Prendi l’arte e mettila da parte: movimenti artistici d’Arabia

Oltre al primato in termini di riserve petrolifere, forse vi stupirà sapere che l’Arabia Saudita detiene un primato positivo anche sulla scena artistica.

In termini di produzione, l’arte araba in generale si è sempre concentrata sulla decorazione del Corano, con rigorosa assenza di raffigurazioni di persone o divinità, e sulla calligrafia. Se vi capita di passare da Doha fate un salto al museo d’arte islamica, vera icona di quello che è l’arte storica dell’area mediorientale e la sua visione odierna: uno splendido contenitore moderno – che per altro fa comunque l’occhiolino alla tradizione ricordando una donna velata, che da queste parti la fa da padrone – con un contenuto che difficilmente incontra le aspettative europee. Disegni, libri illustrati e poco più, anche se in compenso sulla decorazione geometrica hanno molto da dire (fateci comunque un giro, si gode di una vista splendida sulla baia, ci si rinfresca quando fuori da caldo – cioè spesso – e poi è gratis).

Museum Islamic Art

Gli Emirati, in particolare Abu Dhabi, stanno invece puntando molto sull’arte moderna e contemporanea Occidentale. Apriranno, nei prossimi anni (e qui funziona così, detto e fatto) il Louvre Abu Dhabi e un Guggenheim, tanto per gradire. Qualcosa di Orientale ci sarà dentro, ma non mi sembra nemmeno troppo velato l’obiettivo di portare nell’area i grandi classici Europei e Americani (tipo gli impressionisti o Picasso, per intenderci).

Vi verrà da pensare che per forza si aprono un museo sui movimenti artistici occidentali, cosa vuoi che ci sia di così interessante nella produzione locale?

Ed ecco che qui entrano i nostri Saudi! Mentre in Occidente l’arte contemporanea scade nell’autocelebrazione o nell’assoluta mancanza di qualcosa che la renda interessante e comprensibile, in Arabia Saudita una generazione di giovani artisti si sta facendo largo nel panorama internazionale. Da una parte, sono il “braccio” – talvolta anche il volto – di uno Stato che sta cambiando, e che ha sbirciato fuori dai suoi confini nazionali scoprendo che tutto quello che pensavano fosse il Mondo, in realtà ne era solo una piccola parte, e che per giunta andava nel senso opposto.

Di questo gruppo, molti sono donne. Un motivo oggettivo è legato al sistema scolastico mediorientale, che divide i suoi studenti tra chi è genio e farà l’ingegnere, e chi è meno genio e si darà alla leggerezza (quanto meno in termini di utilità) delle arti. Ma sono piuttosto convinta che si tratti anche di un modo efficace e piuttosto velato (non voleva essere una battuta sull’abaya) di farsi sentire, anche con un filo di protesta – affare non semplice vivendo sotto una monarchia che definirei totalitaria, e noi in Europa ne sappiamo qualcosa.

Questi artisti si sono riuniti sotto il progetto “Edge of Arabia“, che nel 2009 è arrivato alla Biennale di Venezia riscuotendo un ottimo successo. Manal al Dowayan è l’artista che preferisco e ho scoperto essere nata e cresciuta proprio nel villaggio occidentale più grande della zona dove viviamo, oltre ad aver lavorato per l’azienda petrolifera saudita per oltre 10 anni. Trovate, sempre a Doha (al Mataf), una delle sue opere più riuscite.
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Un’altra tendenza interessante è quella dei calligraffiti, ovvero i graffiti in calligrafia. Anche in questo caso, e’ un ragazzo Saudita che la fa da padrone.
melbourneSe ricordate bene, pero’, vi avevo già mostrato qualcosa di suo in passato, senza rendermene conto. Che dite, dejavu?!

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A Jeddah, dal 2013, è stata creata la Jeddah Art Week, che è occasione di mostrare in un evento unico i progressi e le novità del fervente panorama artistico del Medio Oriente, proprio nella città che più di tutte nel Kingdom è definibile come progressista, essendo stata la porta di ingresso, per secoli, in Arabia.

Vi ho tediato a sufficienza con voli pindarici sull’importanza socio culturale dell’arte in Medio Oriente? Bene. Ora vi farà piacere sapere che, al di là di qualunque osservazione metafisica sulla pregnanza dell’arte, le opere di questi artisti valgono qualcosa. Nell’asta che si è tenuta a Doha lo scorso anno, organizzata da niente popò di meno che Sotheby’s, ne sono state vendute diverse, in media, per una cifra molto più alta di quella stimata. Parlando in soldoni, opere stimate tra i 100.000 e i 150.000 dollari hanno largamente superato i 300.000.

Insomma, se vi regalano un quadro tutto strano firmato da un artista dal nome arabeggigante, marcatelo pure come uno schifo, ma lasciate aperta la mente, e – perché no – fate una chiamata a Sotheby’s. Non si sa mai!

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9 thoughts on “Prendi l’arte e mettila da parte: movimenti artistici d’Arabia

  1. Ciao Matteo e Valentina, mi chiamo Carmine e lavoro qui in Arabia ad Hofuf da 5 anni. Fa piacere sapere che sempre più italiani arrivano in questo paese, come dicono qui ‘Welcome’.

  2. Ciao Valentina e Matteo😀
    Sono Nicoletta, possibile futura expat in Jeddah come moglie di Massimo, collega di Matteo e come mamma di Gaia 3 anni a ottobre. Stiamo valutando l’offerta, ma per avere un quadro più completo vorrei confrontarmi con qualche mamma italiana che vive a Jeddah.
    Avete contatti? …pare che lì i compound siano “fatiscenti” e che non ce ne sia uno di Saudi Aramco… Potete aiutarmi?
    Grazie 1000 e complimenti x la scelta estate-tutto-l’anno😄

  3. Ciao Matteo e Valentina,
    Siamo due medici italiani con tre figli e da circa 3 anni lavoriamo al King Faisal Specialist Hospital a Riyadh. La nostra esperienza è so far so good. Ci farebbe piacere essere in contatto con voi ed altri italiani d’Arabia.
    Ciao
    Giovanni e Valeria

    • Ciao Giovanni e Valeria! Chissà quante storie avrete voi da raccontare dopo 3 anni 🙂 vi scrivo in privato meglio, intanto grazie per averci contattati!

  4. Bellissimo blog! Sono Isabella, da Berlino (dopo 9 anni a Los Angeles e dopo 8 anni a Nizza). Vorrei farvi i complimenti per il magnifico blog, cosi’ divertente e pieno di curiosita’. Io in Arabia Saudita (Al Khobar e poi Jeddah) ci ho trascorso l’infanzia (dal 1972 al 1982…i due anni prima in Algeria non me li ricordo perche’ ero troppo piccola). Vi ringrazio, perche’ leggendo il vostro blog mi sono ritornati alla memoria i ricordi dei miei 10 anni trascorsi lí, i colori e gli odori del souk, il silenzio di un tramonto sulle dune, la straordinaria bellezza del reef sul Mar Rosso, il risveglio al canto dei muezzin, e poi gli amici, il compound dell’Aramco ed il Juffali Compound dove sono nate tante amicizie che persistono tutt’oggi, la scuola Italiana di Jeddah e prima ancora quella di Al Khobar…Dieci anni splendidi, insostituibili, pieni di scoperte di una cultura straordinaria, purtroppo poco conosciuta e scarsamente compresa ancora oggi. Continuero’ a leggere, per curiosita’, per interesse e per non dimenticare.
    Per ora mabrouk!

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