Il giro del mondo in ottanta amici

Planisfero puntine

Me la immagino, la pizzata di classe di quest’anno, insolitamente di febbraio anziché di dicembre. Si festeggiava il decimo anniversario dalla maturità e lo scorso anno mi avevano detto che la volta successiva avrei dovuto portare la chitarra e cantare di nuovo la canzone che avevo scritto per la fine del liceo. E io l’avrei cantata sul serio, e con piacere, così come avevo fatto nel 2003 di fronte ad una classe un po’ sognante e un po’ distratta. Magari stavolta non a memoria, che il testo un po’ me lo sono scordato (mi piace da matti quando la canzone fa: “Il primo giorno di liceo, ciao a tutti io sono Matteo”), però mi sarei attrezzato, avrei recuperato i vecchi appunti e accordi e via, di fronte a facce più adulte e ancora giovani.

E invece ero qua, a 5000 chilometri di distanza, e ripensarci adesso mi fa ricordare in realtà che non sono il solo in giro per il globo. Perché la mia generazione è la testimonianza dell’italiano con la valigia, un po’ come i nostri nonni a inizio secolo.

Ecco, ogni tanto faccio il conto: ci sono i due Andrea, uno a Londra e l’altro (forse) ancora in Germania. C’è Agnese, che quella è partita subito per l’Inghilterra appena laureata. E Giacomo, lui invece per l’estero è appena partito dopo averlo tanto corteggiato. C’è Marco che è stato in Australia e c’ha voglia di ritornarci per più tempo. C’è Giorgio, che invece va avanti e indietro dalla Svizzera.

E la lista non si esaurisce certo con i compagni del Liceo.

Scopro che ho un compagno di università a Seattle che ha creato una start-up di quelle americanissime e ora cerca di vendere calze da corsa con il microchip integrato, e Cristina, che prima era a Londra ed ora è tornata.

E poi i compagni del Master, quelli l’estero ce l’hanno per professione: Stefania e Pizz, entrambi in Mozambico, Juan e Giusi in Libia, Beppe (e Jorge) a Houston, Emanuela in Congo, Silvia in Cina, Daniele forse ancora in Norvegia. Ed altri partiranno – mi sa che non sono più aggiornato.

Ed infine, c’è forse quello che più di tutti è stato precursore e ispiratore: Amerigo, che – quando nel 2007 sono stato a visitarlo, a San Francisco – ha saputo stimolare in me il desiderio di partire e conoscere quello che c’è fuori dai confini italiani.

Ecco, ogni volta che guardo la cartina (e lo faccio spesso), penso ai miei amici sparsi per il mondo, a quelli che staranno dormendo e a quelli che vanno a lavorare quando io sono a casa.

E penso al fatto che magari anche i miei compagni di Liceo abbiano fatto lo stesso ragionamento alla pizzata di quest’anno, in un’atmosfera meno musicale del previsto, pensando a quel loro amico che vive nel deserto.

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