Un presente di 800 anni fa: Saudi come “Il nome della rosa” di Umberto Eco

Il nome della rosa

In un incompleto tentativo di recuperare alcuni libri che al Liceo non ho avuto modo di leggere, ho da poco finito la lettura di uno dei grandi classici inclusi nel lungo elenco di opere che trasformano un semplice uomo in essere acculturato: “Il nome della rosa” di Umberto Eco.

Per chi non l’avesse letto, e’ un romanzo ambientato ad inizio 1300 in un’abazia dell’Italia settentrionale dove una serie di omicidi scuotono la quotidianita’ della vita monastica benedettina. Un frate francescano inglese dai tratti alla Sherlock Holmes cerchera’ di risolvere i misteri nel bel mezzo della frattura della Chiesa cattolica tra Roma ed Avignone. Il libro in se’ alterna momenti avvincenti (come la risoluzione dei misteri della abazia e del suo assassino) ad altri altamente noiosi quali trattati teologici latineggianti e dibattimenti di natura semiotica, ma in tutta onesta’, devo riconoscerne la valenza nel panorama dei mattoni da Liceo che un adolescente dovrebbe leggere.

Ebbene, dopo questa digressione (che vi garantisco essere insignificante rispetto alle paginate di Eco nel descrivere un affresco di natura apocalittica dipinto sulla volta principale della chiesa dell’abazia che si prolunga per una decina di pagine), la lettura e’ stata stimolante soprattutto per il luogo in cui e’ avvenuta: leggere un libro sul Medioevo da Saudi e’ un po’ come sfogliare il New York Times negli Stati Uniti. La bravura con cui Eco ricostruisce lo spirito e la cultura medievale, mi ha rimandato piu’ volte alla quotidianita’ che si respira in Arabia Saudita, dove tutto si e’ fermato a 800 anni fa.

Qualche somiglianza presa dal Medioevo:

  • L’ospitalita’ e’ sacra: amici o nemici, tutti trovano alloggio nell’abazia. Anzi, ci sono dei riti di accoglienza che servono ad autocelebrare la grandezza del luogo in cui si viene ospitati. Qualcosa di molto simile a Saudi, come avevo gia’ raccontato in passato.
  • La religione e’ tutto: nel libro di Eco, la reputazione delle persone e’ fortemente influenzata dalle loro conoscenze teologiche, di cui si discute in abbondanza nel libro. La presenza della religione influenza tutte le fasi del giorno, con le ore della Diurna Laus a scandire i capitoli del libro (Lodi, Ora Media, Vesperi, Compieta). Che se ci pensate bene, assomigliano molto alle cinque preghiere della giornata del musulmano.
  • Vietato il pensiero critico: l’idea che alcune cose non si possano fare perche’ proibite da qualcuno (i superiori) o socialmente inaccettabili (poiche’ contrarie ai precetti religiosi) e’ principio cardine che regola la vita sociale. L’unico personaggio che nel romanzo dimostra un pensiero moderno e’ il protagonista della storia, la cui sete di conoscenza spesso si scontra con la rigidita’ del sistema in cui vive. In realta’ questo atteggiamento e’ piu’ dettato da scaramanzia che dal rispetto delle leggi; una cosa tipo: “Questa cosa non si puo’ fare perche’ altrimenti mi trasformo in un pipistrello”.
  • La distanza tra i gli intellettuali ed il volgo: quella medievale e’ una civilta’ intrinsecamente razzista. Ci sono gli intellettuali, che sanno leggere e dialogano tra di loro in Latino, e poi c’e’ il volgo. Anche nell’abazia de “Il Nome della Rosa” questo dualismo appare con forza, con i monaci che svolgono le attivita’ piu’ nobili ed i “semplici” (cosi’ chiamati dai religiosi) cui si chiede di badare ai cavalli o alla cucina e che parlano un linguaggio strano, a volte incomprensibile perche’ dialettale – quello che poi diventera’ il “Volgare”.
  • La caccia alle streghe: ad un certo punto del libro c’e’ un processo di inquisizione che si chiude con un giudizio sommario nei confronti di alcuni monaci scomodi. L’idea di essere tacciati di stregoneria o di atti oscuri – tra l’altro adducendo degli esempi assolutamente inverosimili – e’ un modo facile per consolidare il consenso, eliminando gli avversari piegando i precetti religiosi a proprio vantaggio.

Per chi volesse tentare di comprendere i principi che regolano la societa’ Saudita, credo che prima di formulare considerazioni basate sul punto di vista moderno debba riportare l’orologio indietro di un migliaio di anni e da li’ ripartire: in questo modo sara’ piu’ facile comprendere le dinamiche quotidiane che a volte ci sembrano assurde, ma non lo sono; semplicemente fanno parte di un presente di 800 anni fa.

Annunci

One thought on “Un presente di 800 anni fa: Saudi come “Il nome della rosa” di Umberto Eco

  1. Pingback: Il Medio Oriente come il Trono di Spade | Life on oil field

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...