Alla cassa del ristorante in Saudi

Come Valentina raccontera’ in un prossimo post, di recente ci e’ capitato di partecipare ad un bell’evento organizzato nel nostro compound: una specie di sfida culinaria tra diverse nazioni. Tralascio i dettagli su chi ha vinto e su come sia andata a noi (non anticipo niente: le due cose potrebbero coincidere!), ma vorrei condivedere le esperienze che ho avuto trascorrendo 4 ore nella cassa dello stand vendendo cibo italiano.

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Alla cassa del ristorante in Saudi, puoi incontrare di tutto.

C’e’ quello che sa tutto della cultura italiana, ma all’ordinazione chiama la bruschetta “brusceda”.

C’e’ quello che sa niente, ma vede la pizza e strippa di brutto.

C’e’ il bambino indio-cino-europeo che quando si avvicina alla cassa per fare la sua prima ordinazione della vita assomiglia a qualsiasi altro bambino sulla faccia della terra: splendidamente impacciato.

C’e’ la donna velata che ti chiede di fare un selfie insieme facendoti mettere le mani col segno della vittoria, a meta’ strada tra un Johnny Depp lombardo e una scimmia ammaestrata.

C’e’ l’indiano che chiede una pasta vegetariana, una pizza vegetariana, una carne vegetariana.

C’e’ il saudita che quando c’e’ un po’ di coda d’attesa dapprima non batte ciglio, poi protesta rumorosamente.

C’e’ il britannico che non capisce il nostro meccanismo di numerazione della coda (ammettiamolo: era un po’ bizzarro), poi quando gli dico che essendo italiani la logica non ci appartiene annuisce compiaciuto e sorride.

C’e’ chi mi ricorda i clienti italiani in coda al multisala e mi riporta indietro nel tempo di 10 anni durante la mia esperienza lavorativa all’universita’.

C’e’ quello che non ha letto il menu, ma indica con vigore una porzione in mano a qualche cliente a 200 metri di distanza e cerca di comunicartelo con foga.

C’e’ quello che non ha letto il menu, non sa bene perche’ si trova davanti a te e vorrebbe ordinare del sushi.

C’e’ quello che non ha letto il menu e dice parole italiane in liberta’: “Lasagna! Spaghetti! Molti grazi! Maldini!”

C’e’ il ragazzo saudita col sorriso sdentato che quando gli dici “khamsa dighiga” (cinque minuti) per descrivergli i tempi di attesa per la pizza strippa di brutto.

Alla cassa del ristorante in Saudi, c’e’ un sacco di bella gente.

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2 thoughts on “Alla cassa del ristorante in Saudi

  1. Pingback: Il forno italiano – pasta, pizza, premi e cotillon | Life on oil field

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