Benvenuti al Sud

Dopo qualche mese di (trepidante) attesa, ho avuto finalmente in mano il mio caro passaporto con una nuova pagina occupata da un bel visto scritto in arabo (in arabo sul serio, non nel senso che non si capisce cosa ci sia scritto. Cosa dica resta comunque un mistero, almeno al momento!). La certezza è solo una: sono arrivata in Saudi!

Andare via dal proprio Paese per approdare in un altro più lontano (in tutti i sensi) non è cosa di tutti i giorni: in tanti ci invidiano, ma alla fine il viaggio e l’avventura rimangono affari nostri.

Emigrare in Italia non è cosa nuova, ma alcune delle caratteristiche che mi vengono in mente pensando a questo fenomeno, per noi sono proprio invertite.

In particolare, 1) noi non siamo venuti “su”, ma andati “giù” e, per quanto riguarda me, 2) non sono approdata in un Paese dove le condizioni di libertà e le occasioni lavorative siano migliorative. In questo secondo caso non ho certo intenzione di lamentarmi per cosa mi aspetta, voglio andare a parare da un’altra parte.

Se fossi dovuta partire per Londra, New York, Sidney o, che ne so, Stoccolma, avrei avuto meno incertezze. Dovendo arrivare in un Paese dove le donne non godono di particolare stima e tantomeno di indipendenza, mi sono ritrovata a:

  • Riconsiderare la sfacciatezza (non esiste in italiano, ma avete di sicuro capito) di tutti i miei vestiti, in particolare di quelli estivi
  • Fare discorsi sui massimi sistemi riguardo ‘sta abaya, il soprabito obbligatorio per poter girare senza rischi nel Kingdom: ne ho presa una su eBay per star tranquilla, già vi dico che sembro un sacco della spazzatura.
  • Riflettere sul volume dei miei capelli: mi basta un pizzico di umidità e divento una belva. Selvatica. Ingestibile. Ingombrante. E di sicuro che attira l’attenzione: in Saudi le donne vanno in giro velate, rendiamocene conto. Aiuto.

 
I miei bagagli sono quindi stati una sfida per gli abiti, ma pure per il resto non hanno scherzato.

A Milano chi arriva dal Sud viene chiamato terrone, più o meno affettuosamente (non si accettano commenti in merito: nel nostro caso lo diciamo con un sincero sorriso sulle labbra). Gli amici terroni sono invece soliti chiamare noi del Norde ovviamente “polentoni”. Ma in fin dei conti, nel nostro caso siamo terroni al verso contrario: riempiendo le valigie mi sono sentita come la mia cara amica campana che portava “su” chili di mozzarelle di bufala con sé ogni qual volta le capitasse di tornare a Casa.

Fatemi spendere qualche parola sul contenuto scandaloso delle mie: la mozzarella di bufala ovviamente non c’era, ma al posto suo dell’ottima fontina, due tipi di pecorino, 3 chili di parmigiano e qualche altro latticino delizioso. Non rivelerò nemmeno sotto tortura il peso che hanno raggiunto, ne la percentuale di cibo sul totale delle cose portate. Sappiate solo che non ho certezza di potermi cambiare molte volte senza dover fare una lavatrice, e che ho puntato tutto sul fatto che in Arabia non fa troppo freddo. Ma poi nel caso potete comunque stare tranquilli, abbiamo scorte di polenta fino al prossimo rientro!

Ndr: i formaggi sono arrivati sani e salvi, ma la bottiglia d’olivo evo ha destato sospetti ai controlli sauditi dato che sembrava vino, ma si sono fidati della mia parola. Sul freddo invece andrebbe aperto un capitolo a parte: sono arrivata portando con me la pioggia milanese e vi assicuro che avrei evitato volentieri. Al momento, non ho ancora avvistato il sole: appena lo vedo vi faccio sapere!

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One thought on “Benvenuti al Sud

  1. ciao Ragazzi

    ho saputo che andate a letto con le galline, fateci sapere quando possiamo chiamarvi, a che ora con skipe.

    la nostra utenza è MISHA20016

    a presto

    Emanuela e Sergio

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