Sua maesta’ il deserto

La penisola araba è famosa per due cose: la prima da’ il titolo al nostro blog, la seconda è il deserto. A pochi km da dove viviamo, per l’appunto, si stende la distesa di sabbia continua  piu’ estesa del mondo. Qui la chiamano Rub al Khali, empty quarter, il quadrante vuoto. Poche cose ci vivono li’: qualche piccolo villaggio, una grande citta’ (Al Hofuf) che nasce in prossimita’ di un oasi e si sviluppa dopo la scoperta del giacimento di petrolio piu’ grande del mondo, auto in transito verso nord – Dhahran e Kuwait – e verso sud – Qatar, Emirati o Oman. E tra quelle auto, la mattina dello scorso Natale, c’eravamo anche noi.

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Viaggiare nel deserto, per certi aspetti, è un po’ come uno se lo immagina: un nastro di asfalto – piu’ o meno ben tracciato – che corre dritto per chilometri, poche auto che si incrociano (quelle che vanno verso sud sono tutte Land Cruiser e hanno targa qatarina o emiratina), sabbia a destra, sabbia a sinistra. Pero’ per chi non c’è mai stato fa’ il suo bell’effetto specialmente quando, una volta lasciate le zone abitate che scaricano ai bordi delle strade un po’ di tutto (l’elenco dei rifiuti da deserto saudita comprende: brandelli di pneumatici, brandelli di tappeti, brandelli di elettrodomestici e brandelli di materiale da costruzione..), alla prima collinetta che amplia la vista sussurri con un filo di voce: “Ellapeppa quanto è vasto!“. Perchè il deserto, in buona sostanza, è una cosa sola: uniforme vastita’.

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Che poi questa vastita’ ad un certo punto risulta un po’ troppo uniforme. Facciamo un confronto con un viaggio in Italia: certo, ci sono le gallerie e i campi concimati e gli appennini curvilinei da attraversare. Pero’ c’e’ il verde degli alberi, il blu dei laghi, il giallo dei campi: c’e’ varieta’! Nel deserto, dopo una mezz’oretta di woow e guarda che roba! si inizia ad aspettare l’arrivo di qualche altra novita’, accontentandosi di quel che capita: un incrocio con un’altra strada, l’avvicinarsi di un paesotto, qualche roccia che si erge – spettacolare – dalla sabbia.

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Ma in realta’ la cosa che si aspetta con maggior ansia e desiderio – indovinate da chi tra me e Valentina – e’ l’arrivo della prima cosa per cui e’ famosa la penisola araba e che da’ la forma al nostro blog, che alla fine non sono pezzi di oleodotti o impianti fiammanti, ma ovviamente loro.. i cammelli! E dopo quasi due ore di avvistamenti in lontananza, ben controllati dal pastore in sella alla sua gippona, eccoli qui a pochi metri dall’autostrada: missione compiuta!

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7 thoughts on “Sua maesta’ il deserto

  1. La missione sarà compiuta solo dopo aver fatto un giretto in groppa al simpatico (?) animale e sperimentato l’andatura per verificare se è davvero la nave del deserto, mal di mare compreso. I cammelli così si vedono anche a Pogliano quando si ferma il circo!!!!!

  2. Pingback: Grand Canyon made in KSA | Life on oil field

  3. Pingback: Sua maesta’ il deserto – Parte V | Life on oil field

  4. Pingback: Sua maestà il deserto – parte VI | Life on oil field

  5. Pingback: Sua maestà il deserto – parte VII | Life on oil field

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