Sua maesta’ il deserto – Parte II

Nel post precedente avevo raccontato le emozioni di guidare per centinaia di chilometri nel deserto, in pieno inverno, su nastri d’asfalto dritti e larghi alla ricerca dei cammelli. Siamo tornati in piena estate e ci siamo sorpresi a scoprire che i versi di una canzone bene si adattano all’immensita’ sabbiosa della penisola araba, molto meglio di una fidanzata ideale: “Cambiano le stagioni ma tu no, tu non cambiare“. Il deserto e’ li’, con gli stessi colori, forme e (sorpresa sorpresa) vegetazione.

Quel che cambia e’ il resto: a Doha hanno costruito una mezza dozzina di torri nuove, i cammelli sono prima scomparsi per il rischio di contagio della MERS e poi sono ritornati quando il virus e’ passato di moda, noi eravamo in solitaria mentre questa volta in compagnia, a Natale eravamo su asfalto.. questa volta a bordo di un gippone con autista professionista laureato in follie su sabbia!

Diciamolo con chiarezza: guidare sul serio nel deserto e’ un po’ come andare sulle montagne russe; adrenalina, urla e nausea facile. La jeep, sapientemente condotta dal buon Mohammed – che in realta’ sarebbe un pilota di Qatar Airways, s’impenna sulle dune, fa drifting sui pianali, si inclina sui crinali, salta sui dossi e si affaccia dalla cima di dune alte 150 metri (per poi discenderle sollevando un mucchio di sabbia a tutta velocita’). Dal sedile dei passeggeri si vede il giallo della sabbia alternato al blu del cielo, si tiene a fatica il cellulare impegnati a fare dei video, ci si perfora il timpano al grido supplicante di chi dice, rigorosamente in italiano: “Eehhh no, questo noooooo!”. E poi, tra un salto e uno sballottamento, si rallenta sul bordo del nulla, si scende dall’auto… e ci accoglie questo.

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E proseguendo nel nulla frusciante che si sviluppa per chilometri si arriva al mare, dove le dune si immergono nell’acqua e la profondita’ delle spiagge e’ la continuazione della pendenza delle dune: un tutt’uno di arsura e bagnato unito dal colore bellissimo della sabbia.

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Chi dice che il deserto e’ magico e terribile ha ragione: nonostante la sabbia si infili ovunque ed il caldo sia soffocante, la sua vastita’ ed il senso di instabilita’ a poggiare i piedi sulle dune sono unici. Lo sguardo spazia per chilometri e rimanda, paradossalmente, agli spazi dei paesaggi montani, con le dovute differenze cromatiche.

Infine, ho imparato che guidare nel deserto non e’ cosa per tutti e chi lo fa a cuore leggero rischia grosso. In ordine crescente di professionalita’, e’ richiesto di:

1- possedere un mezzo adeguato: potente, bilanciato, snello. Il Land Cruiser della Toyota e’ il meglio a disposizione e siamo rimasti colpiti da quanto sia una bestia di auto.

2- sapere guidare sulla sabbia, in ogni condizione: non si tratta solo di saper fare drifting sullo sterrato, ma di gestire il carico dell’auto in pendenza, evitare di insabbiarsi o spaccare il paraurti nei cambi di pendenza.

3-conoscere il deserto, le sue insidie e sapersi orientare senza punti di riferimento: qualsiasi pilota, anche il piu’ esperto, rischia di perdersi per giorni se si limitasse a seguire le effimere tracce degli altri mezzi.

In compagnia di una persona che rispetta i tre requisiti qui sopra, il consiglio e’ uno solo: godersi il deserto, che e’ uno spettacolo!

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3 thoughts on “Sua maesta’ il deserto – Parte II

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