Vivere in un compound – cosa, come, dove e perché

L’idea di cosa sia un compound è difficile da far immaginare. Vi abbiamo già parlato di quello che si trova al suo interno e di quanto sia “comodo” viverci, ma continua a rappresentare uno degli aspetti sui quali c’è maggior curiosità e interesse a comprendere. Si tratta in genere di domande tecniche oppure di grandi critiche sullo stile di vita: nella prima categoria rientrano domande come “ma c’è l’acqua potabile?” e “si trovano i beni di prima necessità?” – ad entrambe, la risposta è si.

Per quanto riguarda le critiche, c’è chi li definisce delle “gabbie dorate”, ed è impossibile negarne il parallelismo. Si tratta di villaggi privati costruiti per lo più da società operanti sul territorio per i propri dipendenti, recintati e protetti da gate d’ingresso con controlli più o meno stringenti: è possibile entrarvi solo se si possiede un documento di residenza oppure su invito degli abitanti. Ma perché tanta segretezza e segregazione?

All’interno dei compound vigono regole diverse da quelle che riguardano invece tutto il resto del Paese: come già sapete, in Arabia Saudita è buona norma omologarsi alle tradizioni locali che, agli occhi occidentali, rappresentano una limitazione delle libertà personali – sopra a tutte, il dover indossare l’abaya per le donne. Di fatto, è proprio per le donne che sono cruciali questi villaggi: non potendo guidare e dovendosi coprire per uscire nella vera Arabia, rappresentano un luogo protetto in cui potersi vestire all’occidentale e muoversi in modo più indipendente. Obiettivamente, per gli uomini la necessità di vivere in questi contesti è decisamente inferiore.

Talvolta vengono visti come luoghi nati per accontentare i capricci dei ricchi stranieri che vivono in Saudi, in parte è così: di fatto, molti finiscono per abusare del privilegio di poter vivere in un luogo “franco”, non uscendo mai dalle mura del villaggio e facendolo diventare anche fin troppo occidentalizzato. D’altra parte, i compound rappresentano l’ancora di salvezza per chi ha nei propri geni lo stile di vita europeo, dove in famiglia ci si aiuta indipendente dal genere delle persone: mentre per i sauditi la mancanza di attività femminile non impatta sulla vita quotidiana grazie alla propensione al circondarsi di lavoratori a basso costo per tutte le principali attività giornaliere, per noi l’idea di non poter contare sull’aiuto di chi è a casa tutto il giorno per le piccole cose fa diventare la giornata difficile da gestire – nel 99% dei casi, le donne. Insomma, nel compound posso andare io a fare la spesa senza dover aspettare che torni a casa Matteo la sera, posso andare all’ospedale da sola, o portare la macchina dal meccanico se ha qualche problema, per chi ha figli poi diventa ancora più fondamentale poter gestire i bambini in discreta autonomia.

Case

Villaggio Plan di Arese e compound di Dhahran: il giardino del vicino (europeo) è sempre più verde!

Il concetto del compound ricorda molto quella tendenza alla costruzione residenziale che ha preso le aziende italiane più floride durante la storia del nostro Paese – me ne vengono in mente alcune nel Nord Italia per personale provenienza territoriale. Crespi d’Adda, il Villaggio INA di Cesate, o i villaggi per quelli che erano i dirigenti Alfa Romeo ad Arese, per non parlare di Milano 2 e Milano 3.

Fontane

Milano 3 e Parco del compound in Saudi: fontane come se piovesse!

Al netto della flora e dello stile architettonico, le differenze non sono molte. Insomma, i compound sauditi hanno giusto scoperto l’acqua calda.

Strade

Milano 2 e Dhahran Boulevard: palma a parte, due gemelle!

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3 thoughts on “Vivere in un compound – cosa, come, dove e perché

    • Ciao Fabio, i lavoratori a basso costo arrivano principalmente da India, Pakistan e Bangladesh e vengono in Arabia perché, rispetto alla loro terra, riescono a guadagnare molto di più – che vuol dire sui 400/500 euro al mese di base, cifra che spediscono quasi per intero alle famiglie. La loro vita qui è difficile, lavorano 12 ore al giorno 6 giorni a settimana, principalmente come operai o giardinieri. Le società che li assumono solitamente gli forniscono appartamenti che condividono tra loro. La scelta dell’Arabia è dettata dalla vicinanza al loro Paese d’origine ed alla religione, essendo per la stragrande maggioranza musulmani. Su quanti siano non so darti una cifra, ti basti sapere che i lavoratori stranieri in Arabia sono circa 6 milioni, molti dei quali provenienti dal subcontinente indiano.

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