Mondi al contrario: il senso del dono

Il post voleva essere piu’ breve, ma mi sono lasciato prendere dai ricordi del passato. Per non tediare il lettore l’ho diviso in due parti, che pubblichero’ a distanza di una settimana.

Regalo cammelli

Il primo senso di smarrimento appartiene all’ormai lontano 2008, quando di mondo arabo conoscevo quasi niente se non i sorrisi e l’amicizia di alcuni colleghi provenienti da una manciata di paesi del Nord Africa e Medio Oriente – e a rifletterci oggi mi colpisce ricordare quanto fosse diversa la situazione dei loro paesi, non ancora toccati dalla primavera araba.

Tutto inizia con il mese di Ramadan, che in quell’anno era ancora sostenibile (a settembre, non a luglio come adesso!). Ricordo che, come spesso succede, la mia teatrale cordialità mi fece fare una gaffe di quelle che non si dimenticano, proponendo in una pausa caffe’ una cioccolata a Karima, la mia collega algerina – unica velata del gruppo. La sua gentilezza, unita ad un cordiale rifiuto, resero l’irruenza un po’ meno grave e mi permisero di rilanciare l’offerta: “Quando finisce Ramadan, ci vediamo insieme per una cena”. E lei: “Tu e Valentina venite da me, vi preparo un cibo tipico algerino”.

Ed eccoci la’, in un bell’appartamento a pochi passi dalla Scuola, io e Valentina alle prese con un pollo bollito con olive e altre cose. Ricordo che Vale mi disse che un pollo cosi’ morbido e tenero non l’aveva mai mangiato, e penso che la considerazione sia vera ancora oggi. Tra le altre cose della serata, ricordo Karima che ci raccontava appassionata il suo paese con l’aiuto di alcune slide (!!) e che quando ci siamo salutati ha abbracciato con vigore Valentina, concedendo a me solo una stretta di mano, perche’ “si fa cosi’”. Ma ovviamente tutto questo racconto non ha un senso se non vi spiego l’altro aspetto che rese quella cena molto speciale (se gia’ non lo era, s’intende).

Poco prima di salutarci, Karima tiro’ fuori un pacchetto. Erano datteri, che ai tempi non ci piacevano molto, avendo provato solo quelli dell’Esselunga. Cio’ che Karima ci stava dando in quel momento era un regalo, per essere stati suoi ospiti a casa sua

E riceverlo fu strano, come immaginerete, perche’ dalle nostre parti di solito e’ l’ospite che porta con se’ qualcosa (ci avevamo pensato e con sagacia avevamo scartato dalla lista una bottiglia di cabernet, chissa’ perche’ poi..).

Pensavamo fosse perche’ apprezzasse la nostra curiosità verso la sua storia, e forse in parte e’ cosi, ma il vero senso e’ un altro e l’ho scoperto un paio di settimane fa, qui in Arabia Saudita.

Curiosi di scoprirlo?  Fra una settimana la risposta.

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5 thoughts on “Mondi al contrario: il senso del dono

  1. Pingback: Un presente di 800 anni fa: Saudi come “Il nome della rosa” di Umberto Eco | Life on oil field

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