Una giornata al porto – Parte II

Breve sintesi della puntata precedente: dopo lungo peregrinare per le lande d’Arabia, il vostro baldo eroe e i suoi fidi aiutanti giungono presso il maniero navale per prendere possesso di un forziere giunto da lontano. Ottenuto l’accesso al maniero, richiedono al Rais la benedizione dei papelli contenenti le autorizzazioni per ritirare la merce. Ma la strada per giungere alla meta finale e’ ancora lunga…

Mordor's_DuoSpire

Capitolo terzo – L’incantesimo dello stregone Abdulhakeem

La torre s’ergeva alta, ma non lasciava spazio all’errore: era quella giusta. Spiriti evanescenti fluttuavano intorno ad essa, ma soprattutto la grande insegna luminosa, certamente frutto di un patto con lo diavolo medesimo, confermava la sagace intuizione; indicava, infatti, che li’ risiedeva lo stregone Abdulhakeem, sommo sacerdote di tutti li papelli navali, evocatore esperto, timbratore di fogli. All’interno un rumore martellante, come di potente fabbro di Jazan, risuonava per la navata,  dove migliaia di addetti evocati dallo stregone percuotevano con bastone metallico rotante papelli navali macchiandoli di liquidi scuri. Essi vivevano ma non respiravano, percuotevano ma non avevano occhi: tant’e’ che ad ogni domanda del gruppo di avventurieri essi indicavano solo di procedere, verso la nicchia dello stregone. Era evidente: Abdulhakeem era uno stregone di nicchia.

Giunti nei pressi del loco, lo stregone era intento nei suoi incantesimi piu’ complessi: con la mano destra faceva roteare un’asta con cui dava incarichi agli spiriti, con la sinistra usava anch’esso un bastone macchiante, con un terzo braccio – probabilmente frutto di arte oscura – si portava alla bocca una ciambella glassata. Il trio mostro’ il papello vidimato allo stregone, che senza fermarsi ruoto’ l’asta ed inizio’ a parlare, con una voce profonda e velocissima: “Due-timbri-spirito-giallo-secondo-piano-terza-porta-a-destra-un-timbro-spirito-rosso-sesto-piano-seconda-tenda-un-timbro-spirito-nero-sotto-scala-terza-colonna-tre-timbri…”. Era un potentissimo incantesimo: l’incantesimo del chiccazneso’, impossibile da replicare se non dopo decenni di apprendimento dell’arte negromantica. Decine di spiriti, convocati dal potente stregone, accorrevano da tutte le parti, timbravano i papelli e li riconsegnavano allo stregone, il quale tra un boccone e l’altro, continuava nella sua formula infinita.

Qualche minuto piu’ tardi, il plico di papelli, debitamente graffettato e timbrato, giaceva fumante nelle mani dello stregone che lo riconsegno’ al manipolo di eroi , i quali lo fissavano increduli in un’atmosfera impregnata di zolfo mefitico. Il rituale era finito, e gli spiriti avevano fatto il loro dovere. Soddisfatto, lo stregone termino’ la ciambella, si strinse meglio nel suo mantello tovagliato e con uno sbuffo svani’ ai loro occhi.

Capitolo quarto – La tesoreria

A sentire il Rais, mancava un ultimo passaggio per impossessarsi del forziere, che piu’ passava il tempo piu’ assomigliava ad un enorme tesoro traboccante di ricchezze di mondi lontani, troppo lontani. Ricolmi di speranze, entrarono nella tesoreria, la gigantesta sala che custodiva tutti i beni giunti da oltre mare sulle grandi casse squadrate trasportate sull’acqua. Diversi addetti si affacciavano da piccoli loculi parlando fitto, e nessuna indicazione lasciava loro capire chi dovesse essere il loro interlocutore. Ne provarono uno a caso, che li indirizzo’ da un altro, il quale li devio’ da un terzo che era al momento assente (anche lui a rifocillare l’anima con la preghiera), quindi un quarto lesse la documentazione e noto’ che mancava la firma di un incaricato scudiero che si facesse carico del ritiro del forziere. Nessuno scudiero era stato assoldato, dato che il cavallo di ferro su cui viaggiavano era sufficiente per il trasporto di tutta la cassa, ma l’addetto era insistente: no scudiero, no tesoro.

In procinto di arrendersi, un buon samaritano che passava di la’, notando le piaghe dei vagabondi che ormai vagavano senza meta da ore, decise che era giunto per lui il momento di redimersi di tanti peccati commessi ed aiutare la povera comitiva di malcapitati.

Prese il plico, annui’ amichevole e disse: “Cari avventurieri che giungete da lontano, rifocillatevi nella mia locanda analcolica mentre io esamino le carte e convoco lo scudiero che vi potra’ assistere. In cambio, da voi esigo lealta’ eterna. In aggiunta, ho un parente che ha un problema ad un rene: potreste donarmene uno dei vostri?“. Pattuito il rene di uno dei fidi aiutanti, il samaritano si ritiro’ ad analizzare le carte. Passarono i minuti e mentre l’eroe si accingeva ad affilare la spada con cui praticare l’incisione senza anestesia per l’estrazione del rene, l’amichevole addetto ritorno’ al loro cospetto con una serie di domande:

Avete compilato il papello 3-bis che vi dispensa da sacrifizi animali?”

Certo, lo trovate nel riquadro sette, pagina quattro

Molto bene, eccolo qui. Dove e’ contenuto il campione di squame di rettile di Khamis per l’analisi fisico-chimica del vostro forziere?”

Oh ci scusi, e’ finito in fondo alle carte, lo trovate applicato con cura nel prospetto settantasette

Ed infatti e’ qui. Manca solo il papello vidimato dal Mercante d’Occidente rilasciato dalle autorita’ competenti provante l’origine del prodotto su suolo italico e possiamo procedere al ritiro del forziere. Dove l’avete allegato?”

“…”

Non avete il papello del Mercante d’Occidente?”

Si vede che e’ rimasto in Occidente…”

Senza di esso e’ impossibile procedere alla consegna!”

Maccome, abbiamo interpellato decine di addetti, parlato con gli spiriti, attraversato deserti, raccolto campioni, e vi serve un altro papello provante l’origine del forziere? Non andrebbe bene un secondo rene, gentilmente omaggiato dall’altro servitore?”

Purtroppo no, ora andate e non ritornate senza il papello“.

Senza possibilita’ di replica, il trio usci’ dalla tesoreria. Il sole alle loro spalle, ormai al tramonto, li stava salutando. E cosi’ forse il loro datore di lavoro, che probabilmente li riteneva morti in battaglia, oppure colpiti dalla peste nera. Il forziere, colmo di pietre preziose, ori e chissa’ cos’altro, giaceva ancora tra le mure impenetrabili del maniero navale. Inaccessibile.

(2-continua?)

Morale della storia: ebbene no, dopo 4 ore passate al porto, non ce l’abbiamo fatta a ritirare la merce arrivata dall’Italia. 

La notizia è che siamo riusciti a farlo questa settimana, dopo 40 giorni di avventure burocratiche.. 

Ma questa è un’altra storia.

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