Il re e’ morto, evviva il Re!

Re Saudi

La notizia ha fatto il giro del mondo e vale la pena ricordarla: la notte del 23 gennaio, il novantenne re Abdullah bin (=figlio di) Abdulaziz Al-Saud (da queste parti ci tengono a ricordare di chi uno e’ figlio, cosi’ non devono dire: “Lei non sa chi sono io!“) e’ deceduto a seguito del complicarsi di una polmonite dopo alcune settimane di degenza in ospedale. I funerali si sono celebrati il giorno stesso, come da tradizione musulmana, e la tomba del re e’ una semplice lapide senza grandi iscrizioni. La celebrazione e’ stata cosi’ rapida che il giorno del funerale erano presenti solo pochi rappresentanti dalle nazioni vicine.

L’evento non e’ raro; nell’ottuagenaria storia dell’Arabia, dal 1932, si sono succeduti 6 re, nominati secondo una procedura che ben illustra le curiose capacita’ in materia di planning della cultura araba: tutti sono figli del Re Saud, e la corona passa ogni volta al piu’ anziano dei rimanenti, che in totale sono stati 42 da 22 mogli diverse (i re, si sa, sono biricchini, specie se la legge coranica prevede la poligamia). Piccolo problema: ad un certo punto – anche se numerosi – i figli finiscono.

Al momento, pero’, il passaggio della corona e’ stato rapido ed indolore: re Salman (bin Abdulaziz Al-Saud), che gia’ faceva le veci del re da diversi mesi essendo vice primo ministro e principe ereditario, ha assunto il potere. Dopo di lui, gli succederà Muqrin, classe 1945, il figlio piu’ giovane di Re Saud, nominato discendente al trono (vice-vice primo ministro) quando re Abdullah era ancora vivo. Le diatribe ereditarie promettono nuovi interessanti sviluppi non appena ci sara’ il salto alla terza generazione dei Saud.

Per noi expat in Saudi, l’aspetto interessante della vicenda e’ capire come la popolazione vive questo passaggio di consegne. La risposta breve e’: con indifferenza. Certo: ci sono stati tre giorni di lutto nazionale (tra l’altro molto piu’ sentito in Bahrain, dove gli uffici hanno chiuso); le radio hanno smesso di trasmettere; nel nostro camp non si poteva sentire la musica mentre si giocava a bowling; hanno cancellato il prestigioso festival di Jenadriyah; per strada le insegne raffiguranti il faccione di re Abdullah stanno progressivamente lasciando spazio al pizzetto di re Salman, ma per il resto la vita quotidiana va avanti come se nulla fosse. Da quanto ho capito, il saudita medio e’ tendenzialmente disinteressato di chi gestisce il potere, che comunque rimane una faccenda della famiglia reale. Finche’ riceve lo stipendio a fine mese e puo’ fare il pieno del macchinone con pochi ryals, di come si chiama il re o il ministro importa poco. Ecco perche’ la sopravvivenza delle monarchie assolute e’ legata a doppio filo alla prosperita’ economica della nazione: non essendoci elezioni, ne’ campagne elettorali, il distacco tra regnanti e cittadini (o sudditi?) e’ massimo, almeno finche’ dura.

E comunque in un paese senza tasse anche i regnanti devono conquistarsi il consenso: re Salman l’ha fatto ordinando (qui deliberano per ordini, mica leggi o decreti) di inviare a tutti i dipendenti pubblici un bonus pari a due mensilita’, bonus poi esteso anche al settore pubblico.

Se in Saudi esistesse la campagna elettorale, lo slogan sarebbe subito fatto: “Zero tasse per tutti, doppio stipendio per tanti: vota Monarchia!

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