La questione femminile in Saudi – parte II

Da poco atterrata in Arabia, ho cercato di descrivervi la mia prima impressione di quella che e’ la condizione femminile da queste parti, in modo superficiale e sicuramente molto limitato, e vi vorrei aggiornare un po’ sull’evoluzione del mio pensiero in tema.

Nel nostro ultimo weekend a Dubai, nel mezzo di un parco acquatico pieno di una varietà incredibile di esemplari femminili di ogni genere, spinta dall’entusiasmo del vedere coi miei occhi il convivere (apparentemente?) pacifico di velature totali e natiche in bella mostra, ho scritto un articolo sull’argomento che inizialmente mi ha molto soddisfatta. A rischio di sembrare poco modesta (cosa che probabilmente, in questo caso, sono), confesso che l’ho trovato davvero divertente e ironico.

Riflettendoci su in questi giorni, tornata nella pudica Saudi, non me la sono sentita di pubblicarlo, sentendomi un po’ fuoriluogo nel fare ironia su una questione così scottante. Per cui, l’ho messo da parte e ricomincio da capo.

Saudi women

In questi mesi mi e’ parso di percepire che qualcosa stia cambiando. Devo ancora capire se sono io ad essere meno influenzata dal cultural shock che ti prende appena arrivato per cui vedi tutto “nero” (ovvero, donne completamente coperte, con poche eccezioni – le solite che confermano la regola), o se davvero qualcosa e’ scattato. Fatto sta che ultimamente faccio molto caso al sopraggiungere di una buona percentuale di velature parziali, con il viso in vista, che all’inizio non avevo proprio notato. Suggestione? Forse. Ma a me sembra reale.

Mi sono data anche una parziale risposta non troppo scontata alla domanda che ci facciamo tutti in Occidente: ma perché? Perché sottostare alla barbara idea del coprirsi in modo così integrale? Va bene la modestia, il voler mantenere dei costumi dignitosi, ma quando e’ troppo, e’ troppo! Per non parlare della scelta del nero! Perché? Perché?? Perché???

Tutto quello che segue sono solo mie supposizioni e riflessioni.

Non so trovare motivo al velo sul viso (o quanto meno al perché sia così essenziale), ma l’abaya ha un significato ben preciso. L’ho visto spesso tra le ragazzine che sono quasi adolescenti, iniziano a metterla perché così si sentono grandi. Il passaggio all’abaya obbligatoria segna anche il passaggio all’eta’ adulta (che qui e’ molto, troppo presto), ed e’ parte di un modello di donna che per loro rientra assolutamente nell’ordinario. So che e’ semplicistico, ma in fondo succede anche da noi: togliere le rotelle alla bici, ricevere le chiavi di casa, per non parlare della patente. Poi, tutto diventa noia e ci si prende l’abitudine.

Sul colore nero, una vera croce da portare sulle spalle in questi luoghi così caldi, sono piuttosto certa che nel Corano non se ne faccia menzione. A livello sociale, pero’, anche questo e’ un segno molto forte. Altri Paesi hanno il loro colore, una sorta di marchio di fabbrica, ma il nero e’ tipico dell’Arabia Saudita, patria dei luoghi sacri per la fede musulmana e, come ben saprete, piuttosto rigida proprio per questo motivo. Adottare il colore prediletto dal Regno custode delle due sacre moschee e’ anche un modo per dichiararsi fedelissimi. E per i Saudi non c’e’ grande via d’uscita: non vorrete mica passare per dei libertini?

L’utilizzo di tessuti sintetici che creano una sauna naturale alla gradevole temperatura di 50 gradi, quello resterà per sempre un mistero, ai miei occhi inspiegabile.

Un’altra sensazione che ho avuto in questi mesi e’ che il ruolo della donna non sia poi così marginale. Con questo non voglio tacere i soprusi e le cattiverie che devono subire, ne tantomeno l’assenza scandalosa di libertà ed identità. Ma nella vita di tutti i giorni e’ frequente vederle, seppur velate, tenere testa in modo magistrale ai mariti. Vi direte, e come fai a dirlo? Parlano in arabo e hanno il velo. Vero: ma vi assicuro, dai gesti e dal tono di voce si capisce. Benissimo. Mi e’ addirittura parso di comprendere insulti al consorte che ho trovato condivisibili 😉

Dubai women

Con altrettanta frequenza le vedi anche molto più infervorate sulla mancanza di “pudore” delle Occidentali rispetto agli uomini. Un amico arabo ci ha fatto una confessione che rende valido il detto “tutto il Mondo e’ paese” anche qui: se le donne si scoprissero, diciamoci la verità,  gli uomini qui ne sarebbero solo felici.

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5 pensieri su “La questione femminile in Saudi – parte II

  1. Silvana

    Certe eredità culturali sono incomprensibili a chi non è nato in realtà lontane e diverse dalla nostra. Il velo islamico o il fatto che una donna non possa guidare o che ci siano matrimoni combinati, sono idee troppo lontane dalle nostre. Si può solo osservare e pensare,,,meno male che con il caldo che fa la palandrana (nel compound) a me non tocca….e tutto il resto pure!!!

  2. Carlo

    Il blog è davvero bello, complimenti. Devo dire mi ha colpito il bell’ italiano che usate, bravi. A proposito della condizione femminile, le donne occidentali a quali restrizioni sono tenute? La mia compagna (ma se non siamo sposati lei può venire con me e i nostri figli, oppure è necessario essere sposati?) è preoccupata per la perdita di libertà.

    1. Caro Carlo, grazie per i complimenti. Per trasferirsi in Arabia è necessario essere sposati, in quanto l’atto di matrimonio è un documento necessario per ottenere lo status di “famiglia” che permette a moglie e figli di accompagnarti. Per quanto riguarda la libertà: credo che dai nostri racconti emerga il nostro punto di vista con chiarezza. Ci sono molti pro e molto contro nella vita quotidiana in Saudi, spetta a ciascuno soppesarli e valutare con attenzione se ne vale la pena. Per noi, la risposta è “ne vale la pena”, ma non tutti giungono alle stesse conclusioni!

  3. Valentina

    Ciao Carlo, grazie dei complimenti! I “tecnicismi” delle limitazioni della libertà femminile te li riassumo io 😉 Sono principalmente due.

    Per le donne Occidentali è preferibile indossare l’abaya, in quanto tollerato che non si velino il capo. Si tratta di un soprabito nero che “maschera” le forme, ed è la principale limitazione della libertà personale.
    Questa consuetudine non è imposta per legge ma caldamente consigliata per non incorrere in problemi con i locali. All’interno dei villaggi occidentali sparsi un po’ per tutto il Paese non c’è dress code.

    Una seconda limitazione è il divieto alle donne di guidare. Seppur mi sembrasse la più pesante rinuncia inizialmente, ad oggi dopo aver visto come guidano e con i taxi che sono davvero economici, mi sento di poter dire che non è un grande problema – se anche il divieto non ci fosse, credo non guiderei comunque..!

  4. Pingback: Il mistero velato – ovvero, la questione femminile in Saudi | Life on oil field

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