Vita in rifugio (un racconto ispirato all’Arabia)

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Raccontare l’Arabia e’ difficile. Non perche’ manchino le cose da dire – l’avrete notato anche voi! – ma perche’ il punto di partenza, quello italiano, e’ molto distante. Chiedete ad un astronauta di raccontarvi la sua missione sulla luna: ci provera’, descrivera’ le sue emozioni, ma nulla sara’ davvero percepito come reale, perche’ e’ troppo diverso dalla nostra realta’ (gia’ me lo immagino che illustra la sensazione dell’assenza di gravita’; un conto e’ viverla, un altro sentirselo raccontare).

Oggi vorrei provare a decontestualizzare la vita in Saudi, raccontando con un parallelismo in territorio italiano quella che e’ la nostra esperienza. E’ un esperimento, quindi non so se la narrativa tiene, ma mi e’ sembrato un buon esempio.

E’ il tramonto, e la luce si riflette sui ghiacci con le sue sfumatore arancioni. Guardo gli scherzi del sole sulla superficie trasparente anche oggi, l’ho fatto spesso negli ultimi dieci mesi. Si dice che ci si abitua a tutto, ma forse non al freddo penetrante che arriva ad ottobre e fino a gennaio non fa che peggiorare. Da’ una nuova prospettiva: dentro, al caldo, tutto sembra guadagnato, compresa la possibilita’ di togliersi gli abiti pesanti che fuori sono vitali.

Dopo tutto vivo a 4.000 metri, nel rifugio piu’ elegante, tecnologico e accessoriato d’Europa: 20 camere per gli ospiti, palestra e ristorante. Non basta: l’anno scorso hanno aggiunto anche la piscina e sauna indoor e stanno costruendo un campo da basket: dicono che se riesci ad allenarti qui puoi spaccare il mondo, e io gli credo.

A fare gli ospiti si vive comodi: il personale e’ tutto a disposizione mia, di mia moglie e dei pochi altri colleghi. Quasi non ci credevo quando ho ricevuto l’offerta: studiare il piu’ famoso ghiacciaio del mondo dopo aver guardato tutti questi anni ghiacciai da lontano, su carta o davanti al monitor del pc? Ma questo e’ un sogno che si avvera!

La mia giornata di lavoro tipo non dura piu’ delle canoniche otto ore, e poi ogni sera ci godiamo quanto offre il panorama e il rifugio: siamo in forma, ci godiamo la piscina, la sera spesso giochiamo a qualche gioco in scatola – il mio preferito si chiama white hot ed e’ una competizione tra alpinisti per conquistare le cime piu’ ambite migliorando il proprio equipaggiamento in base ai risultati delle competizioni precedenti. Tra colleghi si respira un clima goliardico, e anche mia moglie riesce a godersi i suoi passatempi.

Intendiamoci, non tutto e’ perfetto: il ristorante serve un numero limitato di pasti, in base alle consegne dell’elicottero, e molte cose semplicemente non si trovano. Avete presente il succo all’arancia? Qui non esiste. Per non parlare del salmone, il controfiletto di manzo ed il prosciutto (il prosciutto manca sempre, ndMatteo). Valentina poi deve vestirsi sempre con abiti arancione, per essere riconoscibile sul ghiaccio. In realta’ non ci manca niente, e quello che non abbiamo possiamo trovarlo a due ore di camminata piu’ a sud, dove c’e’ il comprensorio sciistico piu’ esteso d’Europa. Li’ tutto e’ moderno ed esagerato: pensate che c’e’ un centro commerciale dove all’interno si puo’ fare windsurf, con una piscina con le onde! Ci andiamo spesso, da Milano sarebbero 7 ore in auto, ma per noi e’ ottimo per il weekend e, anche se un po’ costoso, possiamo ammazzarci di succo all’arancia – lo stipendio che prendo e’ molto buono. E’ uno stile di vita che piacerebbe a tutti? Non lo credo affatto: nel rifugio non c’e’ la discoteca, per i miei colleghi senza famiglia la vita puo’ apparire noiosa, ma abbiamo scelto noi questo posto, consapevoli della sua radicalita’, ma anche delle amenita’ uniche nel suo genere – compreso l’acquisto di una motoslitta che ci permette di girare in lungo e largo sui ghiacci e andare a visitare i colleghi negli altri rifugi. E comunque con 50 giorni di ferie all’anno possiamo andare dove ci pare.

La sera, quando io e Valentina al tramonto ci ritroviamo a fare il bilancio della giornata, ci diciamo quanto siamo fortunati. E il futuro ci appare piu’ luminoso, come quei raggi di sole sul bianco della neve.

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One thought on “Vita in rifugio (un racconto ispirato all’Arabia)

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