Non è bello ciò che è bello, è bello ciò che brilla

Ogni luogo in qualunque parte del mondo racconta indirettamente molto delle persone che lo vivono, e l’Arabia non fa eccezione, anzi: basta dare un veloce sguardo intorno per capire molto dei gusti degli indigeni.

Al pari della regola “una moschea ogni 800 metri” vige quasi la stessa proporzione nel caso dei centri commerciali, immensi templi del consumismo più spinto e presenze quasi costanti del panorama arabo. Ne vanno letteralmente matti.
Pottery barn
Un aspetto singolare è rappresentato dalla rotazione dei negozi al loro interno: come accade in tutto il Mondo, a volte i negozi chiudono per via della “crisi”, che qui non è propria del sistema economico ma piuttosto dei gusti particolari dei Saudi. Un esempio su tutti: la catena di arredamento americana Pottery Barn – poco conosciuta in Italia, ma famosa per un certo buon gusto stranamente americano per l’interior design, e prezzi da alta falegnameria italiana – ha appena chiuso baracca e burattini. 20 metri più avanti si trova un altro negozio di arredo, pieno di scintillii sinistri e ghirigori che restano sullo stomaco (stilistico) anche a chi ne ha uno di ferro. Ma come, questo sopravvive e mi chiude il Pottery Barn? Come è possibile?!
Bling shop
Aspetta un attimo: ma quel negozio di abiti tutto lustrini e payette che pare non accennare al declino? E questo di pigiami tutti pizzi e diamanti? O guarda, avrei proprio bisogno di una cover per il cellulare: una tempestata di svarovsky, l’altra placcata d’oro, ah più a destra ci sono quelle monocromo! Ma è a forma di coniglio rosa gigante?! Non mi ci sta in borsa(!) altrimenti la compravo.
 simple_swarovski_iphone5_gold
Non passa molto tempo prima che ci si accorga che qui lo stile “bling bling” va per la maggiore, e si finisce un po’ assuefatti un po’ esasperati che talvolta si cade in tentazione.
I gusti diversi si esprimono anche nella reperibilità delle cibarie, a partire dalla presenza di tutte le catene di fast food possibili ed immaginabili – in Italia ha appena aperto il primo KFC a Torino, che il cielo ce ne scampi, mentre qui probabilmente è stata la prima cosa costruita, prima ancora che si disfassero delle tende.
 Tahina
Al supermercato invece, seppur si trovi tendenzialmente di tutto, c’è molta più scorta di alcuni prodotti rispetto ad altri. Avete mai provato a cercare la tahina per fare l’hummus in Italia? È quasi introvabile. Qui invece quasi si fatica a trovarne quantità non gigantesche. La farina? È americana, ne trovi ogni declinazione, ma la 00? In compenso ogni tipo di intruglio da bere è disponibile: dalla Cherry Coke alla Dr. Pepper, fino alle bevande a base di semi di basilico(?). Chiedere una cassa di Ferrarelle da 6 fa strabuzzare gli occhi al commesso per diversi motivi: la Ferrarelle c’è ma in bottigliette piccole e singole, e costa un occhio della testa. O magari non c’è e ti offrono la Perrier: ma quella proprio no, l’acqua francese non la prenderei neanche fossimo in mezzo al deserto. Incrociamo le dita che non accada.
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