginale mentre il festeggiamento della famiglia la faceva da padrone, con ben 1300 invitati, è stato commovente vedere gli occhi lucidi di un padre salutare la figlia, appena sposata e pronta ad iniziare una nuova vita. L’Islam, e la vita ad ogni latitudine del Mondo, è anche questo.

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